Nel contesto delle Divagazioni Tiberine, un percorso per riscoprire la fratellanza Aniene – Tevere.

Traccia GPS

L’Anello Tiberanio proposto da Giorgio Piccinetti segue le sponde del Tevere e dell’Aniene nei pressi della confluenza.

(dalla pedalata dell’11lug20: Anello Tiberanio)

L’anello può essere diviso nei seguenti tratti, partendo da Ponte Milvio e percorrendolo in senso orario:

  • Si risale il Tevere in sponda destra da Ponte Milvio fino a Labaro nelle Terre del Nord della Regina segue…
  • raggiunto Labaro, si attraversa il Tevere nella passaggio ciclabile sul ponte GRA (foto360)
  • si prosegue in sponda sinistra tiberina  tornando verso il centro. Il percorso segue l’argine. Il fondo è sterrato (foto360) e corre tra la Salaria e il Tevere. La vegetazione in alcuni brevi tratti potrebbe aver ripreso il sopravvento  (foto360). All’ansa dell’Aeroporto dell’Urbe (foto360), si segnala (post) la presenza di cani maremmani (la prima volta meglio  andarci in gruppo). Superata la fattoria,  bordo fiume ci sono le rovine del basamento della gru per gli idrovolanti (foto360, foto360). Lasciato alle spalle l’aeroporto, il percorso raggiunge la confluenza con l’Aniene e quindi  la Salaria (foto360).
  • Lungo l’Aniene dalla confluenza a Ponte Tazio: Il sottopasso (foto360) permette di superare lo svincolo e proseguire nel Parco delle Valli e quindi scavallare l’Aniene a Ponte Tazio, dove l’Anello Tiberanio prosegue lungo la sponda sinistra dell’Aniene, tornando verso il centro (oppure proseguendo fino a Ponte Mammolo, come descritto più avanti).
  • Lungo l’Aniene da Ponte Tazio a Villa Ada: la pista ciclabile costeggia la ferrovia (foto360, foto360foto360),  lambisce il Belvedere di Ugo Forno (foto360, descritto più avanti) e raggiunge la Salaria  a Villa Ada
  • da Villa Ada a Ponte Milvio: si prosegue sulla ciclabile che passa accanto alla Moschea, quindi  su strade secondarie e percorsi ciclabili si ritorna a Ponte Milvio.

Variante Ponte Mammolo

Da Ponte Tazio è possibile pedalare fino a Ponte Mammolo (stazione Metro B) lungo la sponda destra dell’Aniene su fondo sterrato, seguendo un tratto del Grande Sentiero Anulare di Marco Pierfranceschi.

Si parte da Ponte Nomentano (foto360) e si prosegue su sentiero lungo il fiume. A breve distanza un pontile (foto360) e una spiaggetta (foto360) permettono di avvicinarsi all’acqua.


(pedalando verso Ponte Mammolo, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Si prosegue immersi nella natura su un comodo sterrato fino a Ponte Mammolo (foto360, foto360, foto360). Per raggiungere la stazione è richiesta un po’ di prudenza per via dello svincolo. In alternativa, si può tornare indietro dallo stesso percorso.

 

Consigli e raccomandazioni

> Tutte le info su questo sito ed altrove non sono verità assolute. Non vi avventurate! Le Terre della Regina meritano attenzione, rispetto, consapevolezza. Consigli, note, raccomandazioni, scarico di responsabilità nella pagina dedicata. Leggetele attentamente. Impiegate cinque minuti ora, per risparmiare sventure e contrattempi dopo. segue...

(l’aeroporto dell’Urbe raccontato da Lorenzo Grassi, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Extra

Roma, il sindaco di Gaiole in Chianti a Raggi: “Troppo degrado nella ‘nostra’ via. La puliamo noi” Michele Pescini, primo cittadino del comune senese che dà il nome alla strada: “Probabilmente è una delle più brutte della magnifica Roma, una traversa corta e senza sfondo della Salaria, un luogo pieno di sporcizie varie e, si presume, di appuntamenti di bassa lega” (da laRepubblica)

Ponte di Castel Giubileo

“Tre grandi piloni rugginosi a mollo nel fiume e una campata che finisce nel nulla. È tutto ciò che resta oggi dello storico Ponte in ferro di Castel Giubileo, unico attraversamento carrabile del Tevere nel tratto romano a nord di Ponte Milvio per quasi mezzo secolo – dalla fine dell’Ottocento sino al 1944 – infine sovrastato nei primi anni Cinquanta dall’imponente diga con viadotto in cemento armato del Grande Raccordo Anulare, che ne ha oscurato per sempre il ricordo e ne ha scippato persino il nome. L’inizio di un lungo oblio che ne ha quasi cancellato del tutto la memoria. Eppure si tratta di un’infrastruttura che ha avuto un ruolo strategico per Roma ed è stata testimone nel tempo di piccoli e grandi avvenimenti.”

Il ponte di Castel Giubileo, di Lorenzo Grassi segue…

Aeroporto Littorio  dell’Urbe

L’aeroporto littorio dell’Urbe fu inaugurato il 21 aprile 1928, in occasione della ricorrenza del Natale di Roma. Alla cerimonia erano presenti l’allora capo del governo Benito Mussolini – che aveva indicato il nome “Littorio” per il nuovo aeroporto – e il sottosegretario all’Aeronautica, Italo Balbo, futuro trasvolatore atlantico.

la gru costruita per issare a terra gli idrovolanti

Quello del Littorio fu pensato come aeroporto “misto”, con il decollo degli aeroplani su pista (o anche direttamente dagli hangar) e i due lunghi rettilinei del Tevere – che lì ha una larghezza di circa cento metri – da sfruttare per gli idrovolanti.

(il basamento della gru, a pochi passi dall’argine, dalla collezione MappaTevere360)

“L’Urbe compie 90 anni”, di Lorenzo Grassi segue…

Il ponte di Ugo Forno

“5 Giugno 1944 (primo giorno della Liberazione)
Ugo Forno, chiamato Ughetto dai suoi compagni di scuola, ha 12 anni compiuti da un mese. […] intorno alle 11 il ragazzino entra in una casa colonica su un prato che fiancheggia la Salaria, la stradina si chiama vicolo del Pino. Questa volta Ugo ha in mano un fucile e al collo una bandoliera con diverse cartucce, tutto materiale dell’esercito italiano, preso in una grotta vicina dov’era stato lasciato dai giorni dell’8 settembre 1943. Insieme a lui altri cinque giovani, tutti sui diciotto, venti anni, anche loro armati con fucili e pistole.
È Ugo a parlare, rivolto al gruppetto di contadini seduti a bere da un fiasco di vino attorno al grande tavolo della cucina: “I tedeschi stanno attaccando le mine al ponte sull’Aniene, lo vogliono demolire. Noi andiamo a salvarlo, ci devono passare gli americani. Avete delle armi? Venite con me”. […]
Il ponte di ferro sull’Aniene, che fiancheggia la via Salaria all’altezza dell’aeroporto dell’Urbe, sorregge i binari della ferrovia Roma-Firenze. Una decina di guastatori tedeschi, con la tuta maculata verde e marrone, stanno piazzando sotto le tre arcate grossi pacchi di esplosivo e stendendo i cavi elettrici dell’accensione. La gragnuola di fucilate che gli arriva addosso li sorprende a lavoro quasi ultimato e li costringe a gettarsi al riparo.

(il ponte difeso da Ugo, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

È uno scontro furioso, Ugo e alcuni dei suoi sparano da dietro una capanna, gli altri allungati a terra sopra un dosso. I guastatori capiscono subito che ad attacarli sono patrioti italiani e non avanguardie americane, ma si rendono anche conto di non aver più tempo, ormai, perché gli americani stanno arrivando. Così decidono di abbandonare quel maledetto ponte e ritirarsi. Hanno un mortaio, però, e per coprirsi le spalle sparano tre colpi. Il primo prende in pieno Francesco Guidi, lo fa stramazzare in una pozza di sangue. “Sparate sul fumo! Sparate sul fumo” urla Ughetto, che intanto fa fuoco col suo fucilone. Spera di impedire ai mortaisti di lanciare altri colpi. Invece arriva il secondo proiettile, squarcia una coscia a Curzi e stacca un braccio a Fornari. Poi il terzo e le schegge centrano Ughetto, due al petto, una in testa. Il capitano bambino cade di schianto, è già morto quando tocca terra. […]
Una bandiera tricolore, assai più grande e bella di quella che lo aveva avvolto a mezzogiorno del 5 giugno 1944, sventola per Ughetto un anno dopo, nella classe della III media sezione B del Settembrini che lo doveva avere tra i suoi alunni. […]
Ha inizio per Roma, e poi seguirà per l’intera Italia, quel nuovo destino che il dodicenne Forno sperava, la stagione della libertà che certo aveva nel piccolo cuore imbracciando il fucile più alto di lui al Ponte sull’Aniene, sotto il sole della primavera romana. Lui giace sul tavolo di marmo, con la bandiera sulla faccia, e all’angolo delle Quattro Fontane è fermo un carro armato Patton, primo di una fila di altri tanks. Un soldato altissimo, magro, è a terra davanti al primo carro, mastica qualcosa. Tra la gente che lo guarda c’è il giornalista e scrittore Paolo Monelli, che gli chiede: “Where do you come from?”, da dove vieni, e quello risponde “From Texas”, dal Texas. A Porta Maggiore, intanto, un gigantesco MP americano, in piedi su una jeep, dirige il traffico delle autocolonne della Quinta Armata che salgono dalla Casilina, smistandole su varie direzioni con larghi movimenti del manganello lungo e bianco. Si chiama Jim Delavay, è un indiano apache del Nuovo Messico.”

Testo estratto dal sito  ufficiale

La piazzetta dedicata ad Ugo Forno, davanti al ponte, raggiungibile con la ciclabile dell’Aniene.

WISLAWA SZYMBORSKA: «DOPO OGNI GUERRA»

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi, con la scopa in mano,
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto lì si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po’ noioso.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

Mappa del tesoro

La mappa di Lorenzo Grassi con i punti di interesse distribuiti lungo il percorso.

Vecchia Salaria, Villa Ada e Monte Antenne

A Villa Ada, alle pendici di Monte Antenne (che prende il nome dall’antica Antemnae,dal latino Ante Amnes, davanti ai fiumi, il Tevere e l’Aniene, che confluiscono proprio lì vicino), passa l’antico tracciato della via Salaria, scavato in un costone di tufo per facilitare il transito dei carri, e che prosperava grazie al transito di merci verso Roma (soprattutto sale, da cui il nome della Salaria stessa).” (Andrea Munari su  Facebook)

(Ponte Nomentano nel 1860, da Romaierieoggi)

Divagazioni Tiberine

> Dal giro del Trasimeno alla Randonnee delle Regine, dalla DolceSpiaggia all'Anello Fumaiolo, tutte le Divagazioni Tiberine per avvicinarsi al Tevere o, al contrario, sconfinare nei territori circostanti. segue...

Discesa in gommone

Chi l’avrebbe mai detto che si può scoprire un fiume anche navigandolo?

(il video della discesa Aniene Tevere del 2021)

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere.

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(nei pressi della stazione Nomentana,dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Anello Tiberanio
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