All’interno delle visioni tiberine e dell’Operazione Patronus, una pagina di appunti dedicata alla riva Ostiense nei Campi Elisi della Regina. Conclusa la vocazione industriale, rimangono in piedi tutti i paradossi di un luogo da reinventare.

Da zona industriale a …

“Successivamente al trasferimento a Roma della Capitale del Regno d’Italia, si rende necessaria una trasformazione della città sul modello delle altri capitali europee. Per lo sviluppo delle attività produttive si individua un’area a sud, lungo il Tevere. Una soluzione ottimale poiché permetteva di approfittare del fiume per l’approvvigionamento delle merci. […]

Nel 1890 si inaugura il mattatoio  e con lui numerosi laboratori conciari nella zona,  […]  Nel 1910 viene trasferita qui la Fabbrica del Gas. Sia il fiume che la vicina ferrovia consentivano il facile approvvigionamento di carbone dall’Inghilterra, e il sempre maggior fabbisogno (per l’illuminazione stradale prima, e per l’uso domestico poi) rendevano inadeguati gli impianti che precedentemente erano situati al Circo Massimo. Il Grande Gazometro, però, arriverà solo nel 1936, ad affiancare i tre gazometri più piccoli ormai insufficienti.  […]  Nel 1912 nascono, poi, sia i Magazzini Generali che la Centrale Elettrica Montemartini, e nel 1913 inizia la costruzione dei Mercati Generali, inaugurati nel 1922. […]

La riva Ostiense

A differenza di altri grandi metropoli europee, Roma non ha vissuto una duratura espansione industriale. Essa è limitata principalmente al periodo fra il piano regolatore del 1883 e il secondo dopoguerra. Successivamente, è stata soffocata da molteplici fattori. Anzitutto, dagli interessi dell’industria edilizia, alimentati dalla ricostruzione post-bellica. Ma anche dall’atteggiamento della politica nazionale, preoccupata dalle rischiose implicazioni che potevano derivare dalla presenza di una forte classe operaia sul suolo della Capitale. […]

Bisognerà attendere gli anni 2000 per riscontrare i primi segnali effettivi della trasformazione che interesserà l’area negli anni a seguire. Il cosiddetto Piano Urbanistico Ostiense-Marconi del 22 dicembre 1999, seguito dal Piano Regolatore del 2003, sono i primi strumenti a tracciare le linee guida per le molte riqualificazioni, ristrutturazioni e recuperi che seguiranno, sia in ambito commerciale che residenziale che pubblico. Gli ex Consorzi Agrari, gli stabilimenti della Mira Lanza, i Mercati Generali, la Centrale Montemartini. Con lo sguardo agli esempi di altre grandi città europee, Ostiense viene individuato come il quartiere dove concentrare modelli di sviluppo produttivo e culturale innovativi, per trainare Roma verso il futuro.”   (da Industriefluviali)

Il progetto complessivo di riqualificazione del quartiere, delineato dall’Università, è naufragato nel nulla. Il gazometro, su cui affacciano le terrazze delle nuove case, sarebbe dovuto essere il simbolo della Città della Scienza. Un ponte pedonale doveva collegarla alla sponda destra del Tevere, dove l’area dell’ex saponificio Mira Lanza giace ancora in abbandono da vent’anni. [….] Adesso, con l’adesione al bando internazionale Reinventing Cities per «progetti urbani innovativi, resilienti e a emissioni zero», il Comune di Roma punta a trasformare l’area, insieme ad altri quattro siti sottoutilizzati o abbandonati della Capitale, attirando investitori privati per la realizzazione di servizi, uffici, case.” (da Dinamopress)

(la cena al Ponte della Scienza, una notte d’estate)

Il servizio di RaiNews sul passato industriale romano concentrato sulla riva Ostiense.

 

Il Gazometro

“83 anni, 89 metri. Durante il fascismo l’unico posto di lavoro che non pretendesse la tessera erano le Officine del gas. Addirittura lo offrivano ai dissidenti scarcerati da Regina Coeli. Quegli impianti erano l’inferno in terra. Forni come grattacieli in cui pioveva carbone. Gli operai usavano zoccoli per camminare su passerelle di ferro così roventi che avrebbero sciolto la suola di semplici scarpe. Stavano in mutande, nell’aria arroventata, nel frastuono, respirando pulviscolo nero.

(la riva ostiense da un post su Facebook)

Sopravvivevano pensando al dopo: dopo il fascismo, dopo la guerra, dopo l’occupazione. In segreto, fabbricavano chiodi a tre punti per i sabotaggi partigiani. Ci furono giorni in cui rinunciarono alla mensa e alla paga, devolvendo viveri e soldi alle famiglie più povere del quartiere. So che qualcuno adesso accende l’interruttore del Gazometro (e gliene sono grato), ma mi piace pensare lo faccia da sé, intuendo il nostro bisogno. Come lui, la luce più grande l’abbiamo dentro.” (Gabriele Romagnoli da LaRepubblica)

Il Gazometro non è più in uso dagli anni ’70 quando i nuovi sistemi di distribuzione del metano lo resero obsoleto. Grazie alla sua struttura gigante, alta più di 90 metri, è visibile da molte finestre e strade romane tanto da essere divenuto parte dello skyline cittadino.
Fu costruito dalla Ansaldo in collaborazione con la tedesca Klonne Dortmund e inaugurato nel 1937. Era il più imponente d’Europa con una portata di 200 mila metri cubi di gas, un diametro di 63 metri, 20 montanti di acciaio. Nel suo ventre veniva accumulato il gas di città che poi raggiungeva le case e i pali di illuminazione pubblica.
Molti lo chiamano “il terzo Colosseo di Roma” tanto che è stata chiesta l’apposizione di un vincolo proprio per le sue capacità evocative ma al momento il Gazometro è abbandonato e la ruggine sta aggredendo la base e molti montanti.” (Diarioromano)

(affaccio sul fiume dalla storica stazione di pompaggio, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

(la stazione di pompaggio nel film “Domenica d’agosto” del 1949)

Il Ponte della Scienza a tutto tondo, dalla collezione MappaTevere360

> MappaTevere360: traccia integrale, divagazioni e foto sferiche per scompigliare stereotipi e luoghi comuni sul fiume e i suoi territori. segue...

Extra

(il gazometro, ist.Luce)

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(la banchina destra davanti al gazometro)

La riva Ostiense
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