{"id":25064,"date":"2022-12-07T12:53:25","date_gmt":"2022-12-07T12:53:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?p=25064"},"modified":"2022-12-26T10:07:48","modified_gmt":"2022-12-26T10:07:48","slug":"wwwwww2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?p=25064","title":{"rendered":"Itinerari sul Tevere &#8211; Thybris river experience"},"content":{"rendered":"<p>pagina in costruzione<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gatto-pc-lavori-colorato-rid.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-710\" src=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gatto-pc-lavori-colorato-rid-300x169.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gatto-pc-lavori-colorato-rid-300x169.png 300w, https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gatto-pc-lavori-colorato-rid.png 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>All\u2019interno dell\u2019<a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=124\">Operazione Patronus<\/a> e \u00a0dopo il <a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?p=23593\">capitolo estivo<\/a>, torniamo sulle orme di Giorgia e del progetto Thybris per scoprire quattro itinerari lungo il fiume, dalla foce fino al confine con l&#8217;Umbria.<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Gli_angeli_del_Tevere\"><\/span>Gli angeli del Tevere<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Sulle acque del fiume Tevere, le antiche popolazioni italiche, le colonie greche e fenice navigarono e scambiarono merci trainando le barche mercantili dalla foce al guado. Il fiume Tevere era la via maestra verso il Mediterraneo.<br \/>\nLa citt\u00e0 di Roma, nata attorno al guado in prossimit\u00e0 dell\u2019isola Tiberina, oggi arriva fino al mare, diventando cos\u00ec l\u2019unica capitale Europea sul mare. I territori lungo il corso del fiume offrono storie e paesaggi di straordinaria bellezza, avvicinando persone di eccezionale coraggio, forza e creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, durante la pandemia, quando i viaggiatori erano bloccati e con loro tutti i professionisti del turismo, \u00e8 nato un progetto per la promozione di itinerari lungo le sue sponde: una o pi\u00f9 giornate, dalla foce ai confini regionali, coniugando bici elettriche, camminate e mezzi pubblici.<\/p>\n<p>Finanziato dalla Regione Lazio, il progetto ha preso vita dalla penna e dal lavoro, studi e sopralluoghi, di alcune guide turistiche. Questa \u00e8 la testimonianza di tre di loro: Angela Processione, Pierangela De Martin e Giorgia Cadinu.<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Mappa_dei_percorsi\"><\/span>Mappa dei percorsi<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>capitolo in costruzione<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Le_dee\"><\/span>Le dee<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>capitolo in costruzione<\/p>\n<p>Quattro dee per quattro percorsi, quelli immaginati risalendo il fiume dalla la foce fino ai confini con l&#8217;Umbria.<\/p>\n<p>Protagoniste indiscusse dei temi affrontati e della sfera sacra sono le acque: quelle del Tevere, quelle degli antichi acquedotti, della \u201cmarana\u201d che ha battezzato tutti i fossi di Roma, di un viadotto che nasconde un antico ponte, dell\u2019Acqua Santa di Roma, imbottigliate dalla fonte Egeria, con cui ci siamo dissetate.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La Bianca Dea alla foce.<\/strong> Anche il fiume veniva detto anticamente bianco, poi biondo. Leucotea o Mater Matuta, protettrice dei naviganti, stella del mattino, dell\u2019inizio, salvata da Ercole qua alla foce del Tevere, e che salv\u00f2 a sua volta Ulisse dalle furie di Nettuno.<\/li>\n<li><strong>Egeria nella citt\u00e0 Eterna<\/strong>. Dea antichissima o ninfa, a cui ancora oggi molti toponimi sono dedicati e la cui memoria, nonostante i millenni, sopravvive chiara e vivace nella popolazione residente. Ma chi si nasconde dietro a questo nome? Egeria era amante e consigliera di Numa Pompilio, secondo re di Roma (che comunque all\u2019epoca degli incontri notturni era vedovo, giusto per fugare malignit\u00e0) e successivamente fonte sacra agli antichi Romani.<\/li>\n<li><strong>Bona Dea nella riserva di Nazzano.<\/strong> Una specie di madre natura preposta anche alla fertilit\u00e0 femminile, la dea dei serpenti. Fu trovata pi\u00f9 di un\u2019iscrizione a lei dedicata e pare che anche suo marito Fauno abbia avuto un tempio famoso dai rituali caprini.<\/li>\n<li><strong>Il versante vulcanico \u00e8 stato dedicato all\u2019antichissima dea Pomona.<\/strong> Una specie di Bacco antelitteram, ma non selvaggia, piuttosto innamorata del giardino e della buona coltura. Questo infatti \u00e8 un territorio molto fertile grazie al suolo vulcanico la cui vocazione si esprime appieno negli abbondanti vigneti, vi sono quattro aziende vinicole tra le pi\u00f9 importanti a livello regionale, e nell&#8217;eccezionale qualit\u00e0 dell\u2019olio extravergine d\u2019oliva e delle mandorle.<\/li>\n<\/ul>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"I_percorsi\"><\/span>I percorsi<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Alla_foce_del_Tevere\"><\/span>Alla foce del Tevere<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Intorno alla foce del Tevere abbiamo seguito la storia del bacino fluviale e del suo rapporto con la costa, la cui linea, avanzando nel corso dei secoli, ha lasciato maggior spazio al Biondo Tevere, creando il paesaggio che ora conosciamo.<br \/>\nSiti archeologici di notevole prestigio si intersecano alla storia pi\u00f9 recente, dove uomini e famiglie intere, quasi complici della natura, hanno bonificato le terre lungo il Tevere. Una storia di braccianti, contadini, muratori impegnati alla creazione del nuovo paesaggio.<\/p>\n<p>Giornata perfetta, basta scegliere le fermate del treno con rampe o ascensori funzionanti e armarsi di crema solare e antizanzare.<br \/>\nMa partiamo con ordine. Lungo la Regina Ciclarum percorriamo il canale di Traiano fino all\u2019Episcopio e la chiesa di S.Ippolito, un salto nel medioevo nella piccola cittadella fortificata, protetta dai gatti e da Padre Antonio.<br \/>\nDopo poche pedalate, approdiamo negli antichi porti di Claudio e Traiano, opere ingegneristiche di incredibile portata che ci parlano dei commerci di grano, di marmi e di spezie. Immaginiamo cos\u00ec la vita dell\u2019antica Portus e la fatica di uomini e buoi nel trainare controcorrente questi preziosi beni fin nel cuore dell\u2019antica Roma.<\/p>\n<p>Salutiamo gli antichi per affrontare il presente, fatto di grandi aerei che volano sopra le nostre biciclette. Con le nostre bici a zig zag tra le strade intorno all&#8217;aeroporto, troviamo riparo al Museo delle Navi, scoperte proprio in occasione della costruzione dell&#8217;aeroporto. Vedere gli antichi legni di imbarcazioni del I sec. D.C, ci riporta all\u2019antica citt\u00e0 di Portus, ai commerci, alla vita tra il mar Tirreno e il fiume Tevere.<\/p>\n<p>Pedaliamo per lasciarci indietro il passato e ritornare ad un presente pi\u00f9 prossimo. Attraversiamo il fiume e dedichiamo un giorno intero ai sopralluoghi sull\u2019Isola Sacra, un lembo di terra tra il canale di Traiano e il Tevere. Dell\u2019antica citt\u00e0 di Portus, citata prima, ci rimane, qui oggi, un\u2019incredibile Necropoli, la cui ricchezza e variet\u00e0 di tombe nello stile richiama alla variet\u00e0 delle genti da ogni parte del Mediterraneo che hanno vissuto e popolato l\u2019antica citt\u00e0 di mare, sostituita oggi dalla moderna Fiumicino.<br \/>\nAlla Casa Museo della Civilt\u00e0 Contadina, ci accoglie il Signor Osvaldo Faietta che ci racconta della bonifica del 1920 e della storia di tante famiglie che hanno lavorato per strappare terra alle paludi piene di malaria. Questo museo \u00e8 un piccolo gioiello, che avrebbe bisogno di pi\u00f9 attenzione e di pi\u00f9 spazio. Pedaliamo verso la storia ancora pi\u00f9 recente, attraversando case basse tra il mare e il fiume.<\/p>\n<p>In direzione opposta, verso nord, una bella ciclabile lungo il perimetro dell&#8217;aeroporto di Fiumicino\u00a0 ci porta al lungomare di Focene. Proseguiamo poi verso Maccarese, dove ci aspettano le terre bonificate, ora coltivate ad ortaggi e\u00a0 mandorle, insieme agli allevamenti di vacche da latte.<\/p>\n<p>Recuperata la sponda del nostro Tevere, ci dirigiamo ad incontrare la Pietro Micca, una nave a vapore di fine \u2018800 ancora incredibilmente funzionante, seppur modernizzata, che vive di una lunga storia ancorata nel cantiere della Tecnomar. Ci lasciamo dietro le grandi e piccole imbarcazioni e dopo aver attraversato, non senza timore, il ponte della scafa, rimpiangendo le barche sul Tevere che traghettavano persone e forse anche biciclette dall\u2019una all\u2019altra part. Andiamo a degustare i prodotti ittici della nostra costa dal ristorante Equo Risto, nei cantieri navali dove una volta Tancredi Chiaraluce, l\u2019ultimo traghettatore della zona, lavorava e che oggi portano il suo nome.<\/p>\n<p>L\u2019Oasi della Lipu ci aspetta: qui l\u2019antica palude, con il suo equilibrio naturale, \u00e8 stata ripristinata e grazie all\u2019intervento di esperti, come il direttore, Alessandro Polinori, \u00e8 divenuta un\u2019oasi di pace per uccelli e amanti del birdwatching.<br \/>\nA lato dell\u2019Oasi vi \u00e8 il parco letterario dedicato allo scomodo intellettuale, poeta e regista, Pierpaolo Pasolini, il cui cadavere \u00e8 stato trovato in questi luoghi. Un rapido saluto a lui, per prendere ispirazione dalle sue denunce e dal costante impegno sociale, e ci dirigiamo verso la stazione di Ostia Lido che ci riporta a casa.<br \/>\nCi dedichiamo poi ad Ostia, oggi quartiere di Roma, anticamente citt\u00e0 fortezza della capitale dell\u2019Impero Romano. Visitiamo prima il suo borgo rinascimentale per poi immergerci nell\u2019area archeologica di Ostia Antica, che regala un incredibile spaccato di vita in un\u2019antica citt\u00e0 di porto. Un giorno intero non \u00e8 abbastanza per visitarla, ma in qualche ora ci si pu\u00f2 immergere e rimanere per sempre affascinati.<br \/>\nPer scoprire com\u2019\u00e8 nata la citt\u00e0 moderna di Ostia, passiamo a salutare Simone Bucri, che ci accoglie nell\u2019Ecomuseo Ostiense. Da qui \u00e8 partita la prima bonifica dell\u2019Italia unita, nel 1884.<br \/>\nLa storia raccontata in modo incredibile e dettagliato all\u2019interno di questo museo ci riporta alla vita di un tempo, al genuino socialismo, fino ad arrivare ai moderni impianti idrovori che regolano le acque di questo incredibile territorio, il cui antico e ben pi\u00f9 vicino passato meritano di essere scoperti e narrati.<\/p>\n<p>Non possiamo lasciare Ostia senza aver pedalato lungo la ciclabile del lungomare, aver mangiato del fritto di pesce e senza aver attraversato la pineta di Castelfusano, un intrico di viali e sentieri immersi nella natura, in grado di farti dimenticare che a pochi passi c\u2019\u00e8 il mare e la foce del Tevere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Citta_Eterna_Lungotevere\"><\/span>Citt\u00e0 Eterna Lungotevere<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Nello studio e nei sopralluoghi all\u2019interno della citt\u00e0 di Roma ci siamo dedicate ai territori e alle storie toccate dal Sentiero Pasolini, dalla Regina Ciclarum, dalla Regina Viarum (Appia Antica) e dall\u2019archeologia industriale (antichi porti e porte inclusi).<\/p>\n<p>Il primo giorno percorriamo parte del perimetro degli scavi Ostia Antica prima di imboccare il Sentiero Pasolini a cui, nel 2021, dopo circa tre anni, \u00e8 stata finalmente riconosciuta la sua identit\u00e0. Pedaliamo su una dorsale panoramica dove la vegetazione si fa da parte per farci intravedere il Tevere. Alla nostra destra il sole crea una strana atmosfera metallica infrangendosi sulle zolle marroni. Il surreale lascia il posto a una coltivazione di broccoletti, onnipresenti nelle tavole laziali durante l\u2019inverno, meglio se con le salsicce. Oggi per\u00f2 la temperatura \u00e8 ancora estiva.<\/p>\n<p>Facciamo sosta all\u2019Azienda Agricola Corsetti nella Tenuta di Dragona per fornirci del necessario ad un bel picnic lungofiume. Nei pressi un\u2019idrovora di sollevamento per irrigare i campi e una grande stalla di mucche. Ci lasciamo i cancelli alle spalle prima che chiudano, la pausa pranzo \u00e8 prevista nel verde del ben manutenuto Parco del Drago, di cui si prendono cura volontari locali. Alcune architetture ci ricordano altri luoghi, in Nord Europa ma l\u2019impressione svanisce nello spazio di qualche pedalata. Dopo le delizie di una freschissima ricotta si riprende svicolando tra le case. Il vicino orizzonte \u00e8 interrotto da un monticello, Monte Cugno. L\u2019altura, ventisei secoli fa, era pi\u00f9 scoscesa e ben difesa da un ager a controllo di Tevere e saline, presumibilmente occupata da Ficana , antica citt\u00e0 del Latium Vetus.<br \/>\nLa torre medioevale di Dragoncello, il quartiere che succede lungofiume verso il centro a Dragona, diruta ma ancora in piedi, viene anch\u2019essa costruita, secoli dopo, a vigilare sui nuovi pericoli: i pirati saraceni. Anche per questo motivo la zona pass\u00f2 anche sotto il controllo dei Monaci della Basilica di San Paolo fuori le Mura che per un lungo periodo nel Medioevo seppero gestire un asse strategico di fortificazioni lungo tutto il corso del Tevere. Cos\u00ec l\u2019unica altura dalla foce al centro, qua presente, prese anche il nome di Monti San Paolo. Sul sentiero, uscite da una lunga galleria di canne incrociamo, in sella al suo destriero, uno dei primi volontari che dettero forma al percorso e sicuramente uno dei pi\u00f9 instancabili e irriducibili, Sven Otto Scheen. Ci informa che alcuni volontari hanno appena ripulito parte del percorso che infatti ci si presenta agevole e libero da canne sporgenti.<\/p>\n<p>L\u2019impegno fisico maggiore \u00e8 trasportare su e gi\u00f9 per le scale le bici alla stazione del trenino a Centro Giano, a causa di un ascensore fuori uso, e di scale mobili inerti. Una fatica improba per prendere il treno. Scopriremo poi successivamente che, affrontando un sottopassaggio con un bellissimo murale dedicato a Pierpaolo Pasolini, una salita e una rotonda, l\u2019ingresso alla stazione \u00e8 molto pi\u00f9 agevole. Scendiamo a Tor di Valle in mezzo ai colori delle Buganvillee che lasciano il posto a immondizie ed incuria davanti all\u2019ippodromo in disfacimento.<\/p>\n<p>Qui pedaliamo lungo la Regina Ciclarum. Prima tappa \u00e8 un ponte romano di II secolo che permetteva all\u2019antica via Ostiense di attraversare il Fosso di Vallerano, importante affluente di Tevere e Aniene. Alla Magliana Nuova, nei pressi dell\u2019antica Chiesa di Santa Passera ci ritroviamo nel presente dei murales dell\u2019artista romano Groove, tra orsi polari e scimmie che si fanno i selfie spunta anche la Gioconda. A Ponte Marconi scorgiamo i bagliori dei mosaici di San Paolo fuori le Mura, spingiamo sui pedali prima che la tempesta ci colga, con gli accessi al Tevere ormai interdetti. Di acqua dal cielo \u2026nemmeno una goccia.<\/p>\n<p>Si riparte il giorno successivo per un\u2019immersione nel Parco Archeologico della Via Appia Antica. Prima di uscire dal tratto urbano della Regina Viarum godiamo di una vista grandangolare dalla cima di una delle torri del Museo delle Mura (Aureliane) a Porta San Sebastiano, il pi\u00f9 grande monumento di Roma, lungo ancora oggi dodici chilometri.<br \/>\nAl V miglio dell\u2019Appia Antica ci inoltriamo tra i profumi del finocchietto e della squisita rucola selvatica nella Villa dei Quintili, dove persevera da secoli la maest\u00e0 del pi\u00f9 grande complesso residenziale del suburbio romano. All\u2019uscita veniamo accerchiate da un gregge di pecore e capre di ritorno dal pascolo. La Campagna Romana inizia appena fuori la porta imperiale.<\/p>\n<p>Comunicazioni via terra e via mare e un&#8217;enorme disponibilit\u00e0 di acqua hanno reso Roma una metropoli a capo di un vasto impero: eccoci arrivate al Parco degli Acquedotti. Sotto gli archi dell\u2019Acqua Marcia, nei pressi della Torre del Fiscale, rintracciamo la memoria del borghetto Felice, nome che sa di burla amara, segnato dalle piastrelle sbeccate e dalle prese elettriche prive di vita ma ancora appiccicate all\u2019acquedotto. Doveroso ricordare Don Sardelli e la sua scuola 725, il numero della baracca di una cittadella di baracche smantellate negli anni \u201970 del novecento. Una scuola che insegnava la presa di coscienza della dignit\u00e0 umana . Da qui partirono le prime manifestazioni per il diritto alla casa, anche al costo di rimediare qualche randellata.<\/p>\n<p>Sosta al Casale del Fiscale, gestito dalla cooperativa sociale onlus Demetra che sostiene e mantiene il parco. Abbiamo notato che \u00e8 stata piantata anche una piccola vigna, molte biciclette sono gi\u00e0 parcheggiate, tutti affamati? L\u2019ingresso alla fungaia, ex cava, \u00e8 interdetto. Non ci facciamo mancare nulla, sia mai, piccola deviazione quindi per passeggiare tra le tombe della Via Latina. La meta finale \u00e8 il suggestivo Ninfeo di Egeria al Parco della Caffarella. A pochi passi scorre l\u2019Almone, l\u2019antico fiume sacro a Roma, bistrattato e compresso resiste. Altra storia. A volte non ci rendiamo conto di quanta bellezza ci circonda.<\/p>\n<p>Un\u2019intera giornata \u00e8 riservata ai sopralluoghi per gli approdi, gli ingressi nell\u2019antica citt\u00e0 e i mercati con i suoi magazzini come momento di scambio-contatto di civilt\u00e0. Il Porto di Ripa Grande, ricordato dalla fontana di fronte al Nuovo Ponte Sublicio deve il suo nome a Papa Innocenzo II che lo ampli\u00f2 e lo abbell\u00ec alla fine del milleseicento. Siamo a due passi da Porta Portese e dell\u2019arsenale papale costruito nel \u2018700.<\/p>\n<p>In antico da qui usciva la Via Portuensis , che collegava Roma con Portus, il grande porto della Roma Imperiale. Oggi il nome di Porta Portese \u00e8 famoso per il tradizionale mercato domenicale dalle immense dimensioni. Lo aggiriamo ma alla fine ci scappa l\u2019acquisto, un gioco di societ\u00e0 in una scatola di latta, prontamente assicurato al portapacchi della bici della collega, Giorgia e un catalogo su tutte le chiese di Roma per la collega Angela, di un certo peso\u2026in tutti i sensi.<br \/>\nAttraversiamo il Rione Testaccio, che ha ospitato dal II secolo a.c. le banchine e i magazzini dell\u2019 Emporium, ossia il centro logistico che riforniva Roma di ogni bene, e l\u2019ex Mattatoio , nei cui spazi sono ospitate realt\u00e0 dell\u2019associazionismo, artigiani, artisti, la citt\u00e0 dell\u2019Altra Economia e la facolt\u00e0 di Architettura di Roma Tre. Qui ad essere bio non \u00e8 solo il cibo ma anche la riqualificazione architettonica di alcuni spazi. Merita una pausa caff\u00e8 per apprezzare le antiche strutture.<br \/>\nPercorriamo un quarto di giro attorno al Monte dei Cocci, cos\u00ec chiamato poich\u00e9 formato interamente dai cocci delle anfore antiche romane, e arriviamo al ponte de fero, nato Ponte dell\u2019Industria a met\u00e0 ottocento. Il 7 aprile del 1944 dieci donne furono falciate a colpi di mitra per l\u2019assalto al Forno Tesei proprio qui. Ammazzate brutalmente dai nazi fascisti per aver sottratto pane e farina. Uccise per fame.<\/p>\n<p>La Roma industriale ci saluta: ariosi gazometri costruiti tra il 1910 e il 1935 dominano l\u2019area. Il pi\u00f9 grande dei quali, che all\u2019epoca era anche il pi\u00f9 grande d\u2019Europa con i suoi 90m d\u2019altezza, ha fatto da sfondo, tra le altre, alla pellicola di Pierpaolo Pasolini \u201cAccattone\u201d. Ci dirigiamo al Mercato di Campagna Amica di Circo Massimo a Via dei Cerchi, tra il Palatino e il Tevere. Non stupisce che in questa zona, pi\u00f9 di 2000 anni fa, ci fossero due grandi mercati, il Foro Boario e il Foro Olitorio, come dire fave col pecorino. Oggi possiamo acquistare prodotti anche allora molto in voga: farro, lenticchie, il pane del legionario e il formaggio del Velabro. Possiamo anche mangiare nel cortile interno\u2026 la pedalata termina cos\u00ec, con le gambe sotto al tavolo. Meritatamente.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Riserva_naturale_Nazzano_Tevere-Farfa\"><\/span>Riserva naturale Nazzano Tevere-Farfa<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Partendo da Poggio Mirteto scalo, una stazione raggiungibile in circa quarantacinque minuti con il treno regionale da Roma dotato di vagoni per le biciclette, abbiamo incontrato il Tevere e i suoi protagonisti all\u2019interno della prima riserva naturale della Regione.<br \/>\nLasciata la stazione, dopo un paio di chilometri lungo la sponda sinistra incontriamo Mauro Piersanti alla Fattoria Campo di Contra. Tra galline, oche pettegole, due ciuchini, un coniglio e tre esuberanti cagnolini Mauro ci racconta del recupero del casale e delle attivit\u00e0 che vengono organizzate. Stefano si occupa di panificazione, lo conosciamo mentre \u00e8 al lavoro per costruire un forno in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica e ottenere una maggiore resa calorica. \u00c8 un buon inizio. Prima di salpare\u2026 in sella alle bici, assaggiamo, tra gli altri, i gustosi ceci di loro produzione. Salutato il superbo cavallo romano, la razza del cavallo dell\u2019imperatore e filosofo Marco Aurelio per intenderci, partiamo per attraversare il Tevere. Da questo momento in poi seguiamo la sponda destra del Tevere e non lo perdiamo quasi mai di vista per una giornata intera.<\/p>\n<p>Percorriamo vie traverse che tagliano colline, sterrati con qualche buca dove incrociamo un piccolo gruppo di pecore che si ritirano in alto spaventate, attraversiamo frondose gallerie formate da rami o canne. Gli incontri di questa giornata sono con i paesi di Torrita Tiberina, Filacciano e Ponzano.<br \/>\nArrivate a Torrita Tiberina, borgo fortificato che controllava il ponte a valle, raggiungiamo la terrazza belvedere, ci soffermiamo nelle pittoresche viuzze e davanti l\u2019imponente palazzo baronale. Dopo esserci rifornite di acqua, ci aspettano Christine e Ottavio nella villa che ospita la Fondazione Serpone, subito sotto la citt\u00e0 storica. Dal ventre freddo della montagna agli ultimi raggi di sole che evidenziano un originale percorso di arte contemporanea voluto e pensato per questo luogo. Tra una cascata di salici, ulivi rosciola, alberi da frutto, pini centenari e cipressi le opere stimolano l\u2019intelligenza, la curiosit\u00e0 e anche l\u2019ilarit\u00e0. Non citiamo tutti gli artisti, qualche nome per\u00f2 lo facciamo: Shozo Shimamoto, Mimmo Paladino, Vettor Pisani, Hermann Nitsch &#8230;Munari. Il consiglio, ovviamente, \u00e8 di vivere l\u2019esperienza di persona.<\/p>\n<p>Proseguiamo verso Filacciano: dal Medioevo al Barocco. Qui la scenografia \u00e8 rappresentata da un intero paese. Domina, sulla scalinata a ventaglio, la facciata di Palazzo del Drago, progettato per la famiglia Papazzurri alla met\u00e0 del \u2018600 dall\u2019allievo prediletto di Bernini, Mattia De Rossi. L\u2019arco introduce alla spina del paese, un blocco orizzontale, dove si aprono usci, piccoli terrazzi, oculi.<br \/>\nIl regista Federico Fellini rimase cos\u00ec incantato del borgo che vi gir\u00f2 parte di uno dei suoi capolavori assoluti, 8 e \u00bd, il film cult del regista americano Martin Scorsese.<\/p>\n<p>A Ponzano Romano, grazie ad un fortunato incontro, conosciamo Michele Longo che ci invita per un caff\u00e8, quindici minuti dopo siamo al PRAC, Centro per l\u2019arte contemporanea, dove il direttore, Graziano Menolascina, fuori orario, viene ad aprirci. Abbiamo cos\u00ec la possibilit\u00e0 di visitare la mostra di David Salle. Successivamente veniamo condotte alla Porta sul Tevere, un\u2019installazione artistica di un giovane cinese che a breve esporr\u00e0 a Milano: Wang Yuxiang. Lo salutiamo in videochiamata. L\u2019acqua scorre sulla porta socchiusa, ai suoi lati scorre il Tevere.<\/p>\n<p>Il rientro avviene lungo il Fiasco Romano, un lembo di terra circondato quasi completamente dal fiume prendendo la forma appunto della famosa bottiglia di vino dalla generosa pancia. La strada bianca bordo fiume \u00e8 stretta da una cintura di vegetazione dove si aprono le postazioni dei pescatori e dai campi lavorati che si spandono alla nostra destra. Dribblando pozzanghere ancora piene d\u2019acqua richiama la nostra attenzione la facciata di una casa sulla riva opposta, strano, realizziamo che \u00e8 una scenografia, cos\u00ec doveva apparire Roma prima della costruzione dei muraglioni di fine \u2018800.<\/p>\n<p>Un giorno intero lo dedichiamo al Monte Soratte e ai percorsi per raggiungerlo dal fiume, scegliamo strade poco frequentate, incrociamo pochissime macchine, a vederlo lass\u00f9, il paese di Sant\u2019Oreste incute un po&#8217; di timore. Ce la faremo? Con la pedalata assistita e i tornanti che si allungano arriviamo. Pausa: spuntino e poi ingresso nel Bunker Soratte, dove, oltre alle gallerie si allungano le nostre domande. Di qui \u00e8 passata la storia della Seconda guerra mondiale, della liberazione di Roma, e, successivamente, della guerra fredda degli anni 60\u2019. Studiarla e toccarla con mano nelle fedeli ricostruzioni degli ambienti fa la differenza.<\/p>\n<p>Per un\u2019intera giornata ci inoltriamo nella parte della Riserva Naturale Regionale di Nazzano Tevere &#8211; Farfa lungofiume. Incrociamo persone che fanno sport o semplicemente camminano. Mucche al pascolo. Ogni pochi metri un tavolo da pic-nic vista fiume. Ci sarebbe bisogno di qualche lavoro per risistemare il capanno, la riapertura del sentiero lungo il fiume, un servizio regolare di attraversamento da una sponda all\u2019altra\u2026Chiss\u00e0\u2026<\/p>\n<p>Poi saliamo verso la cittadina fortificata di Nazzano, solo lambita nei giorni precedenti: ogni pedalata ci avvicina al Castello Savelli, che gli stemmi ci dicono appartenuto alla Basilica di San Paolo. Anche qui l\u2019abitato gli si avvinghia intorno. La visibilit\u00e0 dal punto pi\u00f9 alto raggiungibile \u00e8 oggi di 130 km. Finalmente veniamo a capo del nome dei monti che si vedono in lontananza. A valle i campi dell\u2019Universit\u00e0 Agraria percorsi dai trattori. Da Nazzano ti rendi conto di essere sulla cavea di un teatro che affaccia sul Tevere. Protagonisti di un copione che non stanca mai le curve sinuose del fiume, il luccichio dell\u2019acqua, l\u2019isola di detriti accumulati dalla confluenza del Farfa e del Tevere. La diga di Meana, a valle, ha fatto crescere il livello del fiume, causando cos\u00ec il suo allargamento.<br \/>\nUmberto Pessolano, il direttore del Museo del Fiume, oltre a raccontarci fatti e misfatti di Nazzano ci spiega che il Museo verr\u00e0 riallestito e ampliato per la prossima primavera. La comprensione della vita del Fiume Tevere passa da qui: Morfologia, geologia, abitanti sopra e sotto l\u2019acqua, insetti, l\u2019intervento dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Ultimo incontro ma chiave sul territorio della Riserva \u00e8 quello con Aurora Moretti dell\u2019Ecoturismo Tevere Farfa che ci racconta della nascita e dell\u2019evoluzione di questo ostello-taverna, dalle coltivazioni biologiche negli anni 80, quando il biologico non era famoso, alla realt\u00e0 odierna e ci suggerisce la visita del frutteto antico. Il tempo scorre in fretta, terminiamo con una superba degustazione di formaggi locali e vini regionali alle Ecofattorie Sabine prima di rientrare.<\/p>\n<p>Dal finestrino la sera sfuma i contorni in ombre nere e arancio, come fa notare la collega Angela. Ci mancheranno la forza riposante della vegetazione, l\u2019aria frizzante, lo scorrere placido del fiume, dei suoi abitanti alati e gli straordinari incontri che abbiamo fatto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_versante_vulcanico_del_Tevere\"><\/span>Il versante vulcanico del Tevere<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Abbiamo maciniamo chilometri con le nostre bici elettriche, aggirando i profondi e suggestivi calanchi, per toccare gli incantevoli paesi che sovrastano il Tevere nella parte pi\u00f9 alta del Lazio al confine con l\u2019Umbria sul versante del pi\u00f9 grande lago vulcanico d\u2019Europa.<br \/>\nIl nostro punto di partenza in questi territori \u00e8 la stazione ferroviaria della piccola cittadina umbra di Alviano, che scegliamo per la sua comodit\u00e0. Tramite una rampa, infatti, dalla stazione usciamo facilmente verso la strada asfaltata che poi ci conduce ad attraversare il Tevere per raggiungere nuovamente il Lazio.<br \/>\nCi dedichiamo alla scoperta di incantevoli borghi percorrendo pacifiche strade provinciali e strade sterrate. Accompagnate dalla prima nebbia mattutina che sale dal fiume raggiungiamo Montecalvello. Concentriamo la nostra attenzione direttamente al borgo medioevale caratterizzato dalla piazza e dalla fontana su cui si affaccia il castello medioevale, di propriet\u00e0 degli eredi del pittore polacco Balthus dagli anni \u201970, quando era direttore dell\u2019Accademia di Francia a Roma. Non incontriamo nessuno, abbiamo preferito non fissare alcun appuntamento con gli eredi, ma la bellezza senza tempo e la vista della valle con lo sfondo dei monti Cimini e Volsini, le antiche storie lette del posto ci affascinano maggiormente nel magico silenzio.<\/p>\n<p>Pedalando dando le spalle al Tevere raggiungiamo il piccolo borgo di Sant\u2019Angelo. Circa un centinaio di abitanti popolano il borgo che, da piccolo paese destinato a scomparire a causa dello spopolamento, nel 2016, rinasce grazie agli artisti che dipingono le facciate delle case creando un museo di street art con oltre 20 murales e trasformando Sant\u2019Angelo nel paese delle fiabe, soggetto che accomuna tutte le opere d\u2019arte. I pochi anziani che incontriamo ci raccontano come il borgo venga preso d\u2019assalto nel fine settimana da turisti di tutto il mondo e come questo a volte sia straniante. Con le nostre biciclette pedaliamo lungo solo alcune delle strade, ammaliate dai colori e dai soggetti fiabeschi. Torneremo poi con altre colleghe, evitando accuratamente il fine settimana, per dedicare pi\u00f9 tempo al progetto artistico custodito.<\/p>\n<p>Lasciando il borgo ora fatato, vediamo la nostra prossima destinazione proprio di fronte a noi. Impossibile o alquanto difficile con le nostre biciclette attraversare il calanco che ci separa da Roccalvecce. Dopo oltre due chilometri su strada raggiungiamo il piccolo borgo dove ci aspetta il principe Giovangiorgio per portarci all\u2019interno della sua residenza: il Castello Costaguti e della sua storia.<br \/>\nL\u2019Incastellamento come fortezza militare comincia a partire dal XIII secolo ad opera di potenti famiglie locali viterbesi, i Gatti, successivamente sostituiti dai Chigi e dai Baglioni. Dalla met\u00e0 del 1600 i Costaguti ne diventano proprietari. Grazie ai lavori di restauro a partire dagli anni \u201990, il castello \u00e8 un albergo diffuso che attraverso un ascensore permette di passare dal piano nobile, al piano armeria ad un bellissima terrazza, da cui ammiriamo il giardino settecentesco sottostante e il monte Cimino.<\/p>\n<p>Dopo aver salutato il principe pedaliamo, sempre aggirando i calanchi, per raggiungere il borgo medioevale fantasma di Celleno, abbandonato nel corso dei secoli a causa degli smottamenti del terreno e dei frequenti terremoti. Parcheggiamo la bicicletta per poter percorrere a piedi il borgo, il castello, la piazza centrale per raggiungere la diroccata chiesa di S.Donato, dalla quale ci affacciamo per ammirare a perdita d\u2019occhio l\u2019imponenza della natura, alla quale, come recita uno dei cartelli informativi, nulla l\u2019uomo pu\u00f2.<\/p>\n<p>Pedaliamo per circa 20 chilometri aggirando la famosa Bagnoregio, battezzata come la citt\u00e0 che muore, ma che da parecchi anni grazie alle iniezioni di cemento nelle sue rocce e al turismo di massa, parrebbe non dover morire mai pi\u00f9, almeno nella stagione turistica. Ci dirigiamo direttamente a Lubriano per ammirare il calanco sul quale Bagnoregio \u00e8 rimasta incastonata, scegliendo un punto di vista alternativo e lontano dalle folle.<br \/>\nCi rifocilliamo al ristorante Vecchio Mulino, un punto di riferimento nella zona, con una superba degustazione di pietanze locali perdendo lo sguardo nella valle dei calanchi. Pedaliamo lungo le strade di Lubriano prima di ritornare alla stessa stazione di partenza, costeggiando il Tevere e il lago di Alviano, che creato artificialmente per evitare l\u2019allagamento di Roma, si \u00e8 trasformato in oasi naturale preziosa per l\u2019avifauna.<\/p>\n<p>Il giorno successivo, arrivate alla stazione di Alviano scalo, pedaliamo totalmente avvolte dalla nebbia e dal freddo mattutino in direzione di Graffignano, nel cui centro storico spicca il castello trecentesco denominato Baglioni Santacroce, dal nome delle casate che hanno via via occupato questo territorio. Prima di visitare il castello ci fermiamo per una breve colazione nel panificio dei F.lli Oddo per deliziarci con il famoso Vizio, un panettone a forma di bauletto che ha reso famoso questo forno in tutta la zona. Lasciamo il forno con la nostra deliziosa ricompensa per pedalare a pochi passi verso il castello dove Franca ci accompagna con la propria passione tra le immense sale di questo edificio militare.<br \/>\nIl Comune, con rara lungimiranza per le istituzioni moderne con piccoli budget, ha comprato il castello, motivo per cui all\u2019interno troviamo una mostra dedicata al trasporto di merci dall\u2019impero verso Roma, oltre a 3 butti, trovati integri e ampiamente studiati dagli archeologi. Prima di lasciare il borgo pedaliamo intorno al castello per ammirare tutte le sue angolazioni e ci dirigiamo pi\u00f9 a valle verso il Santuario della Madonna di Castellonchio. La chiesa \u00e8 chiusa e ci\u00f2 ci impedisce di osservare gli affreschi, ma la presenza di sorgenti naturali e di un preziosissimo e silenzioso parco rende la visita molto piacevole.<\/p>\n<p>Dopo questa breve pausa inforchiamo le bici per raggiungere Civitella d\u2019Agliano, un piccolo borgo. Ci attende Alessia Frissi che ci porta a visitare il Mulino dei Mestieri. Per oltre 10 anni con suo marito Daniele ha girato per il Nord Italia e in Toscana per acquistare biciclette d\u2019epoca usate e riadattate come bottega ambulante per svolgere i lavori pi\u00f9 disparati in un non troppo lontanissimo passato. Il Comune gli ha dato un antico mulino per l\u2019olio per esporre la rara e interessante collezione. Troviamo cos\u00ec la bicicletta del fotografo, del parroco, dell\u2019arrotino e della levatrice. Questo piccolo museo ha dell\u2019incredibile, soprattutto per chi come noi \u00e8 amante della bicicletta.<br \/>\nLa nostra Alessia, prima di lasciarci nella nostra esplorazione, ci accompagna anche a visitare il castello medioevale in buona parte diroccato e ci spinge con la sua deliziosa curiosit\u00e0 ad inerpicarci su per le infinite scale della torre dei Monaldeschi. La fatica \u00e8 ripagata subito dall\u2019incredibile vista sulla valle del Tevere, sui calanchi e sui Cimini.<\/p>\n<p>Salutiamo Alessia per pedalare per quasi 20 chilometri in direzione dell\u2019azienda biologica TreBotti. Ludovico TreBotti, uno dei 3 fratelli che dal 2003 insieme alla propria famiglia gestisce l\u2019azienda, ci guida alla scoperta dei 10 ettari di vigneto, facendoci ammirare le 3 variet\u00e0 di olivi. L\u2019azienda fa parte con orgoglio della federazione dei vignaioli indipendenti e si contraddistinguono per una ricerca continua che porti alla produzione di vino e olio nel modo pi\u00f9 ecosostenibile possibile. Dall\u2019uso del vetro leggero, all\u2019etichetta senza colla, allo studio sulle emissioni gassose causate dalla produzione del vino, all\u2019uso di un piccolo trattore a basso consumo o della splendida asina Jane, tutto qui profuma di genuino e naturale.<br \/>\nPrima di rilassarci nella degustazione dei loro prodotti, Ludovico ci porta nella grotta di tufo dove sono custodite le preziose bottiglie del Metodo Classico Ancestrale. Ci porta a scoprire come viene creato il loro champagne nei 4 anni di meticoloso e paziente lavoro. La vista sulla valle del Tevere e la genuinit\u00e0 dei vini che sorseggiamo ci fanno perdere la concezione del tempo.<\/p>\n<p>Manchiamo di visitare Castiglione in Teverina e manchiamo anche il primo treno utile che da Alviano ci avrebbe portato a Roma ma recupereremo abbondantemente, un paio di settimane dopo, accompagnate da altre colleghe, visitando il Museo Muvis, del vino e delle scienze agroalimentari.<br \/>\nSperimentiamo anche la stazione di Attigliano scalo come punto di partenza. Anch\u2019essa nella Regione Umbria non possiede nessuna rampa e con grande pazienza scendiamo e saliamo le scale caricando le nostre bici pesanti bici elettriche (con leggero bagaglio) per approdare al primo binario.<\/p>\n<p>In sette chilometri raggiungiamo la nostra prima meta: il Sacro bosco di Bomarzo. Siamo le prime visitatrici della giornata e ci incamminiamo sole e felici alla scoperta delle sculture di pietra create dalla met\u00e0 del \u2018500 per volere di Pierfrancesco Orsini. Ci perdiamo tra i mostri e le figure esoteriche sparse per il bosco e usciamo prima che il primo gruppone di turisti scaricato da un capiente pullman varchi l\u2019ingresso.<br \/>\nIn sella alle nostre biciclette saliamo la ripida salita per raggiungere il borgo di Bomarzo, edificato su un crinale tufaceo. Anche qui una piacevole pace ci accompagna mentre pedaliamo tra i piccoli vicoli medioevali. Salutiamo il castello Orsini, ora sede del Comune, prima di raggiungere una provinciale e subito dopo una bellissima sterrata. Torneremo presto per esplorare i dintorni e soprattutto i sentieri che portano alla Piramide Etrusca, alla necropoli di Santa Cecilia, alle Cascate e alla Torre di Chia, dove visse il regista e poeta, Pierpaolo Pasolini.<\/p>\n<p>Pedaliamo per 20 km tra i campi con davanti prima i Monti Cimini e poi l\u2019inconfondibile skyline di Montefiascone. Nessun cartello, se non poco prima di svoltare, avvisa i naviganti che l\u00ec vicino si trova l\u2019area archeologica dell\u2019antica citt\u00e0 romana di Ferento. Numerosi gatti ci danno il benvenuto e mentre ci pasciamo tra le loro carezze e ci rifocilliamo con un ottima pizza acquistata al forno di Bomarzo, ci raggiunge Simonetta, la Presidente di Archeotuscia, con cui avevamo fissato un appuntamento.<br \/>\nGrazie a lei scopriamo l\u2019incredibile lavoro dei volontari che quotidianamente aprono il sito archeologico mentre entriamo nell\u2019antico teatro, le antiche terme, camminiamo sull\u2019antica strada che ci porta fino ad un\u2019antica domus. La citt\u00e0 una volta popolosa passa dagli etruschi ai romani prima di essere distrutta da Viterbo nel XII secolo, per essere riscoperta a inizio \u2018900. Molto ci sarebbe ancora da scavare ma il sito insiste interamente in una propriet\u00e0 privata e solo la buona volont\u00e0 dei volontari permette di far conoscere questa incredibile storia. In questo territorio, Ferento \u00e8 l\u2019unico sito archeologico Romano di una certa grandezza ed importanza, ma probabilmente molti attendono ancora sepolti tra i campi, in una zona, quella dell\u2019alto lazio, un tempo popolato da ville rustiche etrusco-romane e fornaci.<\/p>\n<p>Salutiamo Simonetta e i gatti dell\u2019antica Ferento prima di pedalare per altri 20 km per raggiungere Sipicciano, dove raggiungiamo Villa Lais. Veniamo cos\u00ec sbalzate in una nobile casa di campagna del \u2018700, dove grazie a Maddalena Mauri, attuale proprietaria, visitiamo gli interni, la chiesa attigua, le cantine, la piscina. Maddalena \u00e8 circondata da artisti che allestiscono una mostra. Lei, curatrice di una galleria di Rieti e ora titolare di una piccola azienda di decorazioni interni, \u00e8 riuscita a far vivere nel presente e attraverso l\u2019arte questo prezioso gioiello che gestisce dal 2003. Vaghiamo nel parco dove incontriamo alcune abitazioni del piccolo borgo, facenti parte della propriet\u00e0.<br \/>\nPedaliamo tra le strade inerpicate di Sipicciano e troviamo alcuni tesori e raccogliamo i contatti necessari per farceli aprire e visitare la prossima volta con le colleghe (come la Cappella Baglioni). Quando il Tevere era navigabile, Sipicciano controllava una delle vie commerciali pi\u00f9 importanti della valtiberina. Al momento troviamo alcuni operai al lavoro per sistemare alcune strade, una delle quali completamente chiusa.<br \/>\nPer raggiungere la piccola stazione di Sipicciano pedaliamo tutto intorno al piccolo borgo. Un treno regionale ci porter\u00e0 nuovamente ad Attigliano, dove nuovamente caricandoci la bici in spalle raggiungiamo il binario da cui passer\u00e0 il treno che ci porter\u00e0 a Roma. Stanche, ma felici, ci lasciamo questo primo viaggio alle nostre spalle, sapendo che presto torneremo con pi\u00f9 tempo, pi\u00f9 informazioni e materiale a disposizione a riscoprire questo incredibile territorio.<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Thybris_un_fiume_di_creativita_sostenibile\"><\/span>Thybris, un fiume di creativit\u00e0 sostenibile<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Oggi, dopo cinque fasi del progetto, il coinvolgimento di un totale di sei guide turistiche professionali (per un totale di cinque lingue ), la consulenza e partecipazione di due promoter, blogger e giornalisti americani che operano nel mondo della sostenibilit\u00e0 e la fine dell\u2019intero progetto del bando della Regione, il lavoro per sostenere la crescita di un turismo pi\u00f9 giusto ed equo, per tutti e quindi per l\u2019ambiente, si mostra in tutta la sua complessit\u00e0 ed sconfinata dimensione.<\/p>\n<p>La mancanza di infrastrutture e il cattivo funzionamento di quelle presenti, la mancanza di un vero dialogo, la poca sensibilit\u00e0 per il movimento lento, e tutto ci\u00f2 che possa essere ecologico, da parte delle istituzioni gettano sulle spalle dei singoli residenti e professionisti una gigantesca responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di una vera e propria scommessa che molti degli attori che abbiamo incontrato in questi territori hanno, nel loro piccolo, fatto. Sinceramente ammirate ed ispirate da loro, abbiamo raccolto il guanto di sfida e fondato un\u2019associazione culturale che si occuper\u00e0 del futuro della rete creata con il progetto, di sostenere la formazione stabile su questi territori delle guide turistiche, oltre che alla promozione dei vari itinerari guidati prediligendo un impatto eco-sostenibile che generi indotto localmente rispettando i luoghi e contribuendo alla loro bellezza, ricchezza e preservazione.<\/p>\n<p>Thybris river experience \u00e8 un progetto finanziato dalla Regione Lazio, che coinvolge Roma e dintorni, lungo l\u2019antico fiume Tevere e molto tempo fa Thybris. Il progetto, infatti, promuove una serie di itinerari storico-culturali a piedi, in bicicletta o e-bike e in treno, ideati e gestiti da guide turistiche professioniste. Il progetto coinvolgendo i tre aspetti dell\u2019Ecoturismo: economia, etica e ambiente vuole aiutare il bellissimo e mitico fiume a rigenerarsi. L\u2019acqua \u00e8 uno dei tesori che possediamo e noi vogliamo coinvolgere i viaggiatori internazionali per far crescere il pi\u00f9 alto rispetto del fiume Tevere e del suo mondo fatato.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.thybrisriverexperience.org\/\">segue\u2026<\/a><\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Extra\"><\/span>Extra<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Giorgia_al_IV_forum_sul_turismo_fluviale\"><\/span>Giorgia al IV forum sul turismo fluviale<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Il contributo di Giorgia alla quarta edizione del forum dedicato al turismo fluviale. <a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?p=23898\">segue&#8230;<\/a><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"IV forum turismo acque interne 12nov22\" width=\"750\" height=\"422\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pkMEWqVTe4c?start=3065&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Giorgia_e_Riccardo_lungo_il_Tevere\"><\/span>Giorgia e Riccardo lungo il Tevere<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Una vacanza lungo il Tevere alla scoperta del fiume segreto. <a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?p=23593\">segue&#8230;<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-23693\" src=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid-270x270.jpg 270w, https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid-230x230.jpg 230w, https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/giorgia-ago22-collage6-rid.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Qua_la_zampa\"><\/span>Qua la zampa<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p><p>>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividi le tue <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=372\">visioni<\/a>, seguici nelle <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=670\">giornate in calendario<\/a>,  aiutaci a portare avanti i <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=267\">progetti<\/a> di recupero e diffusione della futura <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=6306\">Regina Ciclovia Fluviale<\/a>, il percorso verde lungo il Tevere (ma prima leggi le <a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=7523\">raccomandazioni a terra e in acqua<\/a>).<br \/><\/p>\n<p>Per rimanere aggiornato, partecipare, proporre\u2026..  iscriviti <a href=\"https:\/\/www.reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=23357\"> alla newsletter mensile <\/a>,   <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=206\"> ai social<\/a> o dai una occhiata alle <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=1428\">ReginaNews<\/a> con tutte le imprese gattesche. <a href=\"http:\/\/reginaciclarum.it\/wordpress\/?page_id=396\">Non lasciarci soli! <\/a><\/p>_tag<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>pagina in costruzione All\u2019interno dell\u2019Operazione Patronus e \u00a0dopo il capitolo estivo, torniamo sulle orme di Giorgia e del progetto Thybris per scoprire quattro itinerari lungo il fiume, dalla foce fino al confine con l&#8217;Umbria. 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