All’interno dell’Operazione Strabone – mappare le Terre della Regina, condividiamo l’esperienza di Stefano Farkas, che in 5 giorni è sceso dal Monte Fumaiolo fino al mar Tirreno, lungo la futura Regina Ciclovia Tiberina. Il suo percorso ci aiuterà a connettere le tracce già elaborate nel tempo.

 

Introduzione

Testi, tracce  e foto di Stefano Farkas

Questo splendido e sorprendente itinerario che si sviluppa per circa 500Km, inizia a Balze (Forlì – Cesena) e termina ad Ostia (Roma). Si pedala lungo la vi(t)a del terzo fiume Italiano, il Tevere.
Questo percorso andrebbe promosso alla frequentazione tanto è bello ed interessante.
È un’ esperienza modulabile, la lunghezza delle tappe può essere pianificata in base alle proprie voglie e capacità. Io ho usato una mountain bike e questo mi ha permesso il primo giorno, la visita a luoghi naturali interessantissimi. L’uso di una bici gravel ad eccezione appunto del primo tratto è più che adeguata.
Lungo questo tour si può ammirare l’opera del fiume e quella degli uomini che per millenni vi hanno abitato e prosperato sulle sue sponde.

Gli scenari sono vari, si attraversano luoghi splendidi e poco antropizzati dove si possono incrociare animali selvatici, ricche campagne agricole e tratti incolti, paesi d’arte meravigliosi piuttosto che le grandi periferie ed il centro della città più popolosa d’Italia, per terminare nel paese di pescatori quale Fiumicino.  Si scorre la vita del fiume: che passa dal rigagnolo che è alla nascita, alla sua crescita grazie all’apporto degli affluenti che lo ingrossano continuamente fino al suo termine al mare.
Le sue acque vengono continuamente depauperate dalle attività agricole intensive, ed inquinate dalle attività umane. Sono state create dighe per sfruttarne l’energia e per contenerne le piene stagionali, tutto ciò ha portato di rimando ad avere problemi ambientali di diverso tipo anche a molti chilometri di distanza.

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Le cristalline acque che ci invitano a bagnarci lasciano presto il passo a quelle limacciose e poco igieniche, ma gli ambienti rimangono comunque meravigliosi e meritano di essere visti.
Questo tour non sfigurerebbe al paragone dei più noti cammini mondiali ed incredibilmente è solo sotto casa!
Il tratto umbro è praticamente perfetto, il tratto laziale andrebbe invece curato di più, tenendo pulite le vie sterrate e mettendo un minimo di segnaletica.
Non c’è bisogno si spendere cifre inutili in staccionate decorative che avranno vita breve ed in altri interventi di dubbia utilità. Basterebbe solamente sensibilizzare le autorità locali e gli agricoltori affinché una manutenzione leggera e costante riesca a conservare quanto già esistente. Si tratta di scommettere su un tipo di turismo differente, magari non da grandi numeri, ma pur sempre di una certa consistenza.
È inspiegabile poi come alcuni territori italiani siano votati al bello mentre altri, magari limitrofi non abbiano neanche in minima parte questa vocazione.
Un grande peccato poi la mancanza di alternative lungo il tratto della via Tiberina tra l’oasi di Nazzano e Saxa Rubra con traffico veicolare intenso. La presenza continua poi, sui due lati della strada, di spazzatura di varia natura e genere dovuta all’inciviltà dei cittadini ed alla scarsa operatività delle autorità preposte dispiace ed offende.
Partire dalla sorgente di un fiume e seguirlo fino al mare è un po’ come seguire l’esistenza di un essere vivente dalla sua nascita fino alla sua dipartita, è emozionante.

 

Il sito archeologico di Otricoli

 

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Balze – Città di Castello, tappa 1

Prima di iniziare la discesa vera è propria, ho scelto di visitare i luoghi naturali più interessanti della zona quali: le marne di Verghereto, la cima del Monte Fumaiolo, la sorgente del Tevere (ovviamente) ed ho optato per una discesa da balze che in un tratto bellissimo entra in un piccolo canyon scavato dal fiume nel fragile terreno. Queste parti, necessitano di una mountain bike e di una padronanza tecnica minima del mezzo, i passaggi più impegnativi sia in salita che in discesa si possono comunque percorrere a piedi con minimo sacrificio.
In alternativa da Balze si può scendere per sp38 su asfalto per riallacciarsi quindi alla via Tiberina. Raggiunta questa, uno sbarramento segnala che la via è chiusa al passaggio, ma con la bicicletta comunque si riesce a passare; fare attenzione alle sconnessioni dell’asfalto ed alla presenza di sassi e pietre. Fino a Pieve S.Stefano la strada è deserta o quasi e con un po’ di fortuna si riesce ad incontrare qualche animale selvatico. Si passa il Lago di Montedoglio e poi altri piccoli laghetti. Fine tappa Città di Castello.

Città di Castello–Torgiano, tappa 2

  • da Città di Castello, invece di seguire la mia traccia su asfalto si può tranquillamente proseguire lungo l’argine sinistro del fiume sulla ciclovia del Tevere.
  • a Montecastelli c’è la possibilità di scegliere tra un percorso più pianeggiante ed uno più ripido, io ho optato per questo ed in effetti c’è una cementata (non lunghissima) con pendenze notevoli seguita poi da una breve sterrata smossa e ripida anche lei. La discesa è poi su fondo smosso.
  • Ad Umbertide meglio seguire i cartelli della ciclovia
  • Prendere subito il ponte (WP)
  • Ho trovato un brevissimo tratto chiuso dalla vegetazione comunque aggirabile passando sul campo agricolo appena sopra.
  • In località Ponte San Giovanni la sterrata finisce e c’è da fare un lungo tratto su asfalto, io sono salito a visitare Torgiano per poi riprendere la via. Prima di scollinare per la frazione di Ponte Nuovo dove avevo il fine tappa ho adocchiato un piccolo bar in cerca di refrigerio ed ho mangiato una fetta di torta (WP) buonissima! Cucinano anche ed hanno un paio di camere da affittare.

 

Torgiano – Alviano, tappa 3

Il percorso parte subito su belle sterrate isolate fino a Marsciano. Segue un mix con asfalto fino a Fratta Todina e poi ancora sterrate fino a Ponte Guti, si taglia la ss 448.
Da qui attenzione: ci aspettano 10 Km di salita continua ed inesorabile sulla 79bis. La pendenza costante non è proibitiva ma pensando anche al peso extra di eventuali bagagli non è proprio una passeggiata. Mentalmente e fisicamente va considerata. Acqua ne ho trovata davanti la chiesetta di Quadro quasi alla fine dei 10 Km.
Raggiunto il culmine di questa, arriva poi la ricompensa, i luoghi sono meravigliosi, scarsamente popolati. Ma soprattutto quello che ipnotizza è l’atmosfera quasi ”mistica” che pervade il tutto. La discesa su asfalto che segue porta al bellissimo Castello di Prodo (conosciuto anche per la sua forra). Segue un atro tratto di salita e poi una lunga e veloce discesa su brecciata fino al la di Corbara. Si passa sotto la diga e si riprende la strada che avevamo incrociato prima della salita.
Nota: la ss 448 è una stada stretta a due corsie con passaggio intenso e continuo di camion su ambo i lati. Sarebbe stato più semplice e meno faticoso percorrerla invece che passare per Prodo, ma è troppo pericoloso e poi per nulla gratificante.
Un lungo tratto di questa, bisogna comunque percorrerla e subire quindi la minaccia del traffico pesante.
Io ho pernottato ad Alviano, ma non ho fatto il tratto sterrato che vi giunge costeggiando l’oasi omonima. Ci sono cartelli che la segnalano.

 

Alviano – Nazzano, tappa 4

Lasciato Alviano dopo qualche Km io ho girato nel sottopassaggio della strada, che porta al cancello di una proprietà agricola, era aperto e sono entrato senza incontrare nessuno cui chiedere il permesso. Forse sarebbe meglio valutare un’ alternativa, lasciando la strada poco più avanti per prendere altre sterrate ed intercettare poi la mia traccia (guardare su mappe OSM).
Appena passato il ponte sul Tevere ad Attigliano ho percorso uno stradello che costeggia i campi e seguendo le open map sono riuscito a trovare un ponticello di fortuna per guadare il fosso con acqua. Per raggiungere la traccia che avevo precedentemente disegnato ho trovato sporco di vegetazione spontanea e poco oltre era in corso anche un disboscamento sono passato senza grossi problemi; ma come la situazione potrebbe facilmente cambiare, si potrebbe valutare se salire a Mugnano e da li prendere il sentiero che intercetta la mia traccia.
Il primo tratto di sentiero (segni cai) in salita è un pò ripido, ma poi in discesa diventa un singletrack molto carino.
Arrivati ad Orte (merita la visita) Si percorre un lungo tratto di asfalto finché, non incontriamo lo sterrato. Questa parte (circa 2 Km) l’ho trovata invasa di canne e rovi, il passaggio mi è stato comunque possibile anche se non agevole, è un peccato ripensando alla cura trovata nei tratti Umbri della discesa del Tevere.
Si prosegue alternando sterrate, tratti asfaltati a pezzi più smossi, si passa spesse volte a fianco o sotto le linee ferroviarie dell’alta velocità e dei treni regionali. Arrivati al ponte sul fiume Treja, c’è un cancello elettrico con passaggio pedonale stretto.
Si prosegue fino ad arrivare ad un erbaio, qui il passaggio non è chiarissimo, ma si riesce comunque ad intuire.
NB: mi hanno segnalato che in questo tratto (ma ovviamente potrebbe valere anche per altre parti del tour), quando piove si forma molto fango e procedere potrebbe diventare difficoltoso.
Si prosegue su sterrate lungo il Tevere.
Ho scelto di passare l’ultima notte all’interno della Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa presso la fattoria didattica di Campo di Contra (da Mauro) sia in previsione della traversata del fiume con la canoa Canadese ”bici al seguito” che per la bellezza del posto.

 

 

 

Nazzano – Fiumicino – Ostia, tappa 5

Da Campo di Contra per tornare sulla sponda destra del Tevere, Mauro della fattoria Didattica si è gentilmente adoperato con la sua enorme canoa canadese a traghettarmi sull’altra sponda.
Percorso qualche Km inizia il tratto meno attraente (ma pur sempre necessario) della discesa del Tevere. Si tratta di percorrere circa 25 Km di Tiberina con traffico veicolare intenso e purtroppo devo tristemente dire tra due filari quasi ininterrotti di sporcizia lasciata da incivili; stratificata nel tempo e non rimossa da chi di competenza.
Che pena, dopo giorni di intensa meraviglia ritrovarsi in queste condizioni, siamo alle porte della città più bella del mondo, non è giusto, ma tant’è questa è la situazione.
Arrivati a Saxa Rubra finalmente si incrocia la tanto amata e molto frequentata (dai romani) ciclabile del Tevere. Io ci sono abituato se mai ci si possa abituare, piano piano la campagna lascia il passo alla periferia e quindi alla città antica e preziosa quale è, Roma. Io tiro dritto, la foce non è dietro l’angolo, ancora mi aspetta qualche km. Finiti i palazzi arrivati sotto il GRA si usa una rampetta di terra per guadagnare il marciapiede di questo e si attraversa il ponte per cambiare ancora lato del Tevere.
Qui mi preme ringraziare di cuore il lavoro delle associazioni locali e dei singoli, che a titolo gratuito hanno, negli anni ideato, manutenuto, difeso e promosso l’uso delle vie ciclopedonali che si svolgono su entrambe le rive del Tevere lungo tutto il suo percorso. Tra queste il sentiero Pasolini e la Regina Ciclarum.
Si continua a pedalare fino a Fiumicino su sterrate fino alla ciclabile, seguendo l’antico Canale di Traiano per terminare poi, non senza emozione di fronte il mare, Il cammino è finito, le acque del Tevere si mescolano a quelle del Tirreno. Manca ancora di costeggiare l’Isola Sacra, passare il ponte della scafa (l’ultimo ponte sul Tevere) per terminare infine il tour ad Ostia dove prendere il trenino che mi riporterà a casa. Wow che bella avventura!

Riferimenti

Stefano Farkas sui social

Percorsi ed aggiornamenti

> Per una visione d'insieme dei percorsi ciclabili lungo la Futura Ciclovia Tiberina, dalle sorgenti romangole al mare di Fiumicino, consultare la pagina dedicata all'orientamento

Qua la zampa

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