Regina Ciclarum

Dalle sorgenti al mare in 8 tappe e 444 parole. Una raccolta di testi che scende il fiume dei propri pensieri, alla ricerca di un senso… o soltanto di un po’ di compagnia. In questa pagina diamo spazio a riflessioni  da sfogliare prima di partire, portare con sè nelle giornate in riva al fiume, o rileggere al termine della via.

Dopo tante imposizioni (su traguardi, lavori, frequentazioni, ….) sarà mica un gatto a farci ri-scoprire la nostra libertà?

Il Gatto e i suoi simboli

All’interno dell’Operazione Patronus, dopo il sesto capitolo sui tour immersivi a 360 gradi, immaginiamo una discesa del fiume in compagnia di pensieri e farfugliamenti.

Si parte con le Dissonanze, quelle inquietudini che spingono lontano da casa, nell’altrove di remote sorgenti dove tutto ebbe inizio. Il fiume acquista velocità nel fragore delle emozioni, ma dopo tanto turbinare, nel silenzio di una vallata solitaria emergono fantastiche Visioni.  Le fughe lasciano spazio ai Richiami, percorsi scavati nella roccia, oltre il disfarsi della quotidianità.

E’ passato un giorno o una vita, non siamo più gli stessi. Nel gioco delle Trasfigurazioni, memorie e costrutti  vacillano le loro verità.  E’ tempo di Seduzioni, perchè lo smarrimento di un viaggio non soffochi in acqua stagnante, bensì rincorra un tuffo liberatorio.  Il perimetro è lì, una gabbia fin troppo rassicurante.  Siamo pronti a nuovi Sconfinamenti?

Da quant’è che siamo in viaggio? Quanti cieli, quante terre, quante esperienze abbiamo percorso?  Quante Destinazioni da ri-visitare?  Laggiù il mare, dove acque e onde son pronte a mischiarsi. E’ la fine – o l’inizio – di una nuova  Identità.

I testi seguenti sono estratti e ricuciti insieme dal libro  “Il gatto e i suoi simboli” di Claudio Widmann  segue…

8 tappe in  444 parole

Dissonanze

Individuarsi presuppone autonomia, ma i sentieri dell’autonomia portano lontano tanto dagli affetti quanto dalle certezze; forse per questo sono attraversati dalla levità del vento e dall’afflizione della pioggia. L’indipendenza costituisce una premessa individuativa insostituibile, ma confronta immediatamente con il disorientamento e solleva assai rapidamente questioni di direzione. Nel cercare la propria strada, o quanto meno una via d’uscita, Alice non potrà contare sulla gatta Dinah, ma incrocerà un altro gatto: un gatto archetipico, capace di attraversare la foresta dei simboli, incapace di dare risposte semplici, unico nel dare risposte argute.

Gattino del Cheshire», cominciò timidamente Alice, «Vorresti dirmi, per favore, che strada devo prendere?».
«Dipende, in buona parte, da dove vuoi andare», rispose saggiamente il Gatto.
«Dove, non mi importa molto», disse Alice.
«Allora non importa nemmeno quale strada prendi», disse il Gatto.

Visioni

Il gatto è del diavolo e delle streghe non per convenzione culturale o per aberrazione sociale, ma perché è simbolicamente affine ai regni che si stendono al di là del limen e capta il tremendum di ciò che è estraneo alla coscienza umana. La sua singolare capacità di entrare in contatto con le dimensioni del perturbante psichico lo avvolge di mistero, ma lo sottrae alla semplice identificazione con il diabolico: il gatto è una figura di soglia che ha accesso a mondi altri, ma non solo a quelli terrificanti; il suo sguardo penetra oscurità insondabili, ma non solo quelle temibili; i suoi sensi captano universi extraliminali, ma non solo mondi di terrore; il suo dominio va oltre quello dell’Io, ma non si circoscrive a quello dell’Ombra e spazia in quello del Sé. Non è incompatibile con le sue attribuzioni demoniache che il gatto sia stato decantato come l’essere più prossimo al divino.

Richiami

Un gatto può tornare alla vita selvatica con inconcepibile disinvoltura e, dal punto di vista umano, con ingiustificata leggerezza; può tornare per giorni e giorni alla selvatichezza da cui proviene o rifluirvi per sempre; a volte rientra nella dimensione domestica, ma a volte la abbandona definitivamente. La soglia tra stato brado e stato domestico è la più emblematica tra quelle che egli varca con stupefacente facilità. Il confine tra casa e selva traccia simbolicamente il limen tra selvatichezza e domesticazione, tra natura e civiltà, tra l’immediatezza istintuale e l’accortezza razionale; genericamente parlando: tra l’inconscietà arcaica e una più evoluta conscietà. Se il gatto è un archetipico guardiano della soglia, quella soglia segna principalmente il limite tra coscienza e inconscio.

Trasfigurazioni

Trasfigurato in incarnazione del diavolo, il gatto venne collocato in tutte le situazioni in cui si aveva fantasiosa certezza di un presenza demoniaca: nelle sette degli eretici, nell’idolatria dei templari, nei passaggi liminali dell’uomo e, sempre più spesso, accanto alle streghe. La sua figura compendia in sé forme tra le più pure dell’istinto (aggressività distruttiva, sessualità sfrenata, passività indolente, egotismo sfuggente), ma conferisce agli istinti forma animalesca e connotazione diabolica. Quando la coscienza si fa sicura di sé o, ancor più, quando coltiva un’insana illusione di egemonia, le forme naturali della vita appaiono un puro e semplice male. La demonizzazione del gatto appartiene alla demonizzazione dell’istintualità da parte della coscienza, alla generalizzata squalifica di ciò che è inclinazione naturale, abilità sensoriale, saggezza biologica, «intenzionalità incorporata». Combattendo il gatto-demonio si combatté e ancora si combatte l’istintualità, non più ritenuta espressione irruente della vita e strumento raffinato di evoluzione, ma degradata a giovanile errore di crescenza, ad ancella insubordinata della ragione.

Seduzioni

Il gatto costella un’affettività unica anche per intensità. La sua accentuata sensorialità costituisce la base fisiologica e tipologica per una sensualità a tutto campo. Nell’antico Egitto le celebrazioni di Bastet esaltavano gli aspetti voluttuosi del femminile ed erano gaudiose, perfino orgiastiche. Per la festa della dea arrivava gente da ogni parte del Paese, principalmente per vie d’acqua; sulle imbarcazioni le donne danzavano battendo le mani e altre suonavano il flauto e il sistro (su molti di questi strumenti si vedono ancora oggi raffigurazioni del gatto sacro); quando passavano nei pressi di centri abitati, le barche piegavano verso la riva e le donne sollevavano le vesti, con motteggi dalla chiara evocazione sessuale. Arrivati a Bubasti, uomini e donne continuavano i canti, le danze, l’euforia collettiva: «Veniva consumato più vino di vite durante questa festa che in tutto il resto dell’anno», scrive Erodoto. L’archetipica dea-gatto non incitava al furore devastante (come la sua consorella Sekhmet dalla testa di leone e dal muso insanguinato), ma al godimento, all’esaltazione, al piacere.

Sconfinamenti

Il gatto né obbedisce né comanda; è archetipicamente indipendente e psicologicamente solitario, distante dalla logica della subordinazione e della gratitudine.
La sua ostinazione è misura della sua indipendenza, ma è anche immagine di un’attitudine psichica che non si piega alle imposizioni della società, non si adagia sui modelli della cultura, non si arrende alla colonizzazione della coscienza.
Una relazione sentita con il gatto confronta l’uomo non solo con parti psichiche irredente, dall’evoluzione tardiva e dalla civilizzazione incerta, ma anche con il fondo irriducibile dell’inconscio, con aspetti della psiche che si sottraggono alla gestione della coscienza. Nella casa interiore di ogni individuo abita un gatto archetipico, che ostinatamente sfugge ai dettami del conscio e pervicacemente risponde a quelli dell’inconscio.

Lo stereotipo del gatto ladro, infingardo, subdolo, menefreghista, opportunista, inaffidabile è un ritratto di parti psichiche che non aderiscono ai criteri della coscienza e perseguono disegni autonomi con logiche inaccessibili. Chi lamenta che il gatto non apprende, non ubbidisce, non collabora, non risponde agli ordini e non corrisponde alle richieste di affetto riafferma che egli non è veramente domestico e conserva un nucleo di non-domesticabilità simbolica, che dà rappresentazione a un’area della psiche non riducibile a dimensioni di coscienza. Quest’irriducibile autonomia a taluni appare sublime, ad altri inquietante, perché costella il fascino di aspetti soggettivi non negoziabili, di un centro personale non espropriabile, ma desta anche il turbamento per aspetti profondi che non sono accessibili e mai saranno disponibili all’intenzionalità cosciente. Nella sua incoercibile indipendenza, il gatto è inquietante.

Destinazioni

Con meravigliata curiosità Alice attraversa il mondo surreale delle antinomie, del non-sense razionale, delle dissonanze cognitive, di un generalizzato disorientamento; è raffigurazione esemplare di chi vaga nello smarrimento alla ricerca di una via d’uscita o di una destinazione finale. Il Gatto del Cheshire incrocia i suoi smarrimenti per tre volte; mai una le dice dove andare, ma ogni volta si coagula attorno ad Alice una situazione che le consente di procedere. Compito delle guide archetipiche, difatti, non è quello di additare mete, ma di mantenere desto l’impulso a perseguire una meta, di tenere ciascuno in contatto con la propria, personalissima destinazione individuativa. Del resto, Alice è candidamente consapevole che non si tratta di sapere dove si trova e in che direzione andare, ma soprattutto di capire chi lei è: «Allora devo chiedermi: “Chi sono?” Ecco, questo è il grande rebus». Questo è il vero problema di Alice ed è anche il grande problema individuativo, l’oggetto ultimo di  tante empiriche ricerche esistenziali. Intervenendo come enigmatica figura-guida, il Gatto del Cheshire riconduce l’essenza della ricerca esistenziale all’essenza dell’identità personale.

Identità

A fondamento dell’identità è sempre attivo un archetipo, un mitema che si disarticola nel corso della vita. Dare sviluppo a questo nucleo archetipico significa anzitutto creare immagini atte ad accoglierlo e dargli forma, fantasticare storie e vicende in cui esso dipana le sue frastagliate potenzialità. Implica poi un incessante, creativo gioco di sperimentazione, attraverso il quale le sue sfaccettature si combinano e ricombinano, configurando scenari inediti e rinforzando modelli consolidati. Infine comporta un’attuazione esecutiva, in cui l’iniziale idea pura, successivamente configurata in immagini, diventa empiria e concretezza. L’impronta soggettivante scende dagli strati immateriali degli archetipi in quelli materiali della concretezza, passando attraverso la fascia strutturante del mundus imaginalis. Vivere l’archetipo individuativo è lo stesso che vivere un mito. La storia del singolo si snoda come storia di un «mito personale», nel corso del quale il protagonista differenzia e singolarizza la sua soggettività. È una storia rigorosamente unica che invoca un nome altrettanto unico, in cui convergono le singolarità costituzionali ed esistenziali di un individuo.

Epilogo

Le abbiamo contate… sono ben 1207 parole. Ebbene sì, vi abbiamo ingannato. Volevamo asciugare il testo a 444, come i km che separano le Sorgenti Fumaiole dall’Oceano Mare. Ma chi ha già sceso le 8 tappe sa che il fiume è una continua divagazione. Salti spericolati si alternano a pigre voluttà.  Impossibile tener fede al patto iniziale. Sarà questa l’essenza della vita?

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Extra

(alcuni scatti scendendo dalle sorgenti al mare)

Dalle sorgenti al mare in 8 tappe e 444km

> Per una visione di insieme delle 8+1 tappe della "Perduta Via dei 2 Mondi", da Rimini a Roma Fiumicino lungo i fiumi Marecchia e Tevere, consultare la pagina dedicata all'orientamento segue...

Partire o non partire?

> Una pagina dedicata a tutti coloro che vorrebbero partire alla scoperta della futura Regina Ciclovia Tiberina (o le molteplici divagazioni), ma non sanno… da dove partire. Un passo alla volta, farai tutte le 8+1 tappe da Rimini a Roma Fiumicino? segue...

Il GattoGuardiano

Coinvolto suo malgrado in storie di streghe e tradimenti, ma anche simbolo di fertilità. Animale magico e guida nell’aldilà. Chi altri, se non un Gatto, a vegliare il VecchioFaro di Fiumicino? segue…

Il gatto di Olympia

Il gattino accanto a Olympia, nel dipinto di Édouard Manet segue…

Qua la zampa

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(piratesse all’arrembaggio al Fiumicino Paddling Festival, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Percorso Gattico in 8 tappe e 444 parole
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