Regina Ciclarum

All’interno dell’Operazione Patronus – racconti dal basso,  delle visioni fluviali e della rubrica sulla storia, dopo la pagina sul dopolavoro postelegrafonici, un capitolo dedicato all’antico Porto Leonino: dalla Fonte Lancisiana al Ponte del Soldino, dall’ospedale di Santo Spirito alla basilica dei Fiorentini. Lì dove scaricavano i marmi destinati a S.Pietro, oggi prendono il largo storie e memorie, suggestioni e ricordi.

Fonte Lancisiana

L’Acqua Lancisiana scende dal Gianicolo fino al Tevere, probabilmente utilizzata fin dall’epoca romana per alimentare la Domus Agrippinae.

Con il passare del tempo la sorgente venne abbandonata, fino al XVIII secolo, quando il medico romano Giovanni Maria Lancisi a seguito di analisi sulla sua “leggerezza e purità”,  la inserì nelle cure per gli ammalati “con sì giovevoli effetti che, nel vicino Archiospedale di Santo Spirito le fu dato il titolo di Acqua Lancisiana”.

(il Gianicolo e il Tevere nel 1920, da Romaierieoggi)

L’allora papa Clemente XI volle quindi venissero riunite le diverse vene d’acqua e ripristinato l’antico condotto. Una parte venne indirizzata all’interno dell’ospedale Santo Spirito, ad uso dei pazienti, una parte venne fatta confluire in una fontana posta fuori dell’ospedale.

Nel 1827, la fontana fu chiusa a seguito della costruzione del porto Leonino e l’ampliamento del Manicomio di S.Maria della Pietà sulla retrostante via della Lungara. Le proteste dei romani furono talmente forti che nel 1830 papa Pio VIII fu costretto a ripristinare l’Acqua Lancisiana. Per l’occasione venne commissionata una nuova fontana, costituita da una conca di marmo sovrastata da un mascherone.

Nel tempo la fonte conobbe diverse denominazioni, quasi tutte di origine popolare trasteverina: Acqua Pia, Acqua di Porto Leonino, Acqua della Fontanella o Acqua della Barchetta; quest’ultima derivava dalla vicinanza di un battello per il trasferimento tra la Lungara (in sponda destra) e Via Giulia (in sponda sinistra).

La fontana sopravvisse anche alla costruzione del ponte dei Fiorentini, nel 1863, come testimoniano immagini e dipinti del tempo. Il mascherone però, nel frattempo fu trasferito in un magazzino comunale.

(la fonte  e il ponte dei Fiorentini, 1890, Roesler Franz Ettore)

Nel 1897 la zona venne nuovamente rivoluzionata per la costruzione dei muraglioni di contenimento del Tevere. L’acqua tornò a scorrere, ancora per pochi decenni, da due nicchie ricavate a mezza altezza dei muraglioni, lungo due scale simmetriche che scendono in banchina.

Fino a metà dello scorso secolo il luogo era meta usuale di coloro che, convinti delle qualità terapeutiche dell’acqua, vi si recavano alla stregua di un luogo termale.

(animazione a tendina sul sito RomaIeriOggi)

Nel 1924 la Società Anonima Acque Minerali avviò l’attività di imbottigliamento presso lo stabilimento su Viale Gianicolo.  Delle due nicchie lungo le scalinate, una sola continuò ad essere alimentata. Con la costruzione della galleria di Porta Cavalleggeri e della fogna del Gelsomino, nel 1950 l’attività industriale venne sospesa a causa di un sospetto inquinamento. Da allora, dell’acqua non rimane traccia, essendo convogliata direttamente in fognatura.

Le due fontanelle sono tutt’ora visibili, seppur inattive. Sopra ognuna è presente una targa che ricorda i lavori fatti da Papa Clemente XI e Papa Pio VIII per rendere fruibile l’Acqua Lancisiana. Le lapide sovrastanti recitano rispettivamente:

Clemente XI Pontefice Maximo, l’acqua saluberrima andata dispersa per le ingiurie del tempo, cosicché appena venne fuori la sua presenza sulla riva del Tevere, collegata una nuova conduttura con tubi di piombo, costruita una fonte con facile accesso, restaurò per pubblica utilità più comoda ed abbondante nell’anno della salvezza 1720, 20° del suo Pontificato

Il rivolo d’acqua, la cui sorgente (è) nel Monte Vaticano, eccellente per qualità più di altre in città, da Clemente XI Pontefice Maximo condotta per la prima volta fino alla riva tiberina, Pio VIII Pontefice Maximo, interrotto l’ingresso a causa dell’ampliamento delle case dell’ospedale, restaurò con una condotta più stabile e con una tubazione più grande, fonte costruita ad utilità della regione transtiberina, nell’anno 1830 [….]

(una delle due fontane, scendendo in banchina, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Fontanelle e abbeveratoi

Le fontanelle romane accompagnano il racconto della capitale per oltre cinque secoli.
Nella seconda metà del XIX secolo raggiungono quasi un centinaio di esemplari. Oggi il loro numero supera il migliaio, un primato che Roma vanta a livello mondiale.
Per secoli sono state l’unica forma di approvvigionamento di acqua potabile per gli abitanti della capitale, fino al 1950, quando l’acqua corrente comincerà ad arrivare alle singole abitazioni.

(abbeveratoio  davanti al Tempio di Ercole Vincitore, dall’animazione su Roma ieri e oggi)

La fontanella era altrimenti appellata “beveratore”, “abbeveratoio”, perchè l’acqua delle fontane era destinata anche agli animali, tra cui i cavalli, ampiamente utilizzati nei trasporti cittadini.
Normalmente erano poggiate contro un muro, dal quale una o più bocchette, spesso impreziosite da mascheroni e altre decorazioni in rilievo, versavano acqua in una piccola vasca sottostante.

(carretti a piazza Navona, da Romaierieoggi)

Data la ricchezza di resti antico-romani, a cui per tutto il corso del medioevo nessuno aveva mai mostrato interesse, le vasche per queste fontanelle venivano spesso realizzate con antichi sarcofaghi, in molti casi decorati con splendidi rilievi, talvolta recuperati dagli scantinati dove erano rimasti dimenticati per secoli.
Numerose fontanelle hanno inoltre subito diversi rimaneggiamenti o traslochi, come è il caso del mascherone della Fonte Lancisiana, scolpito nel tardo Cinquecento per adornare un abbeveratoio ricavato da una grande vasca rotonda di età romana  presente a Campo Vaccino (nome attribuito al Foro Romano dalla metà del ‘500 in poi,  poichè abbandonato e convertito a pascolo di bovini).

(Il mascherone nella collocazione originaria sulla Fontana di Campo Vaccino, disegno di Stefano della Bella, 1636)

Nei primi dell’Ottocento la vasca fu trasferita al Quirinale, mentre il mascherone andò ad accompagnare il piccolo sarcofago-beveratore al porto Leonino. Con la costruzione del ponte del soldino fu nuovamente smontato e stivato in un deposito comunale, dove rimase per alcuni decenni, fino a quando, nel 1936,  Munõz lo scelse per l’attuale collocazione   in piazza Pietro d’Illiria, ad ornamento di una elegante vasca di granito egizio.

(il mascherone oggi  all’ingresso del Giardino degli Aranci, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Palazzo Salviati e le acque sotterranee

Palazzo Salviati, costruito nella prima metà del cinquecento in sponda opposta alla Basilica dei Fiorentini, ha dovuto fare i conti con la presenza di affioramenti d’acqua, tanto da rendere indispensabile l’installazione di pompe di aggottamento per mantenere la quota di falda a circa un metro sotto il piano di campagna.

All’epoca della costruzione del Complesso Mensa Auditorium (1999-2003), le maestranze avevano rilevato che un fosso di circa mc. 1,5, preesistente, era costantemente colmo di acqua. Allo scopo di capire il fenomeno ed anche per facilitare le attività del cantiere, fu tentata un’operazione di drenaggio.

(Palazzo Salviati in una mappa del 1911, da Romaierieoggi)

Prosciugato a mezzo di pompe, incredibilmente, la mattina dopo era di nuovo colmo d’ acqua limpidissima e fresca, tanto che qualcuno ipotizzò una rottura di qualche condotta idrica comunale interrata; ipotesi poi scartata poiché un tale evento non sarebbe potuto persistere a lungo senza essere rilevato sia dall’azienda erogatrice che dagli utenti.

A distanza di tempo i ripetuti fenomeni di affioramento dell’acqua, sia sotto forma di veri e propri allagamenti dei locali più bassi, che di trasudazioni su pavimentazioni e pareti, hanno avvalorato le ipotesi su una situazione idrica sottostante la cui complessità, stante i numerosi interventi infrastrutturali della zona, risulta di difficile definizione e controllo.

(dal bollettino d’arte del ministero dei beni e delle attività culturali)

Quell’acqua che spesso affiora qua e là nel Palazzo, e su cui vigilano le pompe di sentina, regolandone il livello, altro non è che ciò che rimane dell’acqua Lancisiana. Potrebbe essere addirittura la stessa che sgorgava freschissima dalle fonte del dio Giano, a cui gli antichi romani avevano dedicato il colle.

Porto Leonino

Il Porto Leonino attraversava il Tevere a valle dell’attuale ponte Principe Amedeo. Fu fatto costruire da papa Leone XII nel 1827 in sostituzione dell’antico “Porto dei Travertini”, come questo realizzato per servire lo scarico delle merci destinate  al Vaticano (tra cui i marmi trasportati via fiume e utilizzati per la costruzione della basilica di S.Pietro).

(le rampe del Porto Leonino, schiacciate dalla costruzione successiva del Ponte dei Fiorentini)

Posizionato di fronte a palazzo Salviati e precedente alla costruzione del ponte dei Fiorentini, scendeva alla sottostante banchina attraverso due rampe convergenti.

(la costruzione dei muraglioni cancella definitivamente il porto Leonino)

Incontri e memorie al porto

Dalle Tabernae agli Ospedali

A Roma, in epoca remota, non esisteva una vera e propria assistenza per i malati. Le cure venivano praticate nell’ambito della famiglia dal “pater familias”. Già a partire dal III secolo a.C. nacquero luoghi pubblici dedicati all’assistenza ai malati. Una delle prime forme furono i templi o asclepei e le medicatrinae o tabernae mediche, cioè ambulatori annessi alla casa del medico dove si praticavano cure a metà strada tra sacralità e magia che avevano ben poco a che fare con la medicina intesa in senso moderno.

(l’Isola Tiberina consacrata ad Esculapio, dio della medicina, Giuseppe Vasi, 1721-50 )

Funzionavano invece come ospedali i valetudinaria, grandi costruzioni per lo più private, non di derivazione greca ma istituzione prettamente romana. Erano presenti presso le grandi aziende agricole, le palestre e soprattutto presso gli accampamenti. Questi ospedali non erano aperti al cittadino comune, ma vi venivano curate solo le persone necessarie al buon funzionamento dello Stato: i servi delle aziende agricole, gli atleti e i militari.

Per avere l’ospedale gratuito e aperto a tutti bisogna aspettare quel cambio di mentalità che si verificò con il cristianesimo. Non a caso, si fanno risalire all’imperatore cristiano Costantino i primi esempi di ricoveri per malati, precursori degli ospedali moderni. Erano chiamati xenodochi. Nell’VIII secolo gli xenodochi accrebbero le proprie disponibilità, tanto che l’assistenza venne estesa anche ad altre fasce di bisognosi, come le vedove e gli orfani. La Chiesa ne riconosceva l’alto valore sociale di carità ed assistenza pubblica e s’impegnò nei vari Concili al loro mantenimento e alla loro diffusione.

La prima testimonianza sul cambiamento del nome risale al 724: in una carta di donazione di beni alla chiesa di San Quirico di Capannoli a Lucca troviamo citato un “ospitale”, e già intorno all’anno Mille si vanno sempre più diradando le notizie relative agli xenodochi, sostituiti ormai ovunque dagli “ospitali”. Tra gli ospedali più antichi di Roma troviamo l’Ospedale Santo Spirito in Sassia (1198) per opera di Innocenzo III, le cui origini però si fanno risalire al 727 d.C. quando il re del Wessex, fondò la “schola saxonum”, cioè un albergo, ospizio, ospedale, chiesa e cimitero per accogliere gli Angli e i Sassoni che, dopo l’evangelizzazione da parte di Gregorio Magno, sempre più numerosi venivano a visitare le tombe apostoliche a Roma.


(Pellegrino, incisione tedesca del 1568)

Altre “scholae” di questo tipo sorsero un po’ ovunque a Roma: ve ne erano per i Frisoni, i Franchi, i Longobardi, gli Ungari, e perfino per gli Etiopi e gli Armeni, ed erano mantenute dai rispettivi paesi.

L’Ospedale di Santo Spirito, dopo varie traversie, tra cui un incendio che distrusse completamente l’originario edificio innocenziano, fu completamente ricostruito da Sisto IV tra il 1473 e il 1478.

(il complesso del S.SPirito in Saxia in una  stampa del 500)

Basilica dei Fiorentini

Nel 1508 papa Leone X (toscano di casa Medici) ordinò un concorso per costruire una chiesa in onore di San Giovanni Battista patrono di Firenze,  per la numerosa comunità fiorentina che viveva a ridosso del Tevere nei pressi di via Giulia. Tra gli architetti in gara vinse Jacopo Sansovino,  che iniziò la costruzione nel 1519. Venne però allontanato quando i lavori rallentarono a causa dell’instabilità del  fondo sabbioso. Dopo di lui Sangallo il Giovane, Michelangelo Buonarroti e Giacomo della Porta.

(il Tevere e la basilica dei fiorentini, prima dei muraglioni)

Ponte del soldino

Il ponte dei Fiorentini, soprannominato dai romani “ponte de fero“era situato poco a valle della chiesa dei Fiorentini. Realizzato nel 1863 da una società anonima francese, la struttura metallica risultava sospesa tra le due sponde grazie all’ausilio di imponenti tiranti. Inizialmente accessibile anche ai veicoli (allora  a trazione animale), venne successivamente riservato ai soli pedoni.

Annibale Angelini, Ponte del Soldino, 1869

Fu poi soprannominato “ponte del soldino” in virtù del pedaggio di cinque centesimi, un soldo, istituito per compensare i costi sostenuti dalla società costruttrice.  Erano esonerati dal biglietto i militari, i gendarmi in servizio e i frati mendicanti scalzi. Gratuito il passaggio la domenica di Pasqua. Nel 1942 venne sostituito dal ponte Principe Amedeo.


(Ponte Principe Amedeo sostituisce il ponte del soldino, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

 

Per approfondire

Testi, foto e ispirazioni da: Acqua Lancisiana ( Geoitaliani e  Rerumromanarum, Immagini ricordi e memorie del passato 1, Immagini ricordi e memorie del passato 2, ); la fontana di Campo Vaccino (Marcogradozzi); Porto Leonino ( Romasegreta) ; la fontana di Pio IX (Cristina Cumbo); Palazzo Salviati (Senioresiasd); Ponte dei Fiorentini (Trastevereapp e Annazelli);  fontane di Roma (fontanediroma e Andreapollett).

Extra

Acqua Traiana

L’anno 109 fu un anno grandioso per l’imperatore Traiano. Egli inaugurò tre opere pubbliche in stretta successione tra loro: il complesso monumentale delle terme vicino al Colosseo, la “Naumachia” nei pressi del Vaticano (l’anfiteatro in cui i romani amavano ricostruire le battaglie navali come intrattenimento per la popolazione), e forse l’opera più importante per la salute del suo popolo, l’Aqua Traiana , il grande acquedotto che fu la prima e unica fonte di rifornimento di acqua pulita proveniente dalla parte occidentale del fiume Tevere. segue…

PensoPositivo

> Un capitolo dedicato ai progetti di riqualificazione dei fiumi. Uno stimolo a rileggere i luoghi della quotidianita’ andando oltre le brutture che avvelenano, ad elaborare e condividere uno slancio positivo. Questo e’ il contagio che ci piace. segue...

La Storia lungo il Tevere

> Il recupero della memoria dei luoghi e delle persone che hanno vissuto in compagnia del fiume millenario. segue...

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Il Tevere e la basilica dei Fiorentini dalla cupola di S.Pietro nel 1890, da Romaierieoggi

Fonte Lancisiana al Porto Leonino
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