La fontanella al Ponte Romano nei Campi Elisi della Regina, uno spazio dove dissetarsi e tornare alla memoria dell’impero (quando lungo la via Ostiensis transivano le merci verso Roma) o partire per una divagazione nello storico quartiere di Decima.

Pannello informativo

Edizione 2018

All’interno dell’Operazione Ippocrate (prendiamoci cura della Regina), sabato 9 settembre 2018 sono proseguite le attività di recupero della piazzola della fontanella del Ponte Romano, iniziate a luglio con la rigenerazione della piazzola limitrofa.

In particolare è stata respinta l’avanzata dei rovi e bonificato il cestino, diventato oramai un affollatissimo formicaio. Speriamo che  la copertura in tappi riciclati e l’avviso possano stimolare i passanti a riportare indietro i loro rifiuti.

Il 29 settembre 2018, in occasione della Mareggiata a Pedali, all’interno dell’Operazione Patronus, viene affisso un pannello in prossimità della fontanella. Tutti i dettagli qui.

Edizione 2020

A seguito di atti vandalici ripetuti, si è resa necessaria  la sostituzione del pannello affisso nel 2018.

Con l’occasione, abbiamo messo mano ai contenuti, proponendo due approfondimenti: la via Ostiensis (a cui appartiene il Ponte Romano) e il quartiere Decima (raggiungibile attraverso la scorciatoia nelle vicinanze).

Via Ostiensis e Ponte Romano

La via Ostiensis è la strada romana che permetteva di raggiungere Ostia, il centro commerciale portuale che per lungo tempo rifornì Roma delle merci provenienti dalle province dell’impero.
La via era parte di un ben più esteso asse viario utilizzato fin dalla più remota antichità per il traffico del sale (via Salaria), che collegava le saline del mare inferum (Tirreno) a quelle del mare superum (Adriatico).
Attraversava diversi corsi d’acqua prossimi a confluire nel Tevere. Uno di questi è il fosso di Vallerano, sopra il quale è costruito il ponte romano del II-III sec. A.C., oggi detronizzato dal soprastante viadotto in cemento armato.

(Credits: www.laboratorio104.it)

Quartiere Incis di Decima

Il quartiere di Decima sorge sul lato sinistro della via Ostiense in corrispondenza della via di Decima, che ha preso il nome dalla tenuta e dal castello omonimi posti al decimo miglio della via Laurentina.

La progettazione INCIS e il quartiere di Decima
Subito dopo la realizzazione del Villaggio Olimpico, costruito per ospitare prima gli atleti per le Olimpiadi del 1960 e quindi gli impiegati degli uffici pubblici della zona centrale e nord occidentale della città, l’INCIS (Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati dello Stato) dovette far fronte alle nuove esigenze determinate dalla rapida trasformazione dell’EUR che, dopo la caduta nell’oblio successivo al ventennio fascista, viene riqualificato a nuovo centro direzionale della città, nonché caposaldo della riesumata espansione di Roma verso il mare. Il trasferimento di Enti e Ministeri comportava infatti la necessità di costruire alloggi nelle vicinanze dei nuovi posti di lavoro.

Il progetto urbanistico fu affidato a Luigi Moretti; quello edilizio oltre che allo stesso Moretti a Cafiero, Guidi e Libera, ricostruendo in parte lo stesso gruppo che qualche anno prima aveva realizzato il Villaggio Olimpico.
L’impianto urbano, a carattere estensivo, presenta una composizione armonica: più palazzine in linea hanno un andamento curvilineo che genera spazi mutevoli in illusorio movimento.
Il quartiere è progettato per circa 7500 abitanti. Le case sono raggruppate in unità di vicinato di 600-1000 persone, con piccole aree per il gioco dei bambini.

La struttura viaria
La rete viaria nell’idea originale è costituita da un asse centrale inter-quartiere (l’attuale viale Camillo Sabatini) indipendente rispetto alla viabilità interna al quartiere finalizzata al solo raggiungimento delle aree a parcheggio a servizio dei fabbricati.
Nella fase esecutiva, purtroppo, tale impostazione è stata profondamente modificata, realizzando un sistema viario in cui le vie interne al quartiere, originariamente pensate “a fondo cieco”, ora sono collegate in una rete stradale continua di attraversamento e collegamento con l’asse centrale inter-quartiere (viale Sabatini), con conseguente aumento del carico automobilistico.

Gli edifici sono disposti come un castrum romano, dove viale Camillo Sabatini costituisce il cardo (asse nord-sud) e viale Sabato Martelli Castaldi/via Romualdo Chiesa costituiscono il decumano (asse est-ovest) che inizialmente era pensato come un asse pedonalizzato prospettico impostato sulla centralità della “piazza verde” del quartiere (l’attuale piazza Vannetti Donnini).
L’asse centrale oggi costituisce la prosecuzione di viale dell’Oceano Indiano ed è destinato a collegare l’EUR con la serie dei quartieri previsti del Piano regolatore nel settore tra Decima e Vitinia; gli assi minori sono rivolti uno verso la ferrovia e il Tevere e l’altro verso l’edificio della Chiesa.

(dal sito Archidiap)

L’architettura degli edifici
Del Villaggio Olimpico il nuovo quartiere ripropone alcuni dei caratteri principali: la prevalenza di case in linea a 4-5 piani su pilotis, l’uso del verde come tessuto connettivo, l’unificazione dei materiali di rivestimento (cortina di mattoni) e delle soluzioni architettoniche.
Solo l’andamento planimetrico degli edifici appare guidato da una volontà diversa, quella di determinare visuali complesse, spazi avvolgenti e continuamente variabili. Da qui l’uso di linee sinuose e di poligonali aperte, tipiche in quegli anni della ricerca formale di Luigi Moretti.
I fabbricati, con orientamento studiato per privilegiare la visione dell’ambiente circostante, determinano gradevoli spazi abitativi; la duplice esposizione degli appartamenti, su panoramiche differenti, concorre a qualificare l’ alloggio.
Nel 1965 si realizza il primo blocco costituito dalle palazzine in linea sulla strada principale, e quelle site nella zona nord del lotto, con 808 appartamenti per 3400 unità, mentre il completamento del programma costruttivo avverrà negli anni successivi, con esclusione degli edifici a torre ed il blocco a sud ovest del complesso.

La composizione volumetrica dei fabbricati si articola per isole compiute, dentro le quali gli edifici vengono modellati in forme concave e convesse secondo temi di volta in volta diversificati, generando visioni prospettiche dinamiche in continua trasformazione nel percorre il tracciato della rete pedonale.

  • Edifici a “pettine” in cui l’orditura seriale è costituita da segmenti curvi che, richiamando il linguaggio dell’architettura barocca, formando delle concavità protettive (isola/lotto 1) o convessità di raccordo prospettico (isola/lotto 5) degli spazi verdi.
  • Edifici di margine (isole/lotti 2, 3 e 6) dove i fabbricati si curvano ad arco a simulare mura fortificate, fronteggianti in origine il paesaggio della campagna romana, ora in un muto dialogo con l’ambiente urbano circostante.
  • Edifici di quinta (isola/lotto 4) la cui composizione con tre fabbricati si sviluppa linearmente lungo l’asse della viabilità inter-quartiere, determinando una “quinta” verso l’esterno e il “fondale” della valle interna.
  • Edifici a torre (isola/lotto 7) con una doppia serie di torri localizzate lungo l’asse viario inter-quartiere, previste in fase progettuale e mai realizzate, che avrebbe caratterizzato spazialmente l’immagine dell’intervento, articolando la linea del profilo degli edifici.

Il disegno del verde e degli spazi collettivi
Lo spazio collettivo, nella fase dell’elaborazione progettuale del nuovo quartiere, è parte integrante e sostanziale dell’intervento, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Dal punto di vista quantitativo salta all’occhio il rapporto tra la superficie riservata alla viabilità e all’edificazione con quella, ben più complessa ed articolata, destinata agli spazi relazionali (aree verdi attrezzate alternate a superfici pavimentate, connesse dalla rete dei percorsi pedonali), percentualmente ben superiore agli standard urbanistici minimi previsti dall’allora vigente Piano Regolatore Generale del Comune di Roma.
Dall’esame delle tavole di progetto e, ancor più, degli “schizzi” prodotti dall’architetto Moretti, si comprende il valore qualitativo attribuito a tale componente nell’insieme dell’intervento proposto.Il piano altimetrico del verde, coincidente con la quota originaria del sito, è il piano prevalente che, come un bacino, è invaso e saturato, lasciando in emergenza, come isole, i fabbricati e le strade, realizzati in rilevato.

Bibliografia e sitografia

  • Roberto Fabiani, Decima: quartiere sereno, in Capitolium. Rivista di Roma, anno XLI, nº 1, Roma, Arti Grafiche Vecchioni & Guadagno, 1966 (PDF consultabile qui)
  • Italo Insolera, Roma moderna, Torino, Giulio Einaudi editore
  • Piero Ostilio Rossi, Roma. Guida all’architettura moderna. 1909-2000, 3ª ed., Roma, Editori Laterza
  • Abitareper
  • archidiap
  • carteinregola

(Credits: www.romacammina.it)

 

 

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