Cosa potrà mai essere di una foce ai limiti del mondo conosciuto? Insabbiata in antiche memorie,  diventa oggi punto di accumulazione di nuovi orizzonti. Immaginiamoli i turisti in bici, quando giungeranno qui, termine e destino della futura Regina Ciclovia Tiberina.

All’interno dell’Operazione Patronus – racconti dal basso, dopo la pagina dedicata  ai Bilancioni, condividiamo un approfondimento sulla foce del Tevere: Finisterre della futura Regina Ciclovia Tiberina. Il VecchioFaro e i Bilancioni  intrappolati nella maledizione della LunaNera. Aiutateci a recuperare la memoria perduta perché questi luoghi tornino a vivere!

Nuovi orizzonti

“La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita. Prendete i fiumi, per esempio. Un fiume può essere lungo, lunghissimo, ma non può essere infinito. Perché il sistema funzioni, deve finire.” (“Oceano Mare”, Alessandro Baricco)

Cosa potrà mai essere di una foce ai limiti del mondo conosciuto? Iindietro nel tempo quando Ostia era porto e passaggio, rotta e corridoio di idee, culture, religioni, spezie che da ogni dove raggiungevano la capitale accompagnate dal Padre Tiberino.

Passano i millenni, e quella stessa foce, insabbiata in antiche memorie,  diventa punto di accumulazione di nuovi orizzonti. Immaginiamoli i turisti in bici, a pedalare lungo la futura Regina Ciclovia Tiberina.

(il Tevere a Pieve S.Stefano, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Partiti dalle Sorgenti Fumaiole 400 km più su, impiegheranno otto giorni, in compagnia del fiume, per arrivare fin qui.

 

“Cosi Elisewin scese verso il mare nel modo più dolce del mondo – solo la mente di un padre poteva immaginarlo – portata dalla corrente, lungo la danza fatta di curve, pause ed esitazioni che il fiume aveva imparato in secoli di viaggi, lui, il grande saggio, l’unico a sapere la strada più bella e dolce e mite per arrivare al mare senza farsi del male.

Scesero giù, con quella lentezza decisa al millimetro dalla sapienza materna della natura, infilandosi a poco a poco in un mondo di odori di cose di colori che giorno dopo giorno svelava, lentissimamente, la presenza lontana, e poi sempre più vicina, dell’enorme grembo che li aspettava. Cambiava l’aria, cambiavano le aurore, e i cieli, e le forme delle case, e gli uccelli, e i rumori, e le facce della gente, sulla riva, e le parole della gente, sulle loro bocche.
Acqua che scivolava verso l’acqua, corteggiamento delicatissimo, le anse del fiume come una cantilena dell’aníma. Un viaggio impercettibile. Nella mente di Elisewin, sensazioni a migliaia, ma leggere come piume in volo.

Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. Ognuno a modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa. Non smetteranno mai di raccontarlo. Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

Tutt’e due immobili, gli occhi fissi su quell’immensa distesa d’acqua. Da non crederci. Sul serio. Da rimanere li una vita, senza capirci niente, ma continuando a guardare. Il mare davanti, un lungo fiume alle spalle, la terra, alla fine, sotto i piedi.” (“Oceano Mare”, A.Baricco)

Verranno ciclisti da tutto il mondo, avvinti da Roma e ipnotizzati dalla Via. Ma anche camminanti, naufraghi spirituali, vagabondi delle terre di mezzo, pellegrini dal passo leggero. Tutti come a Santiago, in viaggio verso le Finisterre del mondo conosciuto. Lì dove finisce l’OceanoMare e si alza un VecchioFaro.

(il VecchioFaro, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Lungo Strade Bianche o lasciandosi trasportare dalle Vie d’Acqua,  a scoprire le meraviglie che solo un fiume può regalare. Una pagaiata dopo l’altra, scenderanno da lontano, senza fragori o fretta di arrivare.

(Discesa Internazionale del Tevere, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Infine l’OceanoMare, un VecchioFaro, una Spiaggia. Un Museo racconterà il Fiume. Lì dove le acque si incontrano. Lì dove il Guardiano Luminoso veglia sui naviganti. Tutto intorno panchine per ascoltare il vento. Il palco dei Bilancioni, innalzati dalla sapienza marinara, accoglieranno i viandanti, a sedimentare l’emozione di un viaggio al termine…. a metà…. o soltanto all’inizio.

(alla scoperta della riserva di Nazzano Tevere Farfa)

VecchioFaro

> Il VecchioFaro di Fiumicino, intrappolato nella maledizione della LunaNera. Aiutateci a recuperare la memoria perduta perchè il guardiano del mare torni a vivere! segue...

Bilancioni

> Dai trabocchi adriatici ai bilancioni tiberini: quando la sapienza marinara scende a terra per condividere i suoi segreti. segue...

Idroscalo di Ostia

“L’ultimo triangolo di spazio abitabile alla foce del Tevere: le persone che ci vivono lo chiamano Punta Sacra. Il documentario racconta la vita della comunità dell’Idroscalo di Ostia, oggi composto da 500 famiglie. Su tutte, quella di Franca, a capo di una famiglia completamente al femminile, narratrice e motore delle storie che rendono vivo quel lembo di terra. Un racconto fra realismo e proiezioni nell’immaginario, fra nostalgia ed inevitabile pragmatismo. E un desiderio su tutto: poter continuare a vivere in quel luogo, che per loro è casa.” segue…

“ciò che si vede all’Idroscalo, incredibilmente nel 2021, è stato un panorama molto comune nella Roma del dopoguerra. In quegli anni, come in molti luoghi di frontiera ai quali la città volge le spalle, dal Mandrione al Campo Parioli, l’Idroscalo è divenuto uno dei numerosi borghetti abusivi che accoglievano gli inurbati arrivati dalle campagne.” segue…

Extra

R-esistenza

Il porto della… discordia

Le persone del posto raccontano che nel passato l’area del vecchio faro era pubblica e accessibile.  Nel 1997 inizia l’iter per la concessione di beni demaniali per la costruzione di un porto turistico. In opposizione, si costituisce il comitato cittadino “Fiumicino Resiste”. Oltre a denunciare la poca chiarezza con cui vengono fatte le valutazioni di impatto ambientale, il comitato pretende che i cittadini siano coinvolti nelle decisioni che gli enti locali stanno prendendo.  Nonostante gli appelli, il 5 febbraio 2010 il Porto della Concordia vede la posa della prima pietra.

I lavori vengono affidati a diverse società private e a partecipazione statale; la principale è Acqua Marcia S.p.A. di Francesco Bellavista Caltagirone, a cui viene affidata la realizzazione di cantieri nautici e diverse strutture abitative, ricettive, commerciali, sportive e box auto. L’unica parte a essere realizzata è una diga foranea di quasi un chilometro, finalizzata a delimitare il bacino del porto.

Il paesaggio marittimo viene stravolto inutilmente. Già nel 2013, infatti, i lavori vengono bloccati a causa di un problema giudiziario. Tutta l’area viene posta sotto sequestro e il cantiere abbandonato.

Nel 2017 l’unica zona ancora chiusa e sorvegliata viene definitivamente abbandonata. Si aprono le reti e si libera il piazzale antistante al vecchio faro. Quest’area diventa il set cinematografico per molti film e serie televisive e un approdo per molti visitatori che vogliono ammirare il paesaggio dalla cima del faro. Nel 2019, la Royal Caribbean Cruises (secondo gruppo crocieristico al mondo) prova ad acquisire la concessione della società IP e propone un nuovo progetto che inserisce la funzione crocieristica.

lo spettro delle grandi navi

L’opera presenta un impatto ancora più forte per il territorio: inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, sconvolgimento dell’equilibrio sedimentario della costa, impatti legati ai dragaggi necessari per questi fondali poco profondi. La foce del più grande fiume del centro Italia non si presta a ospitare grandi porti, perché il sedimento che trasporta il Tevere si distribuisce fino a Civitavecchia. Lo sviluppo di Fiumicino in questa direzione non è sostenibile. Oltre a ospitare habitat vulnerabili, tra cui una zona protetta adiacente al faro, gran parte del territorio di Fiumicino è anche sottoposto a vincolo per pericolosità idrogeologica, legata al rischio di alluvione ed esondazione.

La principale rivendicazione in atto è la revoca della concessione e la proposta di un recupero diverso dell’area attraverso interventi conservativi che tutelino le caratteristiche strutturali, paesaggistiche e archeologiche. (Chiara Davoli)

graffiti di Daniele Nasta

“La street art ha permesso a palazzi, strade, fermate dell’autobus di denunciare un problema, di sensibilizzare sui valori della comunità; in poche parole, di parlarci.
In un momento storico in cui il senso passa attraverso l’immagine, in cui il visivo ha un potere enorme sulla nostra percezione del mondo, la street art ci offre diverse chiavi di lettura. E nel farlo, ci ricorda fragilità, paure, urgenze tutte umane.
Il lockdown ci ha allontanati dalle strade per tantissimo tempo, ma ora che siamo tornati ad abitarle, può la creatività urbana aiutarci a rielaborare il nostro senso di smarrimento?
Produrre arte all’interno di un contesto pubblico in cui ci si sente persi, attribuendogli nuovi sensi e significati, potrebbe rivelarsi fondamentale.” Luisa Zhou

Comitato Tavoli del porto

Il progetto del Porto della Concordia di Iniziative Portuali (IP) ha lasciato l’area del vecchio faro in uno stato di abbandono e degrado. Questo porto, cominciato e lasciato incompiuto, ha privato i cittadini di una parte delle spiagge e dei luoghi del litorale a loro più cari. Le opere realizzate hanno modificato irreversibilmente il paesaggio alla foce del Tevere e i concessionari sono stati coinvolti in un’inchiesta giudiziaria.

Chiediamo a tutti  di mobilitarsi per la salvaguardia e la protezione del litorale. Riteniamo sia necessario superare un modello di sviluppo basato sul consumo indiscriminato di suolo per la realizzazione di grandi opere, promuovendo invece una mobilità sostenibile e un modello di sviluppo urbano più attento alle esigenze dei cittadini e delle famiglie e non dei grandi investitori.
Ci auspichiamo una fruizione libera e gratuita della zona di foce, senza la presenza di grandi opere che comprometterebbero in maniera definitiva la vocazione naturale e il valore storico dell’area del Faro e dei Bilancioni, delle spiagge, la balneazione e le attività ad essa legate.

(da Roma al VecchioFaro in treno+bici)

Chiediamo che gli spazi interessati vengano riconsegnati alla comunità, affinché possa fruire delle strutture originarie presenti, opportunamente riqualificate. Chiediamo che il progetto di porto turistico/crocieristico nell’area del faro venga abbandonato definitivamente e che si apra una ampio e sereno confronto per un progetto alternativo di riqualificazione, ispirato alla conservazione e valorizzazione della vocazione naturale di questi luoghi a noi cari. (dal manifesto del comitato “Tavoli del porto”)

 

Una foce in movimento

Tra 6000 e 3000 anni fa la foce del Tevere iniziò a svilupparsi con i sedimenti portati dal fiume. Gli Stagni salmastri di Maccarese e di Ostia, divennero fondamentale per l’estrazione del sale fin dal tempo degli Etruschi. Fu questa la prima azione antropica che ebbe un significativo impatto sull’evoluzione del locale paesaggio.
In seguito, proprio per il possesso delle saline e per il controllo della foce del Tevere, fu fondata Ostia sulla nuova cuspide deltizia che via via si ampliava. Dall’originario castrum del IV secolo a.C., Ostia si sviluppò fino a divenire un importante centro urbano dotato di porto, primo vero insediamento stabile del delta.

(avanzamento linea di costa, Bersani Moretti)

L’impronta antropica sul paesaggio costiero, già importante per lo sviluppo delle saline e di Ostia, divenne quanto mai significativa nel periodo imperiale quando si sviluppò, laddove un tempo era la foce del Tevere, il grande sistema portuale Claudio-Traianeo che, al di là dello sviluppo di un nuovo centro urbano (Portus), incise sulla idrodinamica dell’area costiera a causa dei moli aggettanti in mare, delle darsene interne e di un sistema di vie d’acqua con cui, di fatto, si aprì una foce minore al Tevere.

(Ostia Antica e porto di Traiano, Katatexilux)

Dopo il periodo romano, i centri di Ostia e Portus vengono progressivamente abbandonati. Si costruisce, in prossimità di Ostia, un borgo fortificato dove permangono i pochi abitanti dell’area. Prosegue l’estrazione del sale che progressivamente diviene più importante nel Lago di Ostia ma il paesaggio si evolve soprattutto per eventi naturali.

Tor Boacciana lungo Fiumara Grande, G.Verani

Durante il Medioevo la foce minore risulta periodicamente occlusa e i porti diventano progressivamente inagibili. A partire dalla fine del ‘400 una serie di grandi eventi alluvionali innesca una importante variazione del paesaggio. La linea di riva prograda rapidamente, il porto di Claudio si interra e quello di Traiano diviene un lago. Il tratto finale del Tevere modifica il suo corso tagliando il meandro lungo cui era costruita Ostia. I laghi costieri, sempre più distanti dal mare, si trasformano progressivamente in stagni (Fig. 3).

La foce minore viene definitivamente riaperta all’inizio del XVII secolo e l’avanzamento delle foci è marcata dalla costruzione di una serie di torri di guardia. Dalla seconda metà del XIX secolo la forzante antropica diviene progressivamente dominante. Dapprima una grande bonifica idraulica e poi, nel XX secolo, la grande urbanizzazione costiera. (testo tratto da  “Evoluzione olocenica e lineamenti morfologico-paesaggistici del delta tiberino”, Piero Bellotti  “Alle foci del Tevere”, Geologia dell’Ambiente)

 

«Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto
dove l’acqua di Tevero s’insala,
benignamente fu’ da lui ricolto.»

Dante, Divina Commedia, secondo canto del Purgatorio

“È significativo che il Poeta, evocando l’imbarco delle anime del Purgatorio sulla nave angelica, abbia deciso di ambientare questa scena alla foce del Tevere, in un territorio desolato che nel XIV secolo era caratterizzato dalle imponenti rovine della città romana di Ostia.  All’epoca la foce del fiume era vigilata dalla Tor Boacciana, una torre di avvistamento realizzata probabilmente nel XII secolo sopra i resti del faro della città romana. Oggi l’edificio, che deve il suo nome dalla famiglia dei Bobaziani, si trova a circa 3 km dal mare a causa dell’avanzamento della linea di costa. (testo dal parco archeologico Ostia Antica)

Mappa Terrre

La mappa realizzata da Terrre, per raccontare i tesori di Fiumicino, al termine della futura Regina Ciclovia Tiberina .

Finisterre Tiberine

> la trilogia Gattesca dedicata alle Finisterre Tiberine, termine della futura Regina Ciclovia Tiberina. La Foce, Il VecchioFaro e i Bilancioni  intrappolati nella maledizione della LunaNera. Aiutateci a recuperare la memoria perduta perché questi luoghi tornino a vivere! segue...

Risalita da Fiumicino a Roma

> La navigazione del Tevere da Fiumicino a Roma, quando il fiume era una via di commerci. segue...

Bonifica dell’agro romano

> Con la fine della seconda guerra mondiale, il decollo industriale e la migrazione verso le citta’, si chiude il capitolo della bonifica iniziato oltre duecento anni prima. L’eredita’ dei terreni prosciugati viene capitalizzata per nuove economie (abitative, turistiche, industriali, …) Nel frattempo nasce l’ecologia e con essa un ripensamento generale: alle paludi viene restituito “diritto di cittadinanza”, in quanto importanti custodi della diversita’ naturale  e attori strategici nella gestione dei regimi  idraulici. segue...

8 tappe in 444km

> Per una visione di insieme delle 8 tappe della Futura Ciclovia Tiberina consultare la pagina dedicata all'orientamento segue...

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere.

Per rimanere aggiornati, partecipare, proporre….. iscrivetevi ai social o date una occhiata alle ReginaNews con tutte le imprese feline. Non lasciateci soli! !

 

“Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume trema di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vortici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso boschi e villaggi.
E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo
sparire per sempre.
Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano
ma di diventare oceano”.

“Il fiume e l’oceano” Kahil Gibran


(la foce del Tevere, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

la Foce nelle Finisterre Tiberine
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