All’interno dell’Operazione Strabone – geografie tiberine e delle divagazioni raccolte su MappaTevere360, dopo il percorso di Monte Ciocci,  una pagina dedicata al lago Albano lungo la Randonee delle Regine. Viaggio nella terra dei popoli Latini, tra vulcani addormentati e antiche leggende sull’origine di Roma.

Traccia GPS

Il percorso lungo il lago è parte integrante della Randonnee delle Regine, a cui si rimanda.

Note:

  • il sentiero lungo lago: il percorso costeggia lo specchio d’acqua per  40% sulla strada asfaltata, ed il restante su un sentiero con fondo prevalentemente buono, transitante però  in una zona dichiarata a rischio idrogeologico dal comune di Castel Gandolfo (rischio che aumenta nei periodi piovosi o a seguito di piogge). Verificate preliminarmente se sono attive ordinanze che vietino il passaggio. E’  tutta in pianura, ma nel tratto selvaggio non c’è nulla di nulla. Sporadicamente Si incontra gente che pedala, porta il cane, fa running, …
  • galleria: Al termine del  giro del lago, per proseguire in direzione Roma lungo la Randonnee delle Regine, si deve attraversare una galleria di 300metri, rettilinea, discretamente illuminata e leggermente in salita. Viene utilizzata dai frequentatori del lago,  quindi a traffico crescente nel weekend. In alternativa, servirsi della stazione FS di Castel Gandolfo (vedere capitolo più avanti)

(pontile, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Fotoracconto

Una seleziona di scatti che raccontano la meraviglia del  lago, inoltrandosi nel lato selvaggio.

Raccomandazioni

Leggere le note nel capitolo precedente dedicato alla traccia GPS.

> Tutte le info su questo sito ed altrove non sono verità assolute. Non vi avventurate! Le Terre della Regina meritano attenzione, rispetto, consapevolezza. Consigli, note, raccomandazioni, scarico di responsabilità nella pagina dedicata. Leggetele attentamente. Impiegate cinque minuti ora, per risparmiare sventure e contrattempi dopo. segue...

(pedalando lungo il periplo del lago, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Trasporti pubblici

Il lago Albano è raggiungibile con il collegamento ferroviario Roma Termini <-> Castel Gandolfo. Il binario a Roma Termini è generalmente posizionato in fondo, quindi mettete in conto anche 5 minuti per raggiungerlo.  La stazione di Castel Gandolfo si affaccia sul lago, a mezza quota sul fianco  del cratere. Per raggiunge il lungolago si scende per Via dell’Emissario, una breve stradina asfaltata a tornanti, ripida ma a traffico quasi nullo (da consigliare rispetto alla strada asfaltata principale, seguire la traccia GPS).

(affaccio sul lago dalla stazione FS di Castel Gandolfo, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Parcheggi

Il tratto di lungo lago asfaltato è pieno di parcheggi. Sono però a pagamento. Quasi tutti liberi infra settimanale. Presenze in aumento nel weekend.

Roma nasce qui ?

Il mito

La maggior parte delle antiche città del Lazio, città che in qualche modo fecero la storia di Roma, non esistono più. Tra queste c’è Alba Longa, a capo della confederazione dei popoli latini (populi albenses), distrutta da Roma sotto il re Tullo Ostilio, dopo l’anno 673 a.c.
Il nome della città sembra provenga dalla antica e preromana Dea Alba, o Dea Bianca che predominava un tempo sul Mediterraneo.
La leggenda narra che la città di Alba Longa fu fondata da Ascanio, figlio di Enea, trenta anni dopo la fondazione di Lavinio, dove Enea fondò il primo insediamento in Italia.
Da Ascanio sarebbe discesa una dinastia di re albani, di cui conosciamo soli i nomi, fino ad arrivare a Numitore ed Amulio, figli del re Proca, il XII re di Albalonga.
A quel tempo i domini di Albalonga si estendevano fino al Tevere. Il legittimo erede di Proca era Numintore, designato dal padre per regnare su Alba Longa, ma venne deposto dal fratello minore Amulio che, non contento, ne uccise tutti i discendenti maschi durante una caccia.
Una profezia predisse che Amulio sarebbe stato deposto da un discendente di Numitore, per cui Amulio costrinse Rea Silvia, unica figlia di Numitore, a diventare vestale e quindi a fare voto di castità.

(dettaglio di una antica mappa del Lazio)

Secondo la leggenda tuttavia Rea Silvia rimase incinta del Dio Marte da cui partorì i gemelli Romolo e Remo.
Amulio ordinò che i gemelli venissero uccisi, ma questi furono invece abbandonati nel Tevere e si salvarono venendo allattati da una lupa. Divenuti grandi e conosciuta la propria origine scacciarono Amulio dal trono, restituendolo al nonno Numitore e da questi ottennero poi il permesso di fondare una nuova città, Roma.
Con il crescere della potenza di Roma, sotto il re Tullo Ostilio, nella metà del VII sec. a.c., le due città vennero a contrasto e ci fu la guerra.
Era re di Alba Longa, secondo Tito Livio, Mezio Fufezio che, per evitare l’eccidio tra fratelli (o per non indebolire entrambe le città favorendo i comuni nemici Etruschi), propose il duello tra i fratelli Orazi e Curiazi. La sfida fu vinta dai Romani e Alba Longa si sottomise.
Però, come narra Tito Livio, Mezio Fufezio, nonostante fosse alleato di Tullo Ostilio, non partecipò insieme al suo esercito alla battaglia dei Romani contro Fidenae e Veio, tentando anzi di tradire l’esercito romano, per cui Tullo Ostilio fece radere al suolo Alba Longa, condannò a morte Mezio Fufezio per squartamento e deportò gli abitanti sul colle Celio, ingrandendo così la stessa Roma. (testo estratto da Romano Impero)

Sull’argomento: i figli e i nipoti di Enea, da Lavinio ad  Alba Longa. Podcast

L’origine indoeuropea

È comprensibile come gli antichi storici romani o filo-romani, per motivi vari, compresi gli stimoli da parte dei “poteri forti” romani stessi, si sforzassero di nobilitare la stirpe latino-romana facendola derivare da quella greca, che con l’originalità e la profondità delle speculazioni mentali di molti suoi esponenti, aveva aperto la strada al pensiero filosofico e scientifico e a una nuova visione degli ordinamenti sociali e della politica più in generale, per non parlare dell’eccellenza delle sue manifestazioni artistiche, con letteratura, architettura, scultura e teatro per prime; ma per quanto siano comprensibili quegli sforzi, non è detto che quelle ipotesi siano attendibili.

La ricerca moderna si è trovata in sostanziale accordo con quanto sostenuto già dalla storiografia latina: i Latini condividono con i Veneti una comune origine protostorica, anche se non attraverso quel comune legame con l’Antica Grecia (e con Troia in particolare) postulato dai Romani mediante il mito di Enea. L’insieme veneto-latino si era formato come gruppo a sé in un’area dell’Europa centrale, probabilmente ubicato entro i confini dell’odierna Germania. I gruppi di genti che originarono poi i Veneti e i Latini mossero verso sud dal centro-europa probabilmente intorno al XV secolo a.C.. (estratto da Storianet)

Re Tiberino

La tradizione lo fa figlio di Giano e della dea latina Camesena, oppure re di Alba e degli Aborigeni o, sotto il nome di Thybris, degli Etrschi di Veio. Annegato nel Tevere o ucciso nelle vicinanze, egli avrebbe dato il suo nome al fiume, che prima si chiamava Albula. Tiberino è collegato anche, come marito di Ilia, alla leggenda della fondazione di Roma.

(Gigi Proietti Padre Tiberino)

Il culto di Tiberino sarebbe stato introdotto da Romolo, tuttavia il più antico calendario delle feste romane non lo conosce. Questa assenza è stata spiegata in varî modi. Alcuni identificano Tiberino o con Volturno o con Portuno. Per altri il Tevere sarebbe divenuto d’importanza capitale per i Romani solo quando essi riuscirono ad assicurarsi il possesso di ambedue le rive: il suo culto sarebbe quindi posteriore a questa conquista. In ogni modo è relativamente tardo il sacrificio, menzionato dai fasti Amiternini e Anziati, che veniva offerto l’8 dicembre al fiume e a Gaia in ricordo della dedicazione del tempio a lui consacrato  nell’Isola Tiberina.

Era ricordato probabilmente nelle preghiere dei pontefici e degli auguri con l’appellativo pater, che ricorre anche nelle iscrizioni. L’arte romana lo rappresentò  secondo lo schema ellenistico delle personificazioni fluviali. (dall’Enciclopedia Treccani)

La città di Albalonga

“[…] Alba Longa, mitica madre di Roma, descritta dagli storici e cantata dai poeti di ogni tempo e latitudine, fondata da Ascanio figlio di Enea fuggiti da Troia in fiamme, come dice Virgilio nella sua Eneide, non ha lasciato – sembra – vestigia archeologiche della sua esistenza, sempre che non escano fuori come è accaduto per Ilio scoperta dopo tremila anni circa. Dunque, la Mater Urbis, che ha affascinato per secoli e secoli la fantasia di tutti per la portata immensa dell’Impero Romano da essa disceso, pareva situata sui colli Albani, precisamente intorno al cratere vulcanico del lago omonimo. Le descrizioni delle antiche autorità fanno dedurre che, comunque, sorgesse vicino a un lago (quello Albano di Castel Gandolfo), ma sopraelevata tanto da guardare anche la pianura che sconfina al mar Tirreno.

illustration of a Legend around Alba Longa

[…] nel lontano 1968, accadde un fatto sorprendente: lo studioso Alessandro Mastrigli fotografò con raggi all’infrarosso, all’interno del convento di Palazzolo, la rupe di peperino visibile anche dal di fuori delle mura claustrali e notò strane figure al “negativo”, cioè scalpellate per cancellazione, come sembra abbia fatto Tullo Ostilio quando ha azzerato ogni traccia di Alba Longa. Ma dai contorni, sono usciti fuori dei fasci romani, un bue aggiogato, l’Orsa Maggiore e la Luna. Si è desunto trattarsi della necropoli di Alba Longa […]
(dall’ Intervista di Aldo Onorati a Riccardo Bellucci. segue… )

Monte Cavo e la Via Sacra

Il monte Cavo, detto anche Vulcano Laziale, fa parte del complesso dei Colli Albani, situato appunto nel Lazio, ed è un vulcano estintosi circa 10.000 anni fa. Detto anticamente Mons Albanus, ovvero monte di Alba, deriva il suo nome attuale da Cabum, un insediamento italico dell’epoca, esistito sul monte. Da qui deriverebbe Monte GABO o CAVO.

(la Via Sacra, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Il fatto che si chiamasse Vulcano Laziale rimanda al mito del Dio Vulcano, un Dio schivo e cupo che fabbricava nella sua fucina, posta dentro un cratere, i fulmini di Giove. Volkanus, questo è in realtà il nome dell’antico Dio in suolo italico, è il Dio romano del fuoco che distrugge. Secondo Varrone il re Tito Tazio, che governava unitamente a Romolo, aveva dedicato altari ad una serie di divinità tra cui era anche Vulcano.

Monte Cavo fu sacro per i popoli italici del Lazio, e poi per i Romani, poiché vi sorgeva il tempio di Iuppiter Latiaris, il più importante santuario del Lazio, meta di pellegrinaggi per i popoli latini e romani con un percorso che partiva dall’Urbe, si diramava per oltre 30 Km, costeggiando il Lago di Nemi, ove si adorava la Diana Nemorensis, per poi giungere alla base della montagna, da cui iniziava una strada lastricata in basalto, detta appunto via sacra o via trionfale, che con un percorso di 6 km raggiungeva al tempio.

(Belvedere dei due Laghi, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Fu re Tarquinio Prisco che fissò un tempio comune ai Latini, agli Ernici ed ai Volsci sul monte Albano, dove ogni anno si celebravano feste in onore di Iuppiter Latiaris che sorgeva sulla sommità del monte, rimasto sotto l’egida di Alba Longa sino alla distruzione di questa, verso la metà del VII sec. a.c. (testo estratto da Romano Impero)

Extra

Randonnee delle Regine

> Il percorso dai Castelli Romani a Fiumicino: 85km per  1400 metri di dislivello. Due laghi, un fiume, un mare... passando per l'Appia Antica e proseguendo lungo il Tevere: la Randonnee  delle Regine. segue...

Percorsi famiglia

> una panoramica dei percorsi da proporre (con molta cautela) alle nuove generazioni. segue...

Il lago in bici acquatica

A giugno 2018 il lago Albano viene scelto per avviare la sperimentazione della bici acquatica Teverina. segue…

Divagazioni Tiberine

> Dal giro del Trasimeno alla Randonnee delle Regine, dalla DolceSpiaggia all'Anello Fumaiolo, tutte le Divagazioni Tiberine per avvicinarsi al Tevere o, al contrario, sconfinare nei territori circostanti. segue...

8tappe dalle sorgenti al mare

> Per una visione di insieme delle 8 tappe della Futura Ciclovia Tiberina consultare la pagina dedicata all'orientamento segue...

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere.

Per rimanere aggiornati, partecipare, proporre….. iscrivetevi ai social o date una occhiata alle ReginaNews con tutte le imprese feline. Non lasciateci soli! !


(terrazza sul lago, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Lago Albano e Re Tiberino