Con la fine della seconda guerra mondiale, il decollo industriale e la migrazione verso le citta’, si chiude il capitolo della bonifica iniziato oltre duecento anni prima. L’eredita’ dei nuovi terreni viene capitalizzata per nuove economie (abitative, turistiche, industriali, …)

Nel frattempo nasce l’ecologia e con essa un ripensamento generale: alle paludi viene restituito “diritto di cittadinanza”, in quanto importanti custodi della diversita’ naturale  e attori strategici nella gestione dei regimi  idraulici.

Bonifica agro romano

Tra le grandi problematiche che l’Unità d’Italia aveva ereditato dal passato governo, quello del risanamento idraulico dell’agro Romano si presentava come la più urgente per l’avvenire di Roma e senza dubbio la più impegnativa.

Nel 1870 l’area del Delta tiberino era caratterizzata da estesi terreni palustri dominati dei grandi stagni di Ostia e Maccarese : un paesaggio cosparso di ruderi in cui si potevano ammirare i resti delle antiche città di Ostia e Porto e dove le acque stagnanti costituivano l’elemento di spicco in una landa disabitata.

Nel 1874 l'ingegnere Raffaele Canevari, incaricato dei primi rilievi per l'opera di bonifica, così scriveva il territorio che circondava la capitale : “le miserande condizioni di questi luoghi fanno singolare contrasto con la tradizione storica che sulle foci del Tevere ci descrive popolose e sontuose città, e su queste spiagge marine, ove regna ora la solitudine, una lunga sequela di palazzi e di ville. Chi oggi visita quella regione sarebbe indotto a ritenere mendace la storia, se gli avanzi degli antichi edifizi non rimanessero a testimonio della floridezza e salubrità di una volta”

(Giuseppe Lattanzi, da “Fiumicino tra cielo e mare – una storia da vedere”, di AA.VV. )

(le piane di Maccarese ed Ostia, da Romaierieoggi)

Il tema della bonifica in Italia,  risale indietro nel tempo fino alla storia etrusca. Ma solo nel Settecento, con lo sviluppo della cultura illuminista, la ricchezza delle nazioni viene associata allo sviluppo agricolo, considerato il motore del progresso industriale, economico e sociale. La bonifica acquisisce quindi un ruolo prioritario nei progetti di sviluppo: le paludi, improduttive e “malsane”, diventano l’oggetto di profondi interventi ad opera dell’uomo sull’ambiente.

Nel 1865 il 9% dell'intera superficie del regno d’Italia risultava « infestato dalla malaria ». In meno di 60 anni furono bonificate oltre trecentomila ettari di terre,  affiancando al risanamento dei terreni lo sviluppo viario e abitativo.

In particolare, nel Lazio ed in seguito alla proclamazione di Roma capitale, lo Stato Italiano, con una legge del 1878, progetta e realizza, a partire dal 1884, il prosciugamento delle paludi e degli stagni del Delta Tiberino, da Ostia a Maccarese, ad opera di braccianti cooperatori ravennati.

Il risanamento del Litorale Romano e la sua destinazione ad uso agricolo sono completati, a partire dagli anni 20 del ‘900, per mezzo della bonifica integrale, l’appoderamento delle terre e la loro colonizzazione con l’immigrazione di genti provenienti da varie regioni d’Italia.

Nonostante il raddoppio della popolazione avvenuto in Italia nell’arco di un secolo,  l’eccesso di produzione agricola alimento’ il benessere interno e l’esportazione di prodotti alimentari.

(visita all'ecomuseo di Maccarese)

Con la fine della seconda guerra mondiale, il decollo industriale e la migrazione verso le citta’, si chiude il capitolo della bonifica iniziato oltre duecento anni prima. L’eredita’ dei nuovi terreni viene capitalizzata per le economie emergenti (abitative, turistiche, industriali, …).

Nel frattempo nasce l’ecologia e con essa un ripensamento generale: alle paludi viene restituito “diritto di cittadinanza”, in quanto importanti custodi della diversita’ naturale  e attori strategici nella gestione dei regimi  idraulici.

A maggio la campagna romana è un verde paesaggio
de mille colori ce famo maggio
ma de sta natura che c’avemo intorno non è che non apprezzamo
ce ne frega quasi un corno
perché noi butteri na cosa sola ce passa pe la testa
la merca che per noi è una gran festa.
La mattina appena se fa giorno
saccende il grande focolare e tutti quanti glie stanno attorno
se scherza in allegria aspettando il via.
Con uno sguardo le giumente scelte il giorno prima e se ne rifà la stima
e tutti diventamo intenditori di future vacche e futuri tori.
Daje regà li ferri so roventi se famo sotto a lavorà tutti contenti
chi a la testa chi la coda la bestia impasturata casca per terra stramazzata
il massaro con l’asta infocata na botta e na fumata
la bestia è già marcata
così via via con grande maestria se stampa numeri come na tipografia …

(da L'ultimo buttero, di Riccardo Di Giuseppe)

la bonifica e i braccianti ravennati

Il 25 novembre 1884, arrivarono in 500 da Ravenna per bonificare Ostia e Fiumicino. Fuggivano dalla fame, dalla disoccupazione, ma andarono incontro alla malaria.
Arrivarono in treno direttamente a Fiumicino, e a Roma, quei romagnoli "anticlericali, sovversivi e accoltellatori", così erano definiti, ma non li fecero neanche fermare.

Il loro primo contatto con la palude lo ebbero attraversando il Tevere sul traghetto "La Scafa" guidato da un vecchio, ribattezzato Caronte, che li mise in guardia:"Sull’altra riva c’è l’inferno". E poi il custode del borgo di Ostia Antica, unico abitante del luogo, che giallo e febbricitante, spiegò loro:"Qui non vive nemmeno il diavolo". Molti si spaventarono, ma vennero fermati da Baldini e Armuzzi che li esortarono:"Pensavate di andare all’osteria? Siete partiti da eroi e volete tornare da vigliacchi?".

Tanto bastò per farli rimanere e il lavoro cominciò con la costruzione del "Grande Canale dello Stagno" che oggi conosciamo come Canale dei Pescatori e con lo scavo di chilometri di canali.Gli scariolanti romagnoli, oltre al duro lavoro di bonifica del territorio, portarono una civiltà: costruirono alloggi, l’infermeria e i locali comuni; tutti i soci prendevano una paga uguale e se uno di loro si fosse ammalato, veniva pagato lo stesso.
Morirono in cento solo nel primo anno e al completamento del lavoro, dopo sette lunghi anni, il numero delle vittime della malaria salì fino a seicento.

Sono trascorsi 135 anni da quando la foce del Tevere si apriva in un delta palustre e deserto, 135 anni dall’epica impresa della bonifica della “riva dell’inferno” (da un post su Facebook)

(pausa pranzo, dal museodimirabello)

La bonifica degli stagni e la colonia ravennate di Ostia

(articolo pubblicato  sul supplemento  SIGEA   da Paolo Isaja, Direttore dell’Ecomuseo del Litorale Romano)

Il Litorale Romano è la porzione di territorio laziale posta a sud-ovest di Roma verso il mare, solcata nella sua mezzeria dalla foce del fiume Tevere. Questo territorio presenta eccezionali caratteri di interesse sia dal punto di vista morfologico-ambientale che storico-antropologico ed archeologico. Vaste zone conservano ancora oggi elementi naturalistici originali: i residui dunali dell’antica laguna, le specie faunistiche e vegetali, la macchia, i boschi, le pinete e le aree agricole.

Densamente popolato in epoca romana (Ostia pare fosse città di circa ottantamila abitanti), sede dei porti più grandi e importanti del mondo antico (i porti di Claudio e Traiano a Portus), nei secoli successivi alla caduta dell’impero romano fino al XIX secolo, questa area strategica per la stessa vita della città di Roma, sopravvisse stentatamente con popolazione ridotta di numero e attività assai modeste. I fattori ambientali, fra cui l’impaludamento e il diffondersi della malaria, furono sicuramente le cause principali di una tale situazione.

La caratteristica peculiare del litorale romano in epoca contemporanea è invece quella di essere passato da uno stato di semi abbandono a una fase di intensa antropizzazione in poco più di un secolo. Qui, a partire da fine ’800, sono arrivate e si sono stabilite genti venute da ogni parte d’Italia. Nel XX secolo è dunque evidente il fenomeno di antropizzazione dell’area, che, nell’arco di pochi decenni, assume proporzioni inaspettate, tali da determinare un impatto uomo/natura di portata straordinaria. Questo fenomeno, progressivo nel suo determinarsi successivo, appare però improvviso nel momento del suo primo verificarsi, che può essere indicato con un elemento temporale preciso.
Il 25 novembre 1884 segna infatti una data spartiacque per quanto riguarda il ripopolamento del territorio. Con l’arrivo a Fiumicino e ad Ostia dei braccianti romagnoli dell’Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna, chiamati a realizzare i primi lavori di bonifica idraulica del nuovo Stato italiano, viene invertita la plurisecolare tendenza all’abbandono dell’agro litoraneo di Roma.

(gli stagni di Ostia nel 1557, dal geoportale cartografico)

Antecedentemente al 1884 – che quindi è oggi considerato l’anno della rinascita del territorio in epoca contemporanea, – il litorale romano, dal suo centro (Isola Sacra, Ostia e Fiumicino) fino alle sue ali estreme (Castel Fusano- Capocotta e Torrimpietra-Passoscuro), presentava il paesaggio antropico tipico delle aree litoranee di foce, che a suo tempo erano state sommerse dal mare e poi erano divenute lagune. Infestate dalla malaria e ambientalmente ostili per l’abbandono plurisecolare da parte dell’uomo e per le mutazioni morfologiche dei suoli, queste terre potevano offrire possibilità e modi di sopravvivenza soltanto a coloro che erano disposti a mettere in gioco la propria vita.

Pochi gli abitanti stabilmente residenti, per lo più impiegati negli scarsi lavori esistenti per il mantenimento di uno status quo che tende allo sfruttamento del territorio per quanto esso può offrire come ambiente naturale non modificato da mano umana. L’agricoltura intesa in senso classico è poco praticata a causa dei frequenti allagamenti dei terreni, alcuni dei quali rimangono sommersi dalle acque in modo permanente per l’intero arco dell’anno. Presso le antiche saline pontificie ostiensi sono impiegati i salinatori, dei quali si ha memoria nelle stampe d’epoca e nella toponomastica locale.

Gli altri scarsi residenti sono alle dipendenze dei nobili proprietari delle vaste tenute di Castel Fusano, Castel Porziano, Ostia, Isola Sacra, Porto, Maccarese: guardiani, fattori, custodi del bestiame. Gli unici centri abitati che presentano una struttura urbanistica di piccolo paese sono quelli di Ostia (oggi Borgo di Ostia Antica) e di Fiumicino. Quest’ultimo, alla fine del secolo scorso, conta una popolazione residente stimata in 600 unità. A Ostia i battezzati risultano essere poche unità all’anno. Si tratta dei nati nelle famiglie lì residenti, le quali spesso provengono da altre province del Lazio o dagli Abruzzi.

Il territorio è invece frequentemente percorso da lavoratori stagionali. Soprattutto le compagnie dei guitti, tipiche della campagna romana, provenienti dal basso Lazio e dall’Aquila, chiamate a lavorare la terra per conto dei mercanti di campagna, affittuari delle tenute nobiliari. Per loro, ultimi della terra, esistono dei ricoveri di massa: grandi capanne dai tetti altissimi, dove in promiscuità assoluta, uomini, donne, bambini devono trovare il loro riposo senza alcuna difesa dalle insidie dei luoghi.

Gli stagni, affittati per la pesca, danno da vivere a pescatori e ranocchiari. La pineta e il bosco sono frequentati da fascettari, pinolari e carbonari. Raccolta di pinoli e carbonaie sono attività svolte da squadre provenienti dalla Toscana.
Le zone umide a nord, nel Maccarese, sono frequentate da bufalari, butteri, cavallari che si occupano del bestiame, mandrie di bufali, bovini, cavalli. La pastorizia è l’attività più diffusa e il movimento delle greggi lungo le strade canoniche della transumanza, che collegano il litorale alle regioni montuose interne, è l’elemento regolatore anche del passaggio dell’uomo.

(le fotografie di Aurelio Tiratelli)

Nel 1878, dopo anni di studio da parte di commissioni costituite allo scopo, il governo vara la legge che prevede il bonificamento idraulico degli stagni di Ostia e Maccarese e di altre zone della campagna romana. L’ intento è quello di cercare di risolvere il grande problema dell’eradicazione della malaria che giunge a infestare anche alcuni quartieri della capitale.
Dopo un primo appalto affidato a una ditta privata, i lavori vengono affidati in sub appalto all’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna. Si tratta della prima cooperativa di questa tipologia mai costituita al mondo, fondata nel 1883.

L’anno successivo, il 1884, l’arrivo sul Litorale Romano di poche centinaia di braccianti romagnoli interrompe dunque la continuità di scarsa antropizzazione di una campagna romana immutevole e semiabbandonata. L’insediamento stabile del loro gruppo strutturato e organizzato alla bisogna, nei borghi di Ostia e di Fiumicino; l’inizio e il procedere della bonifica idraulica, che progressivamente toglie alla palude i suoi territori, prosciugando e rendendo disponibile la terra per una agricoltura più avanzata; la conseguente nascita di forme di vita comunitaria elementare ma sempre più congrua alle necessità dei nuovi residenti, consentono finalmente il realizzarsi di condizioni favorevoli ad un insediamento umano di più ampie dimensioni alle foci del Tevere.

I braccianti romagnoli giungono nell’agro romano con modalità e forme organizzative sicuramente molto particolari rispetto a quelle vigenti nel nuovo luogo di destinazione. L’organizzazione interna e l’esperienza nel campo specifico dei lavori di movimento terra, consentono a questi lavoratori non soltanto di realizzare la bonifica idraulica degli stagni e delle paludi ma, in conseguenza di queste prime indispensabili opere e del loro insediarsi stabile sui luoghi, di effettuare successivamente gli altri lavori di sistemazione territoriale e di realizzare infine la coltivazione delle terre emerse. In sostanza essi fondano nell’agro ostiense una colonia dalle caratteristiche particolari, che si richiama a formule associative proprie del socialismo utopistico dell’epoca, propugnatore dell’impianto stabile di nuclei comunitari fortemente segnati da elementi autonomistici. Questi braccianti sono tutti originari della città di Ravenna e delle ville circostanti.

(scavo di un canale a Maccarese, da abcvoxinfo)

Il loro trasferimento dalla Romagna all’’Agro Ostiense e Portuense costituisce una probante messa in atto di una idea che proprio il socialismo riformista dell’epoca propugnava con forza: quella dell’emigrazione interna, ovvero lo spostamento di masse di lavoratori all’interno della nazione per realizzare grandi opere pubbliche e finalizzate, nello stesso tempo, alla creazione di colonie in grado di affrancare i lavoratori dalle miserrime condizioni di vita che li opprimevano nei loro paesi di residenza. La loro esperienza con questa compagine associativa introduce sul territorio litoraneo di Roma elementi di assoluta innovazione nel vivere sociale: egualitarismo di diritti e doveri fra gli appartenenti al gruppo, solidarismo e mutuo soccorso, partecipazione al processo decisionale interno alla vita della comunità.

All’interno della convivenza civile, il gruppo attua pratiche autonomistiche proprie delle colonie, che coinvolgono anche i provenienti da altre etnie regionali: forme di giustizia popolare che prevedono pene per chi si comporta male a scapito della comunità; uso di moneta interno per l’acquisto dei beni di prima necessità nello spaccio cooperativo e nei negozi romani “convenzionati”; organizzazione di assistenza sanitaria in proprio tramite la costituzione della Croce Verde locale, forma di assistenza volontaria agli ammalati.
I romagnoli adottano tecniche di lavoro prima sconosciute nell’agro ma ben collaudate nella loro terra d’origine: terrazzieri e scariolanti infatti si servono di attrezzi già utilizzati nelle opere di bonifica delle terre natìe e possono vantare una esperienza indiscussa nel settore.

Il loro compito è quello di attuare il progetto del Genio Civile che prevede il prosciugamento degli stagni litoranei con una bonifica idraulica realizzata tramite incanalamento delle acque meteoriche e sorgive e loro conduzione, attraverso una vasta rete di canali di acque basse, in una vasca di raccolta. Qui per mezzo di pompe idrovore, all’epoca con motore a vapore, le acque vengono sollevate al di sopra del livello del mare e lì inviate tramite un canale emissario di acqua alta. Ad Ostia i lavori di scavo dei canali e di costruzione degli impianti proseguono per cinque anni e nel 1889 finalmente si può assistere al prosciugamento completo dello stagno ostiense.


(scarriolanti, dal museo di Mirabello)

I Ravennati non sono l’unico gruppo di lavoratori impiegati nelle opere di bonifica: anche abruzzesi e marchigiani, sebbene in piccoli gruppi, fanno parte delle squadre di scavo dei canali, di costruzione degli argini e degli impianti idrovori. I romagnoli tuttavia fanno da gruppo di riferimento sia per le tecniche di lavoro che per l’organizzazione della vita quotidiana all’interno della nuova colonia.

“Mio padre faceva il pellicciaio a Leonessa (Rieti) – ricorda uno degli intervistati nel corso di una ricerca sul campo effettuata ad Ostia agli inizi degli anni ’80 riguardante i primi abitatori del territorio all’epoca della bonifica – e siccome qui mancava il sarto, il prete lo fece venì e lui si stabili qui a Ostia, nei vicoletti, e faceva il sarto”. È una testimonianza emblematica delle modalità di arrivo di un singolo e della sua famiglia: la conoscenza di un mestiere anche soltanto analogo a quello di cui c’era bisogno, era motivazione più che sufficiente per una chiamata, un invito e, dall’altra parte, di una repentina decisione di trasferimento. Da una chiamata all’altra, da una voce che si diffonde (“Qui si può vivere”) soprattutto attraverso il contatto con le prime famiglie arrivate – che a loro volta invitano i propri parenti rimasti nelle zone di origine – inizia la seconda fase dell’immigrazione sul litorale.

Le bonifiche agrarie seguite a quella idraulica innestano la fase di nascita e di sviluppo di un’agricoltura moderna. Comincia a necessitare la presenza e l’operosità in loco di famiglie di lavoratori in grado di soddisfarne le esigenze. La bellezza del luogo, finalmente vivibile, l’apertura delle trattorie e dei primi stabilimenti balneari, favoriscono il nascere di attività diverse, atte a richiamare quanti sono in grado di soddisfare le nuove esigenze della nascente cittadina.

Sul territorio delle foci si verifica allora un interessante fenomeno di compresenze. È come se molteplici e diversi ambienti umani cominciassero a convivere, spesso ignorandosi vicendevolmente. Da una parte gli abitatori dell’agro che, con la bonifica idraulica e il lento progredire di quella agraria, cominciano l’opera di aggiornamento dell’ormai inattuale organizzazione della campagna, favorendo in qualche modo la nascente spinta del capitalismo alla costruzione di un’azienda di tipo moderno.

(trattori a Maccarese nel 1930, da abcvoxinfo)

I nuovi residenti sul territorio in fase di iniziale urbanizzazione, si trovano invece ad essere pionieri di un’altra rivoluzione: quella dell’epocale trasformazione che vede la speculazione fondiaria tendere a mutare la forma della costa, da fascia dunale abbandonata alle sole attività venatorie, in area da pianificare e sistemare in virtù di una più vantaggiosa rendita economica della proprietà. Si differenzia fortemente la tipologia delle classi sociali e delle categorie: non più soltanto braccianti, coloni e mezzadri, ma anche operai, artigiani, impiegati, professionisti.
Quali processi di interscambio culturale o di acculturazione vengono messi in atto da tutti questi fenomeni immigratori sul litorale?

Le popolazioni giunte agli inizi, prima fra tutti quella degli operai ravennati, col variare delle condizioni dei luoghi, con il proprio lavoro e il proprio sacrificio, hanno determinato, in questo lasso di tempo, una decisiva evoluzione della propria posizione sociale. Nell’arco di poche generazioni, le famiglie di coloro che si erano fermati su questi lidi come braccianti, bonificatori, ex lavoratori stagionali, coloni, compartecipanti, mezzadri, assegnatari, sono diventate molto spesso proprietarie dei terreni sui quali avevano deciso di restare.
Le etnìe regionali d’origine si fondono attraverso le relazioni umane, le attività in comune, i matrimoni. Il risultato è una omogeneizzazione delle diverse componenti culturali locali originarie. La fondazione dei centri abitati, con il loro carattere cittadino, determina sempre più una mescolanza delle diverse culture, che all’origine erano spesso lontane quando non antitetiche. Culture di paesi ed aree contadine del nord e nord-est d’Italia vengono a confrontarsi e a dialogare con quelle dei piccoli paesi arroccati del Lazio interno, degli Abruzzi, delle Marche, e con le genti del sud e delle isole. Se la crisi occupazionale è comune origine delle motivazioni migratorie di tutti, estremamente diverse sono invece le forme culturali, linguistiche, religiose, di spirito comunitario che sono alla radice dei vari gruppi.

In questa situazione in costante evoluzione dalla prima metà del XX secolo, la Colonia Ravennate perde progressivamente i suoi caratteri peculiari originari. Malgrado ciò la Cooperativa Agricola costituita ad Ostia nel 1902, come cellula distaccata dalla cooperativa madre ravennate, rimane in vita fino al 1956, anno che segna il suo scioglimento e la definitiva fine dell’esperienza dei romagnoli ostiensi.
Contando oggi circa 300.000 residenti - mentre poco più di un secolo fa essi si contavano nell’ordine delle centinaia di persone - il Litorale Romano, per la sua configurazione geofisica e per i suoi caratteri ambientali, si presenta quindi come un territorio di approdo, di arrivo e di partenza di genti, favorevole a processi di acculturazione fra etnie regionali e transazionali diverse, suscettibile di trasformazioni fisiche ed antropiche epocali, come pure di statica conservazione dei caratteri primigenii.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Lattanzi G., Lattanzi V., Isaja P. (1986), Pane e Lavoro. Storia di una Colonia Cooperativa. I braccianti romagnoli e la bonifica di Ostia, Marsilio, Venezia, (2008) Longo, Ravenna.

Si segnala anche:

Stagno di Maccarese e di Ostia

Lo Stagno di Maccarese e quello di Ostia, rispettivamente a nord ovest e a sud est, del Tevere sono scomparsi con la bonifica iniziata nel 1884. Essi occupavano aree depresse, in parte sotto il livello marino, che ricevevano le acque  piovane le quali defluivano in mare con grande difficoltà, per la presenza dei cordoni dunari, costituendo in tal modo aree fortemente malariche.

Planimetria della plaga litoranea, 1844

Archivio Capitolino (segnalata su Facebook)

La loro bonifica, protrattasi per qualche decennio, è avvenuta attraverso la costruzione di una fitta rete di canali. Alcuni hanno lo scopo di convogliare le acque provenienti dai rilievi interni direttamente in mare evitando il loro ingresso nelle aree più depresse, altri di convogliare a impianti di sollevamento le acque presenti nelle aree più depresse.

Le acque così sollevate vengono condotte al mare attraverso canali intagliati nel sistema dunare. Per questo gran parte del paesaggio locale è caratterizzato da aree pianeggianti o lievemente depresse intersecate da numerosi canali di taglia diversa.

I canali maggiori, in parte navigabili, sono quelli che convogliano in mare le acque sollevate, come il cosiddetto Canale dei Pescatori presso il Lido di Ostia. L’area bonificata è in parte utilizzata a fini agricoli, in particolare quella dell’ex Stagno di Maccarese, in parte è stata urbanizzata.

Lo stesso aeroporto Leonardo da Vinci è in parte costruito nell’area un tempo occupata dallo stagno. (testo tratto da  "Evoluzione olocenica e lineamenti morfologico-paesaggistici del delta tiberino", Piero Bellotti  "Alle foci del Tevere", Geologia dell'Ambiente)

Ecomuseo

"Ma quala televisione! Scherzeto? (ma quale televisione, scherzi?). La prima che l’ha messa era il Baglio (soprannome di una persona che abitava a Maccarese, in Via dei Tre Denari), che faceva pure osteria; andavamo lá qualche volta e si stava un po’ insieme. Do voi che andaine (dove vuoi che andavamo) alla sera ci riunivamo alla fontana, vicino alle stalle delle bestie, oppure dentro, se era troppo freddo, anche sul fieno. I grandi ciaccolavano da una parte, e i ragazzi da un’altra parte"

(da il valore di una fontana nei centri di Maccarese, di Riccardo Di Giuseppe)

L' ecomuseo del litorale romano e' "nello stesso tempo, spazio di fruizione pubblica, luogo di costruzione di memoria e di identità e laboratorio di ricerca".

  • Polo museale Ostiense (Ostia Antica). Attivo dal 1994 ed ora in fase di completamento e di ampliamento, sviluppa il tema delle grandi trasformazioni fisiche e antropiche del litorale e delle bonifiche idrauliche e agrarie del delta.
  • Polo museale Aurelio (Maccarese) . E’ il secondo Polo Museale realizzato dalla CRT. Il Polo è dedicato alla storia della campagna romana verso il mare e in particolare alle vicende legate al lavoro delle genti per la redenzione del territorio e il suo utilizzo agricolo nel corso degli ultimi due secoli.

"Fuori dal mondo industrializzato e consumistico troviamo i paesaggi della emarginazione e della crisi, con i residui brandelli dell'esotismo e della ruralità […], invasi anch'essi dai detriti della grande macchina industriale, vero cimitero d'immagini […]. Ma ormai una fitta rete di scambi e di interessi avvolge il pianeta e tutti i paesaggi ne restano segnati. I problemi del mondo d'oggi riguardano l'organizzazione di questi scambi e la connessa utilizzazione degli spazi, ormai sempre più saturi e problematici."

TURRI, Antropologia del paesaggio

Impianto irriguo al Belvedere

L'impianto irriguo di Ponte Galeria, del consorzio di bonifica "Tevere Agro Romano", e' stato costruito nel 1930 per garantire l'irrigazione dei campi  a nord del fiume, fino ai terreni di Cerveteri Sasso. L'acqua del Tevere raggiunge le coltivazioni  grazie ad un canale artificiale che nasce dall'impianto,  alimentato da una batteria di pompe da 2000 litri al secondo.  segue...

Pannello InformAttivo

Il Pannello InformAttivo dedicato al tema della bonifica dell'agro romano, al Belvedere Galeria. segue...

Mappe dell'agro romano

Topografia geometrica dell’Agro Romano, 1700

Topografia geometrica dell’Agro Romano, Gio. Battista Cingolani dalla Pergola

Planimetria della plaga litoranea, 1844

Archivio Capitolino (segnalata su Facebook)

Pedalate della bonifica

Anello della bonifica di Maccarese

Un percorso per attraversare l'agro romano a nord del Tevere  segue...

(la prima parte dell'anello, da Ponte Galeria a Maccarese)

Ciclovia Dolce Spiaggia

> Dolce Spiaggia, il percorso proposto da Romano Puglisi da Ladispoli a Fiumicino, ad immaginare la futura ciclovia Tirrenica, poi fino Roma lungo la Via al Mare della Regina. segue...

Extra

  • "Pedalata nei paesaggi dell'acqua" - 22 giugno 2019    segue...
  • "Pedalata della Bonifica" - 5 ottobre 2019  segue...
Riserva Naturale Statale del Litorale Romano

> La Riserva Naturale Statale Litorale Romano abbraccia un territorio di 15.900 ettari che si estende sulla costa, dalla marina di Palidoro a Nord fino alla spiaggia di Capocotta a Sud. segue...

Grazie al pollaio potevamo mangiare la carne, mangiare le uova e potevamo vendere qualche pollo, non c’era niente una volta. Pensa che quando una donna partoriva le si regalava una gallina così ci si poteva fare il brodo e rimettersi in forza. Ai miei tempi i miei genitori prendevano un uovo e gli facevano una croce sopra per dividerlo in quattro… e sì, con un uovo ci mangiavano quattro persone! Se nel pollaio trovavi un uovo rotto mica si buttava, si beveva crudo al momento… e quanto era buono!

(da il valore di un pollaio, di Riccardo Di Giuseppe)

Per quanto riguarda i casali della bonifica in ambito agricolo, è consentito localizzare attività di agriturismo, turismo naturalistico e rurale, senza alterare le condizioni del paesaggio circostante ed è consentito attrezzare punti informativi a servizio della Riserva, punti vendita per produzioni locali e punti di ristoro.

I beni tipizzati individuati dal piano paesaggistico (art. 134 comma 1 lettera 'c' del codice 42/2004), vengono così declinati (in attuazione del d.lgs. 42/04) all’interno della riserva del litorale romano:

  • aree agricole identitarie della campagna romana e delle bonifiche agrarie (interessa gran parte del territorio agricolo collinare)
  • insediamenti urbani storici e territori (il  villaggio storico rurale di Maccarese a ridosso del castello Rospigliosi)
  • borghi dell’architettura rurale ed i beni singoli identitari dell’architettura rurale (i centri agricoli della bonifica di maccarese  e più in generale i borghi rurali)

Nell’area dell’antico lago/stagno di Maccarese sono auspicati interventi di ripristino ambientale con valore didattico documentale, che ricrei l’ambiente delle paludi antecedenti la Bonifica, tramite l’allagamento di una piccola porzione di terreno agricolo depressa, sovrapponibile al sito Le Cerquete-Fianello.

(Dal Rapporto Ambientale del Piano di Gestione Riserva Naturale Statale Litorale Romano)

Contenuti Extra

Bonifica di Maccarese

Dalla vasta pianura alluvionale in mezzo alla quale scorre per gli ultimi 14 Km il fiume Tevere, fa parte il comprensorio della bonifica di Porto e Maccarese. La zona era un luogo selvaggio e inospitale, con terreni paludosi, avvolti da miasmi di aria malsana, con pochi abitanti avvelenati dalla mal’aria. I boschi fangosi coltivavano la delizia dei cacciatori d’ogni parte d’Italia che si estende per 10.186 ettari tra la destra del Tevere ed il fosso delle Pagliete o Tre Denari e tra il mare Tirreno e le colline retrostanti la ferrovia Roma-Pisa. segue...

Archivio di stato

Quanti tesori saranno nascosti in questi scaffali?

"[...] Nel suo complesso la documentazione riguarda sia lavori di costruzione, sistemazione, consolidamento e manutenzione idraulica delle sponde e dell’alveo urbano ed extraurbano del Tevere, sia opere di bonifica dell’Agro romano con le relative infrastrutture (ponti, acquedotti, sorgenti, viabilità). All’interno dei fascicoli le tipologie documentarie sono molteplici e di natura diversa: corrispondenza, relazioni tecniche, libretti dei lavori, elaborati grafici, fotografie, fino ai contratti con i relativi allegati. [...]" (dall'Archivio di Stato)

Letture

  • Le bonifiche in Italia (Atti del Convegno di Castiglione della Pescaia 26-27 settembre 1986)
  • Fiumicino tra cielo e mare – una storia da vedere, di AA.VV.
  • altre letture
  • "Per capire chi avrebbe affrontato l’inferno delle paludi e i rischi che nascondevano, bisogna spostarsi in Romagna, dove la crisi delle risaie e l’abbandono dei latifondi, aveva inondato di povertà le campagne. Eppure qui, in una situazione sociale in ebollizione, nel 1893, era nata la prima cooperativa italiana «L’Associazione generale operai e braccianti di Ravenna», guidata da Nullo Baldini. Aveva solo 21 anni, era socialista, e si trovò a guidare un gruppo di analfabeti, coraggiosi, determinati e rabbiosi." (dall'articolo sul Corriere della Sera del 2014)

La Scafa Tiberina

Anche sul Tevere, nei pressi della foce, ai tempi della bonifica del litorale romano ad opera dei braccianti ravennati e prima  della costruzione di un ponte che superasse il fiume, le due sponde erano collegate da una scafa. segue...

Progetto Ciclovia della Bonifica

La Ciclovia della Bonifica nasce come progetto di riqualificazione delle zone al confine tra il Comune di Roma e Fiumicino, connettendo i due Comuni attraverso un nuovo corridoio verde pedonale e ciclabile che mette a frutto gli elementi che caratterizzano il sito e che al momento versano in uno stato di incuria. segue...

La risalita contr’acqua da Fiumicino a Ripa Grande

Nel primo Ottocento, il rinnovato impulso ai commerci sollecita due innovazioni significative: il progetto di Giuseppe Valadier per il borgo di Fiumicino (1819) e il rilancio del servizio del tiro contr’acqua da Fiumicino a Ripa Grande. segue...

Storia di uomini e territori

> Il recupero della memoria dei luoghi e delle persone, tornando indietro nel tempo (tutte le pagine qui).

Piene Tiberine

> Roma resta in balia della complessa idrologia che confluisce nel Tevere: ben 42 corsi d’acqua, e di questi 20 fiumi e torrenti come il Chiascio, il Nestore, il Nera, il Paglia e l’Aniene, ognuno dei quali riceve altri affluenti. Sono 235 i chilometri sui 405 dell’intero Tevere a rischio allagamento, compreso l’attraversamento della capitale. segue...

Nonna Guerrina

Nonna Guerrina, classe 1916, che scese in carro merci da Merlara (Padova) per venire a colonizzare prima Maccarese, poi Fiumicino. L'assegnazione delle terre alle famiglie, dalla mezzadria alla proprietà. Poi la guerra, i rastrellamenti e le continue razzie dei tedeschi. Le mucche nascoste nel pagliaio e i salami in legnaia. I bombardamenti alleati, le voci dello sbarco a Fiumicino, quindi la ritirata nazista e la paura che ti rimane addosso.

Qua la zampa

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(presa di captazione al Belvedere Galeria, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

“Non lontano da lì c’è uno stagno, un tempo terra abitabile,
ora distesa d’acqua affollata di smerghi e folaghe palustri.
Qui, sotto aspetto umano, venne Giove e insieme a lui
il nipote di Atlante, privo d’ali e con la sua bacchetta magica.
A mille case bussarono, in cerca di un luogo per riposare;
mille case sprangarono la porta. Una sola infine li accolse:
piccola, piccola, con un tetto di paglia e di canne palustri,
ma lì, uniti sin dalla loro giovinezza, vivevano
Bauci, una pia vecchietta, e Filemone, della stessa età,
che in quella capanna erano invecchiati, alleviando la povertà
con l’animo sereno di chi non si vergogna di sopportarla.”

(“Le metamorfosi”, Ovidio)