All’interno dell’Operazione Strabone – geografie tiberine e delle divagazioni raccolte su  MappaTevere360, a seguito dell’esplorazione del mese scorso,  una pagina dedicata al percorso da Bracciano al Tevere seguendo un tratto dell’Acquedotto Traiano.

Il Percorso

Attenzione rischio cani !!!: tra Cesano e l’Olgiata il percorso passa all’interno di una tenuta agricola dove c’è il rischio di incontrare greggi e relativi cani pastore

 

Note:

  • Si possono utilizzare le stazioni FS lungo il percorso per frammentare/ridimensionare  la pedalata. In particolare: Bracciano, Anguillara, Cesano, Olgiata, Lastorta.
  • Il percorso parte dalla stazione FS di Bracciano e scende al lago e arriva ad Anguillara,  su strade asfaltate che richiedono un po’ di attenzione (traffico in aumento nel weekend  e nella stagione estiva). Nei pressi della stazione diversi punti ristoro e una fontana (foto360). All’inizio della discesa, nei pressi della Chiesa del Riposo, una panchina si affaccia sul lago (foto360). Si consiglia piccola deviazione fino al lungolago di Bracciano, per un contatto ravvicinato con l’acqua (foto360). Si riprende poi la provinciale lungolago (Streetview) con sporadici affacci sul lago (foto360, foto360).  Nei pressi di Anguillara inizia la passeggiata (foto360, foto360) che termina al molo del paese (foto360).
  • La seconda parte, da Anguillara FS a  Roma,  raggiunge le  Terre del Nord in località Labaro: sviluppandosi su strade essenzialmente sterrate, a rischio fango nel periodo piovoso. Dal molo di Anguillara si risale su asfalto fino a via delle Pantane, dove inizia lo sterrato (foto360) fino alla stazione ACEA (foto360) dove si riprende asfalto secondario fino alla stazione di Cesano FS.
  • Superata la stazione Cesano FS si riprende lo sterrato all’interno di una proprietà agricola (il cancello ha una servitù di passaggio sulla sinistra foto360). Si potrebbe incontrare un greggew con relativi cani. Si costeggia la ferrovia (foto360) e quindi l’acquedotto Traiano (foto360, foto360). Si esce sulla  pericolosa Braccianense, dove si consiglia di pedalare contromano sfruttando la banchina (il traffico è sostenuto). Dopo 300mt si arriva  alla stazione FS di Olgiata. Per i successivi 5 km il percorso è su asfalto (di cui, dentro l’abitato di La Storta ci sono 400 metri di Cassia). Si lascia Isola Farnese e si riprende lo sterrato a Via Prato della Corte, all’interno del Parco di Vejo (foto360, foto360, foto360, foto360, foto360). Si lascia lo sterrato con una salita sconnessa (foto360).
  • Anello Monte Ciocci Insugherata:  La traccia su Via della Giustiniana alla confluenza di via Prato della Corte, intercetta l’Anello Monte Ciocci Insugherata (descritto più avanti)
  • In prossimità di Labaro si attraversa una tenuta agricola. I cancelli all’inizio (streetview) e alla fine (foto360) consentono il passaggio laterale delle bici. Salutate e rispettate la proprietà.
  • Arrivati a Labaro, per tornare al centro di Roma, in alternativa al tratto  ciclabile delle Terre del Nord,  si può prendere la ferrovia Roma-Viterbo che fa capolinea a Piazzale Flaminio. Non ci risulta sia però attivo il trasporto bici. Consultare il gestore per verifiche e dettagli.

 

(lago di Bracciano, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Traccia GPS

Il percorso GPS parte da Bracciano e termina a Roma Labaro. La traccia si può estrarre dal Grande Anello della Spiga, a cui si rimanda segue…

Raccomandazioni

Leggere le note nel capitolo precedente dedicato alla traccia GPS.

> Tutte le info su questo sito ed altrove non sono verità assolute. Non vi avventurate! Le Terre della Regina meritano attenzione, rispetto, consapevolezza. Consigli, note, raccomandazioni, scarico di responsabilità nella pagina dedicata. Leggetele attentamente. Impiegate cinque minuti ora, per risparmiare sventure e contrattempi dopo. segue...

(nel Parco di Vejo, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Approfondimenti

L’acquedotto Traiano

testo tratto da Aqueducthunter

L’anno 109 fu un anno grandioso per l’imperatore Traiano. Egli inaugurò tre opere pubbliche in stretta successione tra loro: il complesso monumentale delle terme vicino al Colosseo, la “Naumachia” nei pressi del Vaticano (l’anfiteatro in cui i romani amavano ricostruire le battaglie navali come intrattenimento per la popolazione), e forse l’opera più importante per la salute del suo popolo, l’Aqua Traiana , il grande acquedotto che fu la prima e unica fonte di rifornimento di acqua pulita proveniente dalla parte occidentale del fiume Tevere.

Naumachia, dipinto di Ulpiano Checa

Le Terme e l’Anfiteatro  avevano entrambi bisogno di un buon rifornimento d’acqua, e forse questo avrebbe giustificato la costruzione del nuovo acquedotto. Una citazione dalle cronache ufficiali della Roma antica, i “Fasti Ostienses”, dice che l’Aqua Traiana era “tota urbe salientem”, ossia che l’acquedotto riforniva l’intera città con una rete di tubature e piccole fontane in ogni distretto di Roma.

(l’acquedotto coperto dalla vegetazione, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

L’acquedotto arrivava a Roma in cima al Gianicolo, e quindi a un alto livello sopra la città. Per raggiungere le Terme di Traiano, in cima a Colle Oppio, e le cisterne di raccolta note come le “Sette Sale”, l’acquedotto probabilmente attraversava il fiume Tevere su un ponte di pietra di grandi dimensioni, o forse passava sotto di esso mediante un sifone realizzato con tubi di piombo. Restano poche prove fisiche del percorso dell’acquedotto lungo il Tevere, ma qualunque fosse la diramazione dell’acquedotto all’interno della città, tra il 109 e il 110 AD l’Imperatore coniò monete che furono distribuite in tutto l’impero per celebrare il suo grande successo.

la moneta Aqua Traiana

Gli archeologi moderni, a partire da Raffaello Fabretti nel diciassettesimo secolo, si resero conto che l’Aqua Traiana arrivava da diverse fonti provenienti dal Lago di Bracciano. Il condotto aveva inizio a ovest del lago e raccoglieva altre sorgenti d’acqua fresca, girando in senso orario attorno ad esso prima di proseguire verso la zona sud-orientale.

le sorgenti dell’acquedotto

Da Bracciano, l’acquedotto raggiungeva il Gianicolo, e riforniva d’acqua il Trastevere, che fin dall’inizio dell’età imperiale si era sviluppato come uno dei quartieri più popolosi della città, ma era rimasto poco servito dai grandi acquedotti. Questi infatti venivano tutti dalla sinistra del Tevere, dalla regione di Tivoli e dei Colli Albani, salvo l’Alsietino (costruito nel 2 a.c. da Augusto raccogliendo le acque del lago di Martignano, il “lacus Alsietinus”), che però non recava acqua potabile, essendo riservato alle naumachie.
A partire dal III secolo l’Acquedotto Traiano, con un impianto che costituì un vero modello preindustriale, sfruttò il balzo di quota offerto dal Gianicolo (quasi 70 metri), per fornire la forza idraulica a una catena di molini da grano, costruiti in serie lungo quella pendice. (da ArcheologiaViva e RomanoImpero)

Il Fontanone al Gianicolo

All’inizio del XVII secolo le aree della riva destra del Tevere, in particolare i rioni Borgo e Trastevere e il colle Vaticano, erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e questo fu uno dei primi problemi affrontati da papa Paolo V Borghese appena eletto. Il pontefice promosse quindi, tra il 1608 e il 1610,  il restauro dell’acquedotto Traiano e la realizzazione della Fontana dell’Acqua Paola, nota anche come il “Fontanone del Gianicolo”, da cui sgorgava l’acqua proveniente da Bracciano.

Nella epigrafe che sovrasta la fontana, si cita però erroneamente l’acquedotto Alsietino e non il Traiano, che già all’epoca della costruzione aveva inglobato e sostituito il primo.

Successivamente l’acquedotto fu prolungato per alimentare anche i rioni Regola e Ponte, sulla sponda opposta del Tevere: a tal scopo fu costruita la seconda fontana-mostra, un tempo era addossata al palazzo dei Centopreti come fondale di via Giulia, oggi situata in piazza Trilussa. (Testo tratto da Romasegreta e Wikipedia)

(il fontanone in una scena del film “la grande bellezza” di Paolo Sorrentino)

Caput acquae

Rimasto sconosciuto fino ai nostri giorni, è stato incredibilmente ritrovato nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di Manziana e di Bracciano, il Caput Aquae dell’acquedotto di Traiano, ovvero la prima sorgente del percorso attorno al lago di Bracciano dell’acquedotto inaugurato nel 109 d.C. per servire la zona urbana di Trastevere. A fare la scoperta, due documentaristi inglesi, Michael e Ted O’Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani, che si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con straordinarie volte colorate in blu egizio. (da Ansa.it)

Riferimenti

Passaggilenti;  RomanoimperoAqueducthunterScintilena

Extra

Petizione Greenway Parco di Vejo

La petizione per trasformare una strada di servizio ACEA nella Greenway del Parco di Vejo, per collegare Bracciano a Roma passando per l’insugherata e il parco Lineare Monte Mario Monte Ciocci. segue…

Grande Anello della Spiga

Il Grande Anello della Spiga attraversa le campagne del litorale, tra Fiumicino e Ladispoli (praticamente tutto in pianura), per poi deviare verso Bracciano, e da qui tornare a Roma Labaro seguendo un tratto dell’antico acquedotto Traiano. Il percorso è per oltre il 70% su sterrato. segue…

Lago di Martignano

Il giro del lago di Martignano. Riferirsi alla pagina Wikiloc per consigli e raccomandazioni. Info anche su Facebook.

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Regina Acquarum

A Roma l’acqua è stata da sempre uno degli elementi più importanti, e il loro legame è indissolubile sin dalla sua fondazione, la cui storia è strettamente connessa al Tevere. Infatti, secondo la leggenda, le acque del Tevere salvarono Romolo e Remo conducendoli placidamente verso la lupa e nella sua valle si sviluppò il primo nucleo originario della città. Il fiume e le sue acque, venerati come divinità (Pater Tiberinus) furono sufficienti a dissetare per oltre quattro secoli una città in continua espansione.
La realizzazione di ben undici acquedotti, nell’arco di cinque secoli a partire dal 312 a.C., portò alla città una disponibilità d’acqua pro-capite pari a circa il doppio di quella attuale, distribuita tra le case private (ma solo per pochi privilegiati), le numerose fontane pubbliche (circa 1300), le fontane monumentali (15), le piscine (circa 900) e le terme pubbliche (11), nonchè i bacini utilizzati per gli spettacoli come le naumachiae (2) e i laghi artificiali (3). Tale abbondanza di acqua valse a Roma l’epiteto di Regina aquarum, ovvero regina delle acque. (da Neapolisroma)

(mappa dalla pagina del Pinolo)

Acqua Lancisiana

L’Acqua Lancisiana scende dal Gianicolo fino al Tevere, probabilmente utilizzata fin dall’epoca romana per alimentare la Domus Agrippinae. Con il passare del tempo la sorgente venne abbandonata, fino al XVIII secolo, quando il medico romano Giovanni Maria Lancisi a seguito di analisi sulla sua “leggerezza e purità”,  la inserì nelle cure per gli ammalati “con sì giovevoli effetti che, nel vicino Archiospedale di Santo Spirito le fu dato il titolo di Acqua Lancisiana”. segue…

Divagazioni Tiberine

> Dal giro del Trasimeno alla Randonnee delle Regine, dalla DolceSpiaggia all'Anello Fumaiolo, tutte le Divagazioni Tiberine per avvicinarsi al Tevere o, al contrario, sconfinare nei territori circostanti. segue...

Anello Monte Ciocci Insugherata

Percorso dedicata all’anello che dal Tevere sale dal parco lineare di MonteMarioCiocci e ridiscende passando per la Riserva naturale dell’Insugherata. segue…

8 tappe dalle sorgenti al mare

> Per una visione di insieme delle 8 tappe della Futura Ciclovia Tiberina consultare la pagina dedicata all'orientamento segue...

Qua la zampa

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da Bracciano al Tevere lungo l’Acquedotto Traiano
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