All’interno dell’Operazione Patronus, della rubrica sulla memoria e  delle visioni tiberine, una pagina dedicata alla navigazione del Tevere da Fiumicino a Roma, quando il fiume era una via di commerci.

La risalita contr’acqua da Fiumicino a Ripa Grande

Nel  primo  Ottocento,  il  rinnovato  impulso  ai  commerci  sollecita  due  innovazioni  significative:  il  progetto  di  Giuseppe  Valadier  per  il  borgo  di  Fiumicino  (1819)  e  il  rilancio  del  servizio  del  tiro contr’acqua  da  Fiumicino  a  Ripa  Grande.

Porto di Ripa Grande, Piranesi, 1753

Sulla banchina  dove  ormeggiano  i bastimenti,  si  affollano  diverse  figure  di  operatori  portuali  e  addetti  alle  manovre  di  risalita  fino  a  Ripa  Grande,  le  cui  attività e specializzazioni – veri e propri mestieri del fiume – sono regolamentate da una normativa minuziosa.

Incaricato di  assistere  i  padroni  di  barca  nelle  complicate  manovre  di  ingresso e’ il  pilota  di  porto, che  da  una  lancia  conduce  le  manovre. Una volta in banchina, le merci vengono trasferire su burlotti, lance o qualunque  altra imbarcazione in  grado di risalire senza inconvenienti i bassi fondali del Tevere.

E’  poi  la  volta  dei  piloti  di  fiume  che  prendono  la  conduzione delle imbarcazioni sino a Ripa Grande.

il porto di Ripa Grande, 1878

Espletate le operazioni alla banchina di Fiumicino, inizia l’attesa del tiro con il quale risalire contro corrente. Garantito  storicamente  dai  pontefici  con  forza  lavoro  umana,   dal  1804 in poi viene  effettuato con  il  traino  animale.

Il viaggio di risalita dura due giorni. A Mezzo Cammino,  lontano  da  Fiumicino  all’incirca  14  miglia,  è  prevista  la  sosta  notturna prima di arrivare a Roma.

(imbarcazioni a Ripa Grande, da Romaierieoggi)

Le operazioni doganali a Ripa Grande si effettuano dalle 7 alle 11 del mattino e si concludono con la consegna ai padroni di barca di una bolletta stampata con una ricognizione analitica delle merci, indispensabile  per  la  loro  successiva  estrazione  dai  cancelli  della  Dogana.

il porto di Ripa Grande, 1892

L’introduzione del rimorchio a vapore nel 1842 rende più rapida e agevole la risalita dei bastimenti da Fiumicino a Ripa Grande. Il servizio è una gestione statale affidata alla Soprintendenza dei Piroscafi,  istituita  come  sezione  della  Pontificia  Direzione  Generale  delle  Dogane.

l’obelisco in viaggio, 1929 (animazione qui)

Tale  organizzazione  viene  pero’ messa  in  crisi  pochi decenni dopo dalla  concorrenza  esercitata  dalla  ferrovia  Civitavecchia-Roma piu’ rapida ed economica. Un ulteriore disincentivo alla navigazione commerciale sara’ la  costruzione  del  Ponte  dell’Industria. Costruito nel 1863 per condurre i treni fino alla stazione Termini,  essendo collocato a valle di Ripa Grande è di ostacolo al passaggio delle imbarcazioni.

(testo estratto da “Il Tevere, infrastruttura storica di Roma”, Anna Laura Palazzo, Ecowebtown)

(la navigazione ai giorni d’oggi, durante la tappa romana della XXXXI DIT, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Mappe

Il “tiro delle barche” lungo il fiume, tracciato in una mappa dello “Stato pontificio, Agro Romano – le vigne fuori delle Porte del Popolo, fra le strade Salara e li fiumi Tevere ed Aniene” (da archiviodistatoroma, un’altra qui)

La mappa in alta definizione per risalire il Tevere nell’anno 1704

Topografia geometrica dell’Agro Romano,  Gio. Battista Cingolani dalla Pergola

 

Extra

Romani e Tevere

> Fin dalle origini della città, il dialogo appassionato con il fiume ha offerto ai romani un multiforme teatro di commerci e svaghi, ozi e professioni. Il lento macinare dei mulini, il continuo viavai delle merci, gli schiamazzi dei bagnanti, lo scorrere operoso dei battelli, animavano lo specchio tiberino da mattina a sera, suggellando la relazione tra pietra e acqua, vicoli e ripe, uomini e riflessi. segue...

 

il Barcarolo sul Tevere

Godetevi la stratificazione fotografica de “il Barcarolo sul Tevere” proposta da Roma Ieri Oggi

Il barcarolo sul Tevere

La navigazione fino a città di Castello

(testo di Pirro Baglioni)

A Sipicciano (risalendo il Tevere fino al confine con l’Umbria) sono state scoperte una grossa villa romana (con magazzini e lavorazioni agricole) e la peschiera più importante e più grande dell’antica Roma. Scoperte che inducono ad ipotizzare che il Tevere fosse navigabile fin qui.

Quando i fondali erano più profondi, il Tevere era navigabile fino a Città di Castello e rappresentava la via di comunicazione più veloce per trasportare a Roma prodotti agricoli, laterizi, materiale da costruzione, legname per il riscaldamento. Le merci arrivavano all’Emporium, il grande porto fluviale di Roma, e da lì reimbarcate su altre navi più grandi verso la vastità dell’Impero Romano nel mondo.

Diversi sono i documenti che attestano tale attività fluviale, confermati soprattutto dalla presenza di un portus in prossimità di Orte (il Porto di Seripola, dove il Tevere aumentava la sua portata con l’immissione del fiume Nera), e da altri piccoli attracchi dislocati più a nord, dei quali ancora oggi i toponimi sono una testimonianza e una indicazione precisa della loro localizzazione. Troviamo infatti la Barca di Baschi, la Barca del Renaro a Castiglione in Teverina, la Madonna del Porto vicino Guardea, il porto di Pupigliano, la Barca di Alviano, il porto di San Valentino a Graffignano, il porto vecchio di Sipicciano dirimpetto a quello di Lugnano, sino ad arrivare al porto di Attigliano e a quello di Mugnano, ultimo approdo prima di arrivare ad Orte.

Sul fiume potevano transitare barche di piccole dimensione, ma ci sono testimonianze riguardo al trasporto di marmi giunti a Orvieto, per via fluviale, per la costruzione del duomo iniziato nel 1260, con attracchi nei porti di Orte, Attigliano, Sipicciano, San Valentino.

Nel settembre 1339 un carico di marmo romano raggiunge il porto di Sipicciano e, non potendo proseguire via fiume per la scarsezza d’acqua, continua il suo viaggio via terra dalla “contrata castri Sipicciani… ad schyenam o cum bufalis” sino alla città di Orvieto. Similmente un’altra partita di lastre di marmo romano viene scaricata al porto di San Valentino, sempre nel mese di settembre di quell’anno.

Le merci pesanti arrivavano con una certa facilità fino al Porto di Sipicciano, ubicato a circa 2 km dalla località Casettone. Lì esiste un complesso doganale rinascimentale, fatto costruire sicuramente dai Baglioni della Teverina, per riscuotere le tasse associate al passaggio di merci e persone che proseguivano per Viterbo o fino al Tirreno.
Le imbarcazioni fluviali erano i “navicelli”, a una o due vele, e le “rascone” veneziane. La realizzazione delle Dighe Umbre ha frammentato il fiume, rendendo di fatto impossibile la navigazione.

Si segnala: il porto romano di Seripola (video su Facebook)

 

Qua la zampa

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(il porto di Ripetta nel 1760, Piranesi, dettaglio, da Romaierieoggi)

 

La risalita contr’acqua da Fiumicino a Ripa Grande
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