pagina in costruzione

All’interno dell’Operazione Patronus e  dopo il capitolo estivo, torniamo sulle orme di Giorgia e del progetto Thybris per scoprire quattro itinerari lungo il fiume, dalla foce fino al confine con l’Umbria.

Gli angeli del Tevere

Sulle acque del fiume Tevere, le antiche popolazioni italiche, le colonie greche e fenice navigarono e scambiarono merci trainando le barche mercantili dalla foce al guado. Il fiume Tevere era la via maestra verso il Mediterraneo.
La città di Roma, nata attorno al guado in prossimità dell’isola Tiberina, oggi arriva fino al mare, diventando così l’unica capitale Europea sul mare. I territori lungo il corso del fiume offrono storie e paesaggi di straordinaria bellezza, avvicinando persone di eccezionale coraggio, forza e creatività.

Così, durante la pandemia, quando i viaggiatori erano bloccati e con loro tutti i professionisti del turismo, è nato un progetto per la promozione di itinerari lungo le sue sponde: una o più giornate, dalla foce ai confini regionali, coniugando bici elettriche, camminate e mezzi pubblici.

Finanziato dalla Regione Lazio, il progetto ha preso vita dalla penna e dal lavoro, studi e sopralluoghi, di alcune guide turistiche. Questa è la testimonianza di tre di loro: Angela Processione, Pierangela De Martin e Giorgia Cadinu.

Mappa dei percorsi

capitolo in costruzione

Le dee

capitolo in costruzione

Quattro dee per quattro percorsi, quelli immaginati risalendo il fiume dalla la foce fino ai confini con l’Umbria.

Protagoniste indiscusse dei temi affrontati e della sfera sacra sono le acque: quelle del Tevere, quelle degli antichi acquedotti, della “marana” che ha battezzato tutti i fossi di Roma, di un viadotto che nasconde un antico ponte, dell’Acqua Santa di Roma, imbottigliate dalla fonte Egeria, con cui ci siamo dissetate.

  • La Bianca Dea alla foce. Anche il fiume veniva detto anticamente bianco, poi biondo. Leucotea o Mater Matuta, protettrice dei naviganti, stella del mattino, dell’inizio, salvata da Ercole qua alla foce del Tevere, e che salvò a sua volta Ulisse dalle furie di Nettuno.
  • Egeria nella città Eterna. Dea antichissima o ninfa, a cui ancora oggi molti toponimi sono dedicati e la cui memoria, nonostante i millenni, sopravvive chiara e vivace nella popolazione residente. Ma chi si nasconde dietro a questo nome? Egeria era amante e consigliera di Numa Pompilio, secondo re di Roma (che comunque all’epoca degli incontri notturni era vedovo, giusto per fugare malignità) e successivamente fonte sacra agli antichi Romani.
  • Bona Dea nella riserva di Nazzano. Una specie di madre natura preposta anche alla fertilità femminile, la dea dei serpenti. Fu trovata più di un’iscrizione a lei dedicata e pare che anche suo marito Fauno abbia avuto un tempio famoso dai rituali caprini.
  • Il versante vulcanico è stato dedicato all’antichissima dea Pomona. Una specie di Bacco antelitteram, ma non selvaggia, piuttosto innamorata del giardino e della buona coltura. Questo infatti è un territorio molto fertile grazie al suolo vulcanico la cui vocazione si esprime appieno negli abbondanti vigneti, vi sono quattro aziende vinicole tra le più importanti a livello regionale, e nell’eccezionale qualità dell’olio extravergine d’oliva e delle mandorle.

I percorsi

Alla foce del Tevere

Intorno alla foce del Tevere abbiamo seguito la storia del bacino fluviale e del suo rapporto con la costa, la cui linea, avanzando nel corso dei secoli, ha lasciato maggior spazio al Biondo Tevere, creando il paesaggio che ora conosciamo.
Siti archeologici di notevole prestigio si intersecano alla storia più recente, dove uomini e famiglie intere, quasi complici della natura, hanno bonificato le terre lungo il Tevere. Una storia di braccianti, contadini, muratori impegnati alla creazione del nuovo paesaggio.

Giornata perfetta, basta scegliere le fermate del treno con rampe o ascensori funzionanti e armarsi di crema solare e antizanzare.
Ma partiamo con ordine. Lungo la Regina Ciclarum percorriamo il canale di Traiano fino all’Episcopio e la chiesa di S.Ippolito, un salto nel medioevo nella piccola cittadella fortificata, protetta dai gatti e da Padre Antonio.
Dopo poche pedalate, approdiamo negli antichi porti di Claudio e Traiano, opere ingegneristiche di incredibile portata che ci parlano dei commerci di grano, di marmi e di spezie. Immaginiamo così la vita dell’antica Portus e la fatica di uomini e buoi nel trainare controcorrente questi preziosi beni fin nel cuore dell’antica Roma.

Salutiamo gli antichi per affrontare il presente, fatto di grandi aerei che volano sopra le nostre biciclette. Con le nostre bici a zig zag tra le strade intorno all’aeroporto, troviamo riparo al Museo delle Navi, scoperte proprio in occasione della costruzione dell’aeroporto. Vedere gli antichi legni di imbarcazioni del I sec. D.C, ci riporta all’antica città di Portus, ai commerci, alla vita tra il mar Tirreno e il fiume Tevere.

Pedaliamo per lasciarci indietro il passato e ritornare ad un presente più prossimo. Attraversiamo il fiume e dedichiamo un giorno intero ai sopralluoghi sull’Isola Sacra, un lembo di terra tra il canale di Traiano e il Tevere. Dell’antica città di Portus, citata prima, ci rimane, qui oggi, un’incredibile Necropoli, la cui ricchezza e varietà di tombe nello stile richiama alla varietà delle genti da ogni parte del Mediterraneo che hanno vissuto e popolato l’antica città di mare, sostituita oggi dalla moderna Fiumicino.
Alla Casa Museo della Civiltà Contadina, ci accoglie il Signor Osvaldo Faietta che ci racconta della bonifica del 1920 e della storia di tante famiglie che hanno lavorato per strappare terra alle paludi piene di malaria. Questo museo è un piccolo gioiello, che avrebbe bisogno di più attenzione e di più spazio. Pedaliamo verso la storia ancora più recente, attraversando case basse tra il mare e il fiume.

In direzione opposta, verso nord, una bella ciclabile lungo il perimetro dell’aeroporto di Fiumicino  ci porta al lungomare di Focene. Proseguiamo poi verso Maccarese, dove ci aspettano le terre bonificate, ora coltivate ad ortaggi e  mandorle, insieme agli allevamenti di vacche da latte.

Recuperata la sponda del nostro Tevere, ci dirigiamo ad incontrare la Pietro Micca, una nave a vapore di fine ‘800 ancora incredibilmente funzionante, seppur modernizzata, che vive di una lunga storia ancorata nel cantiere della Tecnomar. Ci lasciamo dietro le grandi e piccole imbarcazioni e dopo aver attraversato, non senza timore, il ponte della scafa, rimpiangendo le barche sul Tevere che traghettavano persone e forse anche biciclette dall’una all’altra part. Andiamo a degustare i prodotti ittici della nostra costa dal ristorante Equo Risto, nei cantieri navali dove una volta Tancredi Chiaraluce, l’ultimo traghettatore della zona, lavorava e che oggi portano il suo nome.

L’Oasi della Lipu ci aspetta: qui l’antica palude, con il suo equilibrio naturale, è stata ripristinata e grazie all’intervento di esperti, come il direttore, Alessandro Polinori, è divenuta un’oasi di pace per uccelli e amanti del birdwatching.
A lato dell’Oasi vi è il parco letterario dedicato allo scomodo intellettuale, poeta e regista, Pierpaolo Pasolini, il cui cadavere è stato trovato in questi luoghi. Un rapido saluto a lui, per prendere ispirazione dalle sue denunce e dal costante impegno sociale, e ci dirigiamo verso la stazione di Ostia Lido che ci riporta a casa.
Ci dedichiamo poi ad Ostia, oggi quartiere di Roma, anticamente città fortezza della capitale dell’Impero Romano. Visitiamo prima il suo borgo rinascimentale per poi immergerci nell’area archeologica di Ostia Antica, che regala un incredibile spaccato di vita in un’antica città di porto. Un giorno intero non è abbastanza per visitarla, ma in qualche ora ci si può immergere e rimanere per sempre affascinati.
Per scoprire com’è nata la città moderna di Ostia, passiamo a salutare Simone Bucri, che ci accoglie nell’Ecomuseo Ostiense. Da qui è partita la prima bonifica dell’Italia unita, nel 1884.
La storia raccontata in modo incredibile e dettagliato all’interno di questo museo ci riporta alla vita di un tempo, al genuino socialismo, fino ad arrivare ai moderni impianti idrovori che regolano le acque di questo incredibile territorio, il cui antico e ben più vicino passato meritano di essere scoperti e narrati.

Non possiamo lasciare Ostia senza aver pedalato lungo la ciclabile del lungomare, aver mangiato del fritto di pesce e senza aver attraversato la pineta di Castelfusano, un intrico di viali e sentieri immersi nella natura, in grado di farti dimenticare che a pochi passi c’è il mare e la foce del Tevere.

 

Città Eterna Lungotevere

Nello studio e nei sopralluoghi all’interno della città di Roma ci siamo dedicate ai territori e alle storie toccate dal Sentiero Pasolini, dalla Regina Ciclarum, dalla Regina Viarum (Appia Antica) e dall’archeologia industriale (antichi porti e porte inclusi).

Il primo giorno percorriamo parte del perimetro degli scavi Ostia Antica prima di imboccare il Sentiero Pasolini a cui, nel 2021, dopo circa tre anni, è stata finalmente riconosciuta la sua identità. Pedaliamo su una dorsale panoramica dove la vegetazione si fa da parte per farci intravedere il Tevere. Alla nostra destra il sole crea una strana atmosfera metallica infrangendosi sulle zolle marroni. Il surreale lascia il posto a una coltivazione di broccoletti, onnipresenti nelle tavole laziali durante l’inverno, meglio se con le salsicce. Oggi però la temperatura è ancora estiva.

Facciamo sosta all’Azienda Agricola Corsetti nella Tenuta di Dragona per fornirci del necessario ad un bel picnic lungofiume. Nei pressi un’idrovora di sollevamento per irrigare i campi e una grande stalla di mucche. Ci lasciamo i cancelli alle spalle prima che chiudano, la pausa pranzo è prevista nel verde del ben manutenuto Parco del Drago, di cui si prendono cura volontari locali. Alcune architetture ci ricordano altri luoghi, in Nord Europa ma l’impressione svanisce nello spazio di qualche pedalata. Dopo le delizie di una freschissima ricotta si riprende svicolando tra le case. Il vicino orizzonte è interrotto da un monticello, Monte Cugno. L’altura, ventisei secoli fa, era più scoscesa e ben difesa da un ager a controllo di Tevere e saline, presumibilmente occupata da Ficana , antica città del Latium Vetus.
La torre medioevale di Dragoncello, il quartiere che succede lungofiume verso il centro a Dragona, diruta ma ancora in piedi, viene anch’essa costruita, secoli dopo, a vigilare sui nuovi pericoli: i pirati saraceni. Anche per questo motivo la zona passò anche sotto il controllo dei Monaci della Basilica di San Paolo fuori le Mura che per un lungo periodo nel Medioevo seppero gestire un asse strategico di fortificazioni lungo tutto il corso del Tevere. Così l’unica altura dalla foce al centro, qua presente, prese anche il nome di Monti San Paolo. Sul sentiero, uscite da una lunga galleria di canne incrociamo, in sella al suo destriero, uno dei primi volontari che dettero forma al percorso e sicuramente uno dei più instancabili e irriducibili, Sven Otto Scheen. Ci informa che alcuni volontari hanno appena ripulito parte del percorso che infatti ci si presenta agevole e libero da canne sporgenti.

L’impegno fisico maggiore è trasportare su e giù per le scale le bici alla stazione del trenino a Centro Giano, a causa di un ascensore fuori uso, e di scale mobili inerti. Una fatica improba per prendere il treno. Scopriremo poi successivamente che, affrontando un sottopassaggio con un bellissimo murale dedicato a Pierpaolo Pasolini, una salita e una rotonda, l’ingresso alla stazione è molto più agevole. Scendiamo a Tor di Valle in mezzo ai colori delle Buganvillee che lasciano il posto a immondizie ed incuria davanti all’ippodromo in disfacimento.

Qui pedaliamo lungo la Regina Ciclarum. Prima tappa è un ponte romano di II secolo che permetteva all’antica via Ostiense di attraversare il Fosso di Vallerano, importante affluente di Tevere e Aniene. Alla Magliana Nuova, nei pressi dell’antica Chiesa di Santa Passera ci ritroviamo nel presente dei murales dell’artista romano Groove, tra orsi polari e scimmie che si fanno i selfie spunta anche la Gioconda. A Ponte Marconi scorgiamo i bagliori dei mosaici di San Paolo fuori le Mura, spingiamo sui pedali prima che la tempesta ci colga, con gli accessi al Tevere ormai interdetti. Di acqua dal cielo …nemmeno una goccia.

Si riparte il giorno successivo per un’immersione nel Parco Archeologico della Via Appia Antica. Prima di uscire dal tratto urbano della Regina Viarum godiamo di una vista grandangolare dalla cima di una delle torri del Museo delle Mura (Aureliane) a Porta San Sebastiano, il più grande monumento di Roma, lungo ancora oggi dodici chilometri.
Al V miglio dell’Appia Antica ci inoltriamo tra i profumi del finocchietto e della squisita rucola selvatica nella Villa dei Quintili, dove persevera da secoli la maestà del più grande complesso residenziale del suburbio romano. All’uscita veniamo accerchiate da un gregge di pecore e capre di ritorno dal pascolo. La Campagna Romana inizia appena fuori la porta imperiale.

Comunicazioni via terra e via mare e un’enorme disponibilità di acqua hanno reso Roma una metropoli a capo di un vasto impero: eccoci arrivate al Parco degli Acquedotti. Sotto gli archi dell’Acqua Marcia, nei pressi della Torre del Fiscale, rintracciamo la memoria del borghetto Felice, nome che sa di burla amara, segnato dalle piastrelle sbeccate e dalle prese elettriche prive di vita ma ancora appiccicate all’acquedotto. Doveroso ricordare Don Sardelli e la sua scuola 725, il numero della baracca di una cittadella di baracche smantellate negli anni ’70 del novecento. Una scuola che insegnava la presa di coscienza della dignità umana . Da qui partirono le prime manifestazioni per il diritto alla casa, anche al costo di rimediare qualche randellata.

Sosta al Casale del Fiscale, gestito dalla cooperativa sociale onlus Demetra che sostiene e mantiene il parco. Abbiamo notato che è stata piantata anche una piccola vigna, molte biciclette sono già parcheggiate, tutti affamati? L’ingresso alla fungaia, ex cava, è interdetto. Non ci facciamo mancare nulla, sia mai, piccola deviazione quindi per passeggiare tra le tombe della Via Latina. La meta finale è il suggestivo Ninfeo di Egeria al Parco della Caffarella. A pochi passi scorre l’Almone, l’antico fiume sacro a Roma, bistrattato e compresso resiste. Altra storia. A volte non ci rendiamo conto di quanta bellezza ci circonda.

Un’intera giornata è riservata ai sopralluoghi per gli approdi, gli ingressi nell’antica città e i mercati con i suoi magazzini come momento di scambio-contatto di civiltà. Il Porto di Ripa Grande, ricordato dalla fontana di fronte al Nuovo Ponte Sublicio deve il suo nome a Papa Innocenzo II che lo ampliò e lo abbellì alla fine del milleseicento. Siamo a due passi da Porta Portese e dell’arsenale papale costruito nel ‘700.

In antico da qui usciva la Via Portuensis , che collegava Roma con Portus, il grande porto della Roma Imperiale. Oggi il nome di Porta Portese è famoso per il tradizionale mercato domenicale dalle immense dimensioni. Lo aggiriamo ma alla fine ci scappa l’acquisto, un gioco di società in una scatola di latta, prontamente assicurato al portapacchi della bici della collega, Giorgia e un catalogo su tutte le chiese di Roma per la collega Angela, di un certo peso…in tutti i sensi.
Attraversiamo il Rione Testaccio, che ha ospitato dal II secolo a.c. le banchine e i magazzini dell’ Emporium, ossia il centro logistico che riforniva Roma di ogni bene, e l’ex Mattatoio , nei cui spazi sono ospitate realtà dell’associazionismo, artigiani, artisti, la città dell’Altra Economia e la facoltà di Architettura di Roma Tre. Qui ad essere bio non è solo il cibo ma anche la riqualificazione architettonica di alcuni spazi. Merita una pausa caffè per apprezzare le antiche strutture.
Percorriamo un quarto di giro attorno al Monte dei Cocci, così chiamato poiché formato interamente dai cocci delle anfore antiche romane, e arriviamo al ponte de fero, nato Ponte dell’Industria a metà ottocento. Il 7 aprile del 1944 dieci donne furono falciate a colpi di mitra per l’assalto al Forno Tesei proprio qui. Ammazzate brutalmente dai nazi fascisti per aver sottratto pane e farina. Uccise per fame.

La Roma industriale ci saluta: ariosi gazometri costruiti tra il 1910 e il 1935 dominano l’area. Il più grande dei quali, che all’epoca era anche il più grande d’Europa con i suoi 90m d’altezza, ha fatto da sfondo, tra le altre, alla pellicola di Pierpaolo Pasolini “Accattone”. Ci dirigiamo al Mercato di Campagna Amica di Circo Massimo a Via dei Cerchi, tra il Palatino e il Tevere. Non stupisce che in questa zona, più di 2000 anni fa, ci fossero due grandi mercati, il Foro Boario e il Foro Olitorio, come dire fave col pecorino. Oggi possiamo acquistare prodotti anche allora molto in voga: farro, lenticchie, il pane del legionario e il formaggio del Velabro. Possiamo anche mangiare nel cortile interno… la pedalata termina così, con le gambe sotto al tavolo. Meritatamente.

Riserva naturale Nazzano Tevere-Farfa

Partendo da Poggio Mirteto scalo, una stazione raggiungibile in circa quarantacinque minuti con il treno regionale da Roma dotato di vagoni per le biciclette, abbiamo incontrato il Tevere e i suoi protagonisti all’interno della prima riserva naturale della Regione.
Lasciata la stazione, dopo un paio di chilometri lungo la sponda sinistra incontriamo Mauro Piersanti alla Fattoria Campo di Contra. Tra galline, oche pettegole, due ciuchini, un coniglio e tre esuberanti cagnolini Mauro ci racconta del recupero del casale e delle attività che vengono organizzate. Stefano si occupa di panificazione, lo conosciamo mentre è al lavoro per costruire un forno in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica e ottenere una maggiore resa calorica. È un buon inizio. Prima di salpare… in sella alle bici, assaggiamo, tra gli altri, i gustosi ceci di loro produzione. Salutato il superbo cavallo romano, la razza del cavallo dell’imperatore e filosofo Marco Aurelio per intenderci, partiamo per attraversare il Tevere. Da questo momento in poi seguiamo la sponda destra del Tevere e non lo perdiamo quasi mai di vista per una giornata intera.

Percorriamo vie traverse che tagliano colline, sterrati con qualche buca dove incrociamo un piccolo gruppo di pecore che si ritirano in alto spaventate, attraversiamo frondose gallerie formate da rami o canne. Gli incontri di questa giornata sono con i paesi di Torrita Tiberina, Filacciano e Ponzano.
Arrivate a Torrita Tiberina, borgo fortificato che controllava il ponte a valle, raggiungiamo la terrazza belvedere, ci soffermiamo nelle pittoresche viuzze e davanti l’imponente palazzo baronale. Dopo esserci rifornite di acqua, ci aspettano Christine e Ottavio nella villa che ospita la Fondazione Serpone, subito sotto la città storica. Dal ventre freddo della montagna agli ultimi raggi di sole che evidenziano un originale percorso di arte contemporanea voluto e pensato per questo luogo. Tra una cascata di salici, ulivi rosciola, alberi da frutto, pini centenari e cipressi le opere stimolano l’intelligenza, la curiosità e anche l’ilarità. Non citiamo tutti gli artisti, qualche nome però lo facciamo: Shozo Shimamoto, Mimmo Paladino, Vettor Pisani, Hermann Nitsch …Munari. Il consiglio, ovviamente, è di vivere l’esperienza di persona.

Proseguiamo verso Filacciano: dal Medioevo al Barocco. Qui la scenografia è rappresentata da un intero paese. Domina, sulla scalinata a ventaglio, la facciata di Palazzo del Drago, progettato per la famiglia Papazzurri alla metà del ‘600 dall’allievo prediletto di Bernini, Mattia De Rossi. L’arco introduce alla spina del paese, un blocco orizzontale, dove si aprono usci, piccoli terrazzi, oculi.
Il regista Federico Fellini rimase così incantato del borgo che vi girò parte di uno dei suoi capolavori assoluti, 8 e ½, il film cult del regista americano Martin Scorsese.

A Ponzano Romano, grazie ad un fortunato incontro, conosciamo Michele Longo che ci invita per un caffè, quindici minuti dopo siamo al PRAC, Centro per l’arte contemporanea, dove il direttore, Graziano Menolascina, fuori orario, viene ad aprirci. Abbiamo così la possibilità di visitare la mostra di David Salle. Successivamente veniamo condotte alla Porta sul Tevere, un’installazione artistica di un giovane cinese che a breve esporrà a Milano: Wang Yuxiang. Lo salutiamo in videochiamata. L’acqua scorre sulla porta socchiusa, ai suoi lati scorre il Tevere.

Il rientro avviene lungo il Fiasco Romano, un lembo di terra circondato quasi completamente dal fiume prendendo la forma appunto della famosa bottiglia di vino dalla generosa pancia. La strada bianca bordo fiume è stretta da una cintura di vegetazione dove si aprono le postazioni dei pescatori e dai campi lavorati che si spandono alla nostra destra. Dribblando pozzanghere ancora piene d’acqua richiama la nostra attenzione la facciata di una casa sulla riva opposta, strano, realizziamo che è una scenografia, così doveva apparire Roma prima della costruzione dei muraglioni di fine ‘800.

Un giorno intero lo dedichiamo al Monte Soratte e ai percorsi per raggiungerlo dal fiume, scegliamo strade poco frequentate, incrociamo pochissime macchine, a vederlo lassù, il paese di Sant’Oreste incute un po’ di timore. Ce la faremo? Con la pedalata assistita e i tornanti che si allungano arriviamo. Pausa: spuntino e poi ingresso nel Bunker Soratte, dove, oltre alle gallerie si allungano le nostre domande. Di qui è passata la storia della Seconda guerra mondiale, della liberazione di Roma, e, successivamente, della guerra fredda degli anni 60’. Studiarla e toccarla con mano nelle fedeli ricostruzioni degli ambienti fa la differenza.

Per un’intera giornata ci inoltriamo nella parte della Riserva Naturale Regionale di Nazzano Tevere – Farfa lungofiume. Incrociamo persone che fanno sport o semplicemente camminano. Mucche al pascolo. Ogni pochi metri un tavolo da pic-nic vista fiume. Ci sarebbe bisogno di qualche lavoro per risistemare il capanno, la riapertura del sentiero lungo il fiume, un servizio regolare di attraversamento da una sponda all’altra…Chissà…

Poi saliamo verso la cittadina fortificata di Nazzano, solo lambita nei giorni precedenti: ogni pedalata ci avvicina al Castello Savelli, che gli stemmi ci dicono appartenuto alla Basilica di San Paolo. Anche qui l’abitato gli si avvinghia intorno. La visibilità dal punto più alto raggiungibile è oggi di 130 km. Finalmente veniamo a capo del nome dei monti che si vedono in lontananza. A valle i campi dell’Università Agraria percorsi dai trattori. Da Nazzano ti rendi conto di essere sulla cavea di un teatro che affaccia sul Tevere. Protagonisti di un copione che non stanca mai le curve sinuose del fiume, il luccichio dell’acqua, l’isola di detriti accumulati dalla confluenza del Farfa e del Tevere. La diga di Meana, a valle, ha fatto crescere il livello del fiume, causando così il suo allargamento.
Umberto Pessolano, il direttore del Museo del Fiume, oltre a raccontarci fatti e misfatti di Nazzano ci spiega che il Museo verrà riallestito e ampliato per la prossima primavera. La comprensione della vita del Fiume Tevere passa da qui: Morfologia, geologia, abitanti sopra e sotto l’acqua, insetti, l’intervento dell’uomo.

Ultimo incontro ma chiave sul territorio della Riserva è quello con Aurora Moretti dell’Ecoturismo Tevere Farfa che ci racconta della nascita e dell’evoluzione di questo ostello-taverna, dalle coltivazioni biologiche negli anni 80, quando il biologico non era famoso, alla realtà odierna e ci suggerisce la visita del frutteto antico. Il tempo scorre in fretta, terminiamo con una superba degustazione di formaggi locali e vini regionali alle Ecofattorie Sabine prima di rientrare.

Dal finestrino la sera sfuma i contorni in ombre nere e arancio, come fa notare la collega Angela. Ci mancheranno la forza riposante della vegetazione, l’aria frizzante, lo scorrere placido del fiume, dei suoi abitanti alati e gli straordinari incontri che abbiamo fatto.

 

Il versante vulcanico del Tevere

Abbiamo maciniamo chilometri con le nostre bici elettriche, aggirando i profondi e suggestivi calanchi, per toccare gli incantevoli paesi che sovrastano il Tevere nella parte più alta del Lazio al confine con l’Umbria sul versante del più grande lago vulcanico d’Europa.
Il nostro punto di partenza in questi territori è la stazione ferroviaria della piccola cittadina umbra di Alviano, che scegliamo per la sua comodità. Tramite una rampa, infatti, dalla stazione usciamo facilmente verso la strada asfaltata che poi ci conduce ad attraversare il Tevere per raggiungere nuovamente il Lazio.
Ci dedichiamo alla scoperta di incantevoli borghi percorrendo pacifiche strade provinciali e strade sterrate. Accompagnate dalla prima nebbia mattutina che sale dal fiume raggiungiamo Montecalvello. Concentriamo la nostra attenzione direttamente al borgo medioevale caratterizzato dalla piazza e dalla fontana su cui si affaccia il castello medioevale, di proprietà degli eredi del pittore polacco Balthus dagli anni ’70, quando era direttore dell’Accademia di Francia a Roma. Non incontriamo nessuno, abbiamo preferito non fissare alcun appuntamento con gli eredi, ma la bellezza senza tempo e la vista della valle con lo sfondo dei monti Cimini e Volsini, le antiche storie lette del posto ci affascinano maggiormente nel magico silenzio.

Pedalando dando le spalle al Tevere raggiungiamo il piccolo borgo di Sant’Angelo. Circa un centinaio di abitanti popolano il borgo che, da piccolo paese destinato a scomparire a causa dello spopolamento, nel 2016, rinasce grazie agli artisti che dipingono le facciate delle case creando un museo di street art con oltre 20 murales e trasformando Sant’Angelo nel paese delle fiabe, soggetto che accomuna tutte le opere d’arte. I pochi anziani che incontriamo ci raccontano come il borgo venga preso d’assalto nel fine settimana da turisti di tutto il mondo e come questo a volte sia straniante. Con le nostre biciclette pedaliamo lungo solo alcune delle strade, ammaliate dai colori e dai soggetti fiabeschi. Torneremo poi con altre colleghe, evitando accuratamente il fine settimana, per dedicare più tempo al progetto artistico custodito.

Lasciando il borgo ora fatato, vediamo la nostra prossima destinazione proprio di fronte a noi. Impossibile o alquanto difficile con le nostre biciclette attraversare il calanco che ci separa da Roccalvecce. Dopo oltre due chilometri su strada raggiungiamo il piccolo borgo dove ci aspetta il principe Giovangiorgio per portarci all’interno della sua residenza: il Castello Costaguti e della sua storia.
L’Incastellamento come fortezza militare comincia a partire dal XIII secolo ad opera di potenti famiglie locali viterbesi, i Gatti, successivamente sostituiti dai Chigi e dai Baglioni. Dalla metà del 1600 i Costaguti ne diventano proprietari. Grazie ai lavori di restauro a partire dagli anni ’90, il castello è un albergo diffuso che attraverso un ascensore permette di passare dal piano nobile, al piano armeria ad un bellissima terrazza, da cui ammiriamo il giardino settecentesco sottostante e il monte Cimino.

Dopo aver salutato il principe pedaliamo, sempre aggirando i calanchi, per raggiungere il borgo medioevale fantasma di Celleno, abbandonato nel corso dei secoli a causa degli smottamenti del terreno e dei frequenti terremoti. Parcheggiamo la bicicletta per poter percorrere a piedi il borgo, il castello, la piazza centrale per raggiungere la diroccata chiesa di S.Donato, dalla quale ci affacciamo per ammirare a perdita d’occhio l’imponenza della natura, alla quale, come recita uno dei cartelli informativi, nulla l’uomo può.

Pedaliamo per circa 20 chilometri aggirando la famosa Bagnoregio, battezzata come la città che muore, ma che da parecchi anni grazie alle iniezioni di cemento nelle sue rocce e al turismo di massa, parrebbe non dover morire mai più, almeno nella stagione turistica. Ci dirigiamo direttamente a Lubriano per ammirare il calanco sul quale Bagnoregio è rimasta incastonata, scegliendo un punto di vista alternativo e lontano dalle folle.
Ci rifocilliamo al ristorante Vecchio Mulino, un punto di riferimento nella zona, con una superba degustazione di pietanze locali perdendo lo sguardo nella valle dei calanchi. Pedaliamo lungo le strade di Lubriano prima di ritornare alla stessa stazione di partenza, costeggiando il Tevere e il lago di Alviano, che creato artificialmente per evitare l’allagamento di Roma, si è trasformato in oasi naturale preziosa per l’avifauna.

Il giorno successivo, arrivate alla stazione di Alviano scalo, pedaliamo totalmente avvolte dalla nebbia e dal freddo mattutino in direzione di Graffignano, nel cui centro storico spicca il castello trecentesco denominato Baglioni Santacroce, dal nome delle casate che hanno via via occupato questo territorio. Prima di visitare il castello ci fermiamo per una breve colazione nel panificio dei F.lli Oddo per deliziarci con il famoso Vizio, un panettone a forma di bauletto che ha reso famoso questo forno in tutta la zona. Lasciamo il forno con la nostra deliziosa ricompensa per pedalare a pochi passi verso il castello dove Franca ci accompagna con la propria passione tra le immense sale di questo edificio militare.
Il Comune, con rara lungimiranza per le istituzioni moderne con piccoli budget, ha comprato il castello, motivo per cui all’interno troviamo una mostra dedicata al trasporto di merci dall’impero verso Roma, oltre a 3 butti, trovati integri e ampiamente studiati dagli archeologi. Prima di lasciare il borgo pedaliamo intorno al castello per ammirare tutte le sue angolazioni e ci dirigiamo più a valle verso il Santuario della Madonna di Castellonchio. La chiesa è chiusa e ciò ci impedisce di osservare gli affreschi, ma la presenza di sorgenti naturali e di un preziosissimo e silenzioso parco rende la visita molto piacevole.

Dopo questa breve pausa inforchiamo le bici per raggiungere Civitella d’Agliano, un piccolo borgo. Ci attende Alessia Frissi che ci porta a visitare il Mulino dei Mestieri. Per oltre 10 anni con suo marito Daniele ha girato per il Nord Italia e in Toscana per acquistare biciclette d’epoca usate e riadattate come bottega ambulante per svolgere i lavori più disparati in un non troppo lontanissimo passato. Il Comune gli ha dato un antico mulino per l’olio per esporre la rara e interessante collezione. Troviamo così la bicicletta del fotografo, del parroco, dell’arrotino e della levatrice. Questo piccolo museo ha dell’incredibile, soprattutto per chi come noi è amante della bicicletta.
La nostra Alessia, prima di lasciarci nella nostra esplorazione, ci accompagna anche a visitare il castello medioevale in buona parte diroccato e ci spinge con la sua deliziosa curiosità ad inerpicarci su per le infinite scale della torre dei Monaldeschi. La fatica è ripagata subito dall’incredibile vista sulla valle del Tevere, sui calanchi e sui Cimini.

Salutiamo Alessia per pedalare per quasi 20 chilometri in direzione dell’azienda biologica TreBotti. Ludovico TreBotti, uno dei 3 fratelli che dal 2003 insieme alla propria famiglia gestisce l’azienda, ci guida alla scoperta dei 10 ettari di vigneto, facendoci ammirare le 3 varietà di olivi. L’azienda fa parte con orgoglio della federazione dei vignaioli indipendenti e si contraddistinguono per una ricerca continua che porti alla produzione di vino e olio nel modo più ecosostenibile possibile. Dall’uso del vetro leggero, all’etichetta senza colla, allo studio sulle emissioni gassose causate dalla produzione del vino, all’uso di un piccolo trattore a basso consumo o della splendida asina Jane, tutto qui profuma di genuino e naturale.
Prima di rilassarci nella degustazione dei loro prodotti, Ludovico ci porta nella grotta di tufo dove sono custodite le preziose bottiglie del Metodo Classico Ancestrale. Ci porta a scoprire come viene creato il loro champagne nei 4 anni di meticoloso e paziente lavoro. La vista sulla valle del Tevere e la genuinità dei vini che sorseggiamo ci fanno perdere la concezione del tempo.

Manchiamo di visitare Castiglione in Teverina e manchiamo anche il primo treno utile che da Alviano ci avrebbe portato a Roma ma recupereremo abbondantemente, un paio di settimane dopo, accompagnate da altre colleghe, visitando il Museo Muvis, del vino e delle scienze agroalimentari.
Sperimentiamo anche la stazione di Attigliano scalo come punto di partenza. Anch’essa nella Regione Umbria non possiede nessuna rampa e con grande pazienza scendiamo e saliamo le scale caricando le nostre bici pesanti bici elettriche (con leggero bagaglio) per approdare al primo binario.

In sette chilometri raggiungiamo la nostra prima meta: il Sacro bosco di Bomarzo. Siamo le prime visitatrici della giornata e ci incamminiamo sole e felici alla scoperta delle sculture di pietra create dalla metà del ‘500 per volere di Pierfrancesco Orsini. Ci perdiamo tra i mostri e le figure esoteriche sparse per il bosco e usciamo prima che il primo gruppone di turisti scaricato da un capiente pullman varchi l’ingresso.
In sella alle nostre biciclette saliamo la ripida salita per raggiungere il borgo di Bomarzo, edificato su un crinale tufaceo. Anche qui una piacevole pace ci accompagna mentre pedaliamo tra i piccoli vicoli medioevali. Salutiamo il castello Orsini, ora sede del Comune, prima di raggiungere una provinciale e subito dopo una bellissima sterrata. Torneremo presto per esplorare i dintorni e soprattutto i sentieri che portano alla Piramide Etrusca, alla necropoli di Santa Cecilia, alle Cascate e alla Torre di Chia, dove visse il regista e poeta, Pierpaolo Pasolini.

Pedaliamo per 20 km tra i campi con davanti prima i Monti Cimini e poi l’inconfondibile skyline di Montefiascone. Nessun cartello, se non poco prima di svoltare, avvisa i naviganti che lì vicino si trova l’area archeologica dell’antica città romana di Ferento. Numerosi gatti ci danno il benvenuto e mentre ci pasciamo tra le loro carezze e ci rifocilliamo con un ottima pizza acquistata al forno di Bomarzo, ci raggiunge Simonetta, la Presidente di Archeotuscia, con cui avevamo fissato un appuntamento.
Grazie a lei scopriamo l’incredibile lavoro dei volontari che quotidianamente aprono il sito archeologico mentre entriamo nell’antico teatro, le antiche terme, camminiamo sull’antica strada che ci porta fino ad un’antica domus. La città una volta popolosa passa dagli etruschi ai romani prima di essere distrutta da Viterbo nel XII secolo, per essere riscoperta a inizio ‘900. Molto ci sarebbe ancora da scavare ma il sito insiste interamente in una proprietà privata e solo la buona volontà dei volontari permette di far conoscere questa incredibile storia. In questo territorio, Ferento è l’unico sito archeologico Romano di una certa grandezza ed importanza, ma probabilmente molti attendono ancora sepolti tra i campi, in una zona, quella dell’alto lazio, un tempo popolato da ville rustiche etrusco-romane e fornaci.

Salutiamo Simonetta e i gatti dell’antica Ferento prima di pedalare per altri 20 km per raggiungere Sipicciano, dove raggiungiamo Villa Lais. Veniamo così sbalzate in una nobile casa di campagna del ‘700, dove grazie a Maddalena Mauri, attuale proprietaria, visitiamo gli interni, la chiesa attigua, le cantine, la piscina. Maddalena è circondata da artisti che allestiscono una mostra. Lei, curatrice di una galleria di Rieti e ora titolare di una piccola azienda di decorazioni interni, è riuscita a far vivere nel presente e attraverso l’arte questo prezioso gioiello che gestisce dal 2003. Vaghiamo nel parco dove incontriamo alcune abitazioni del piccolo borgo, facenti parte della proprietà.
Pedaliamo tra le strade inerpicate di Sipicciano e troviamo alcuni tesori e raccogliamo i contatti necessari per farceli aprire e visitare la prossima volta con le colleghe (come la Cappella Baglioni). Quando il Tevere era navigabile, Sipicciano controllava una delle vie commerciali più importanti della valtiberina. Al momento troviamo alcuni operai al lavoro per sistemare alcune strade, una delle quali completamente chiusa.
Per raggiungere la piccola stazione di Sipicciano pedaliamo tutto intorno al piccolo borgo. Un treno regionale ci porterà nuovamente ad Attigliano, dove nuovamente caricandoci la bici in spalle raggiungiamo il binario da cui passerà il treno che ci porterà a Roma. Stanche, ma felici, ci lasciamo questo primo viaggio alle nostre spalle, sapendo che presto torneremo con più tempo, più informazioni e materiale a disposizione a riscoprire questo incredibile territorio.

Thybris, un fiume di creatività sostenibile

Oggi, dopo cinque fasi del progetto, il coinvolgimento di un totale di sei guide turistiche professionali (per un totale di cinque lingue ), la consulenza e partecipazione di due promoter, blogger e giornalisti americani che operano nel mondo della sostenibilità e la fine dell’intero progetto del bando della Regione, il lavoro per sostenere la crescita di un turismo più giusto ed equo, per tutti e quindi per l’ambiente, si mostra in tutta la sua complessità ed sconfinata dimensione.

La mancanza di infrastrutture e il cattivo funzionamento di quelle presenti, la mancanza di un vero dialogo, la poca sensibilità per il movimento lento, e tutto ciò che possa essere ecologico, da parte delle istituzioni gettano sulle spalle dei singoli residenti e professionisti una gigantesca responsabilità.

Si tratta di una vera e propria scommessa che molti degli attori che abbiamo incontrato in questi territori hanno, nel loro piccolo, fatto. Sinceramente ammirate ed ispirate da loro, abbiamo raccolto il guanto di sfida e fondato un’associazione culturale che si occuperà del futuro della rete creata con il progetto, di sostenere la formazione stabile su questi territori delle guide turistiche, oltre che alla promozione dei vari itinerari guidati prediligendo un impatto eco-sostenibile che generi indotto localmente rispettando i luoghi e contribuendo alla loro bellezza, ricchezza e preservazione.

Thybris river experience è un progetto finanziato dalla Regione Lazio, che coinvolge Roma e dintorni, lungo l’antico fiume Tevere e molto tempo fa Thybris. Il progetto, infatti, promuove una serie di itinerari storico-culturali a piedi, in bicicletta o e-bike e in treno, ideati e gestiti da guide turistiche professioniste. Il progetto coinvolgendo i tre aspetti dell’Ecoturismo: economia, etica e ambiente vuole aiutare il bellissimo e mitico fiume a rigenerarsi. L’acqua è uno dei tesori che possediamo e noi vogliamo coinvolgere i viaggiatori internazionali per far crescere il più alto rispetto del fiume Tevere e del suo mondo fatato. segue…

Extra

Giorgia al IV forum sul turismo fluviale

Il contributo di Giorgia alla quarta edizione del forum dedicato al turismo fluviale. segue…

 

Giorgia e Riccardo lungo il Tevere

Una vacanza lungo il Tevere alla scoperta del fiume segreto. segue…

 

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere (ma prima leggete le raccomandazioni a terra e in acqua).

Per rimanere aggiornati, partecipare, proporre….. iscrivetevi alla newsletter mensile , ai social o date una occhiata alle ReginaNews con tutte le imprese gattesche. Non lasciateci soli! !

_tag

Itinerari sul Tevere – Thybris river experience
Tag: