All’interno dell’Operazione Strabone – geografie tiberine e delle divagazioni raccolte su MappaTevere360, dopo l’anello della Bonifica di Maccarese,  una pagina dedicata la Pineta di Castel Fusano lungo l’Anello del Sud.

L’Anello del Sud proposto da Fabio Gerini (vedere capitolo dedicato, più avanti) percorre le due sponde del Tevere all’interno della Riserva del Litorale, con una espansione a Ostia sul lungomare e nella Pineta di Castel Fusano. Quest’ultima in particolare, poco conosciuta dai romani, merita una giornata. Il reticolo di sentieri ciclabili immersi nella penombra della rigogliosa macchia mediterranea, vi condurrà alla scoperta di un mondo silenzioso a pochi passi dall’affollato lungomare.

Il percorso nella pineta è adatto anche alle famiglie. Si può iniziare partendo (e finendo) dal capolinea della metropolitana Roma Lido (partenze ogni 15 minuti da Piramide, vagoni affollati d’estate).

Castel Fusano

Il Parco urbano Pineta di Castel Fusano è un’area protetta istituita nel 1980 dalla Regione Lazio. La Pineta copre un’area di 916 ettari e si trova a cinque chilometri a sud-est della foce del Tevere. È la più ampia area verde di Roma. Dal 1996 la Pineta di Castel Fusano fa parte della Riserva naturale Litorale romano.
Duemila anni fa la linea di costa era molto arretrata, all’altezza di Ostia Antica circa, e dietro una fascia di dune si trovavano estese lagune oggi prosciugate. Il fiume Tevere ha nel tempo portato grandi quantità di limo e di sabbia, che si sono accumulati in cordoni paralleli al mare, portando alla creazione dell’attuale linea di costa.

La pineta, già sfruttata per allevamenti di  cavalli e bufale, fascine e carbone, caccia (cinghiali, caprioli, cervi, lepri, istrici, ricci), ai primi del 1700 diventa terreno di semina del pino domestico. In aggiunta a pioppi, olmi e salici lungo le sponde dei canali. La zona più vicina al mare verrà convertita in lecceta.

I terreni paludosi verranno bonificati in più riprese. Castel Fusano nel 1933  diventa il grande parco di Roma, meta giornaliera di migliaia di persone e viene aperto un varco nella duna per congiungere l’area verde alla spiaggia, oggi viale Mediterraneo. A quel periodo risalgono la realizzazione di strade carrozzabili, con viali illuminati ed alcune stradelle rustiche (viale del Lupo, della Lepre, dei Ginepri, degli Elci) oltre a fontanelle, e bagni per i visitatori.

(testo estratto da Riservalitoraleromano)

Traccia GPS

Traccia Gps, note e raccomandazioni le trovate nella pagina dedicata all’Anello del Sud segue…

Trasporti Pubblici

Vedere la pagina dedicata all’Anello del Sud segue…

Extra

Sistema dunare

Le dune si formano quando la spiaggia si amplia e parte della sabbia, spinta dal vento verso terra, si accumula su vecchi cordoni costieri prodotti dalle tempeste. La loro altezza e il loro numero
dipende dall’intensità dei venti, dalla quantità di sabbia adeguata e disponibile e dalla rapidità con cui si evolve la linea di riva. Nel delta tiberino sono presenti in tutta l’area compresa tra l’allineamento Maccarese-Capo due Rami-Tor Paterno e il mare. Il loro sviluppo è iniziato circa 5000 anni fa, tuttavia gran parte di quelle oggi visibili si sono formate negli ultimi sei secoli. Quelle più alte e meglio conservate si trovano nell’ala meridionale del delta, in particolare nella riserva di Castelporziano e lungo la litoranea per Torvajanica.


(pedalando tra le dune, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Gran parte delle dune sono state distrutte dall’urbanizzazione soprattutto nel secondo dopoguerra. Resti di dune tuttavia permangono nel tessuto urbano e nelle aree vegetate a pini e macchia mediterranea. In taluni casi l’urbanizzazione non ha spianato le dune ma semplicemente le ha ricoperte come nel caso della chiesa di Regina Pacis al Lido di Ostia costruita su uno dei più alti cordoni dunari (Fig. 6). Il meccanismo di formazione delle dune è sempre attivo e non è raro il caso in cui le strade più prossime al mare vengano temporaneamente ricoperte di sabbia durante le fasi di tempesta con qualche conseguente problema di circolabilità. (testo tratto da  “Evoluzione olocenica e lineamenti morfologico-paesaggistici del delta tiberino”, Piero Bellotti  “Alle foci del Tevere”, Geologia dell’Ambiente) 

Spiagge del delta tiberino

Queste sono costituite da granuli poliminerali di diversa provenienza. La maggior parte dei granuli proviene dalle formazioni geologiche del bacino del Tevere – prevalentemente quarzo, calcite, feldspati, pirosseni, magnetite, miche e frammenti litici carbonatici, arenacei e vulcanici. Tra questi ultimi sono rintracciabili anche pomici di dimensioni centimetriche che tuttavia possono non appartenere al bacino del Tevere ma provenire, galleggiando sul mare, da centri eruttivi quali l’Arcipelago Pontino, il Golfo di Napoli e le Isole Eolie.

(lungomare di Ostia, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

In quantità minore i granuli hanno origine bioclastica, si tratta per lo più di frammenti di gusci di bivalvi e gasteropodi marini e subordinatamente di gusci di foraminiferi non riconoscibili,
questi ultimi, tuttavia ad occhio nudo. Ci sono inoltre granuli considerabili alloctoni ovvero frammenti litici di rocce che non sono naturalmente presenti nel bacino del Tevere ma che sono stati
importati dall’uomo per la costruzione di palazzi, templi, chiese e statue. Questi granuli sono in genere costituiti da graniti, porfidi, gabbri, marmi e gneiss; tra questi granuli, benché non naturali,
non mancano frammenti di laterizi. La locale concentrazione dei minerali vulcanici determina l’aspetto più o meno scuro delle spiagge deltizie. Solo localmente le spiagge presentano un aspetto naturale. È il caso delle spiagge della Tenuta Presidenziale di Castelporziano che sono ampie, poco acclivi e con al margine interno un intatto sistema dunare. Nel resto del delta la spinta all’urbanizzazione litoranea, associata con la lunga fase erosiva iniziata a metà del secolo scorso, ha ridotto spesso le spiagge a una stretta fascia sabbiosa con maggiore acclività e priva di qualunque elemento dunare a far da limite verso terra. Solo localmente l’ampiezza e la bassa acclività della spiaggia sono state ricostituite attraverso interventi di “ripascimento artificiale” che non hanno comunque ripristinato il primitivo sistema dunare.  (testo tratto da  “Evoluzione olocenica e lineamenti morfologico-paesaggistici del delta tiberino”, Piero Bellotti  “Alle foci del Tevere”, Geologia dell’Ambiente) 

Percorsi famiglia

> una panoramica dei percorsi da proporre (con molta cautela) alle nuove generazioni. segue...

Via Severiana

La via Severiana deve il suo nome all’imperatore Settimio Severo che fece una serie di interventi tra il 198 e il 209 d.C. per unificare alcuni percorsi stradali già esistenti. Iniziava a Ostia e congiungeva la via Flavia di Portus (presso la necropoli a Isola Sacra) con Terracina. Era lunga 118 km e aveva come compito principale quello di trasportare la calce dai Monti Lepini al porto di Ostia dove veniva usata per la manutenzione delle strutture. Correva parallelamente alla costa laziale e per la sua posizione favorevole vennero costruite ai suoi lati molte ville per i nobili romani (per esempio la villa dell’oratore Ortensio, la cosidetta villa di Plinio), che qui venivano per ritemprarsi con l’aria marina. (estratto da LaMiaOstia)


(Via Severiana, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Si segnala il testo “La via Severiana e la c.d. villa di Plinio a Castel Fusano” a pag33 del supplemento SIGEA

Fontana dello Zodiaco

“[…] il sistema di illuminazione era costituito da 100 lampade di cinque diversi colori, alcune delle quali erano motorizzate così come alcuni dei getti della corona intermedia intorno allo zampillo centrale. […] Nelle intenzioni del progettista c’era un’ulteriore integrazione, che avrebbe reso possibile al pubblico comandare la fontana, tramite una gettoniera a pagamento. Una sorta di gigantesco “jukebox acquatico”.” (dall’articolo di Lorenzo Grassi)

(la fontana, oggi, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Anello del Sud

> Un percorso ad anello nella Riserva del Litorale Romano, per avvicinarsi al Tevere da entrambe le sponde. segue...

Riserva Naturale Statale del Litorale Romano

> La Riserva Naturale Statale Litorale Romano abbraccia un territorio di 15.900 ettari che si estende sulla costa, dalla marina di Palidoro a Nord fino alla spiaggia di Capocotta a Sud. segue...

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere.

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(il porto turistico, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Pineta di Castel Fusano, Ostia
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