A fronte di cambiamenti climatici sempre più impattanti, i fiumi recuperano un ruolo e una centralità nei processi di adattamento e mitigazione che l’umanità è ora costretta a intraprendere.

 

SOS fiumi

All’interno dell’Operazione Patronus – racconti dal basso , dopo la pagina dedicata al fiume come progetto urbano,  riportiamo una sintesi del documento “SOS fiumi” redatto dal WWF  nel 2020. A fronte di cambiamenti climatici sempre più impattanti, i fiumi recuperano un ruolo e una centralità nei processi di adattamento e mitigazione che l’umanità è ora costretta a intraprendere.

Importanza degli ambienti ripariali

Le zone umide sono tra gli ambienti con la più alta biodiversità e lungo i fiumi vi sono diversi habitat acquatici di interesse comunitario. L’importanza di questi ambienti era molto chiara fin dall’antichità; i confini degli alvei, ad esempio, venivano indicati con termini centuriati, portanti l’iscrizione “flumen tantum” o “fluminisi lli tantum” e il terreno coinvolto diventava “locus exceptus”, cioè luogo bandito, proprietà dello Stato e che, se non boscato, doveva venire ricoperto di vegetazione naturale.

(sponde tiberine a Stimigliano, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

I boschi ripariali, le zone umide perifluviali e tutti quegli habitat appartenenti all’ecosistema fluviale sono di estrema importanza non solo per la grande biodiversità in essi presente, ma per i loro indispensabili e molteplici servizi ecosistemici.

Le zone umide perialveali, formate in genere dal divagare naturale dei fiumi, sono infatti estremamente importanti per la regolazione dei fenomeni idrogeologici per l’attenuazione delle piene dei fiumi. Le paludi lungo i corsi d’acqua, ad esempio, hanno un effetto “spugna”: raccolgono le acque durante le esondazioni, diluendo inquinanti, rallentando il deflusso delle acque e riducendo il rischio di alluvioni, restituendo, poi, al fiume, durante i periodi di magra, parte delle acque accumulate.

Sono importanti serbatoi per le falde acquifere e naturali “trappole per nutrienti”. La ricca e diversificata vegetazione delle zone umide conferisce a questi ambienti la capacità di assimilare nutrienti e la possibilità di creare condizioni favorevoli per la decomposizione microbica della sostanza organica: sono dei “depuratori naturali”.

Le foreste e i boschi ripariali costituisco  un’importante e delicata interfaccia tra l’ambiente acquatico e il territorio circostante. Si tratta di formazioni vegetali fortemente condizionate dal regime idrico dei fiumi o dei laghi lungo i quali si sviluppano. Contengono un’elevata e importante biodiversità e per questo molti sono tutelati dalla Direttiva “Habitat” (43/92/CEE).

La rete delle infrastrutture verdi penetra l’intero territorio creando continuità, funzionalità ed eliminando barriere e sprechi. La natura, non più ridotta a oggetto di consumo e di sola fruizione estetica, torna ad essere fornitore di risorse vitali ed equilibratore della stabilità e della sostenibilità globali.

Purtroppo l’elevato consumo del suolo e lo sfruttamento di ogni spazio possibile, legati poi al prevalere di una riduttiva e controproducente logica di gestione idraulica dei fiumi, hanno determinato l’attuale critica situazione: una diffusa e grave alterazione dei boschi ripariali lungo tutto il reticolo idrografico superficiale italiano. Completamente distrutti o ridotti ad esigue fasce, si assiste un po’ ovunque a una perdita di biodiversità.

(golena destra a Ponte Galeria, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

Manutenzione

La manutenzione è estremamente importante per garantire la funzionalità delle opere e le funzioni ecologiche di un territorio. Purtroppo nel reticolo idrografico superficiale vengono soprattutto svolte attività di gestione devastanti, con un approccio esclusivamente irriguo-idraulico di tipo tradizionale, volto a garantire solo la cosiddetta officiosità idraulica. Ma l’officiosità idraulica che si vuole mantenere non è quasi mai quella “naturale” perché è il risultato dell’artificializzazione dei corsi d’acqua, canalizzati da difese spondali (che ne hanno ristretto l’alveo), pennelli e traverse (che ne hanno alterato il trasporto solido e la morfologia). Interventi realizzati nell’ultimo secolo, in condizioni climatiche ed idrologiche che nel frattempo sono cambiate. E’ cambiato, ad esempio, il tempo di ritorno delle piene per le quali erano progettate le opere, ora vi sono eventi di piena diversi, più frequenti e con un impatto completamente diverso.

L’attuale devastante manutenzione, senza una ricalibratura degli alvei e il recupero di fasce di esondazione attraverso una rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, risulta pressoché inutile. I tagli devastanti di vegetazione riparia o l’attività frenetica delle draghe, non solo servono a poco o nulla, ma creano più problemi e spesso contribuiscono all’instabilità delle stesse opere lungo i fiumi (si veda anche i sempre più frequenti collassi di ponti)!

Soluzioni basate sulla natura

In contrapposizione alle attività di manutenzione a cui siamo abituati,  le “soluzioni basate sulla natura” sono ispirate ai processi naturali o direttamente legate al loro ripristino o alla loro conservazione. Essendo volte a favorire una risposta “naturale” del territorio, sono soluzioni importantissime anche per l’attenuazione dei sempre più frequenti eventi estremi (siccità o alluvioni) a cui siamo soggetti.

Questo tipo di approccio è in linea con i recenti orientamenti della Commissione Europea in materia di infrastrutture verdi, intese come reti di aree naturali e seminaturali pianificate a livello strategico con altri elementi ambientali, progettate e gestite in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici.

Le soluzioni basate sulla natura sono principalmente orientate alla gestione delle acque e all’approvvigionamento idrico  in modo da influire localmente, ma non solo, sul ciclo dell’acqua. Questo approccio si sta lentamente e progressivamente imponendo, anche se in Italia con molta fatica, su quello infrastrutturale tradizionale (realizzazione di bacini e invasi artificiali, canalizzazione corsi d’acqua…), soprattutto attraverso una fruizione più responsabile ed ecosostenibile delle risorse idriche basata, ad esempio, sul ripristino di zone umide o sulla loro nuova realizzazione (anche in contesti urbani), sul miglioramento delle condizioni di umidità del suolo e su una più efficiente ricarica delle falde.

(la diga di Corbara, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

La drammatica situazione italiana potrebbe essere un’occasione per ripensare la gestione dei corsi d’acqua secondo la normativa internazionale e nazionale ormai consolidata, volta a garantire tutti i servizi ecosistemici che può “offrire” un corso d’acqua, naturale o artificiale che sia.

C’è ormai una consapevolezza consolidata, anche in molti atti tecnici, della complessità delle problematiche di gestione e dei diversi servizi ecosistemici degli ambienti ripari e della necessità di pianificare in modo mirato qualsiasi intervento di cui si deve tener conto. E’ importante ed urgente affrontare la tutela e gestione di ecosistemi complessi, come quelli fluviali, in modo interdisciplinare, “contaminandosi” tra le diverse discipline. E’ indispensabile che biologi, geologi, geomorfologi siano coinvolti attivamente e lavorino insieme a ingegneri idraulici ed agli agronomi.

Non è più possibile gestire un ambiente o un territorio prevalentemente in funzione di una solo esigenza, è indispensabile un approccio che consenta di “leggere” la complessità ecosistemica per favorire un equilibrato uso plurimo della risorsa idrica. La necessità di ripensare la manutenzione dei corsi d’acqua, naturali e artificiali, è divenuta più urgente che mai perché i cambiamenti climatici hanno ulteriormente messo in crisi un sistema che  è già estremamente vulnerabile. L’adattamento ai cambiamenti climatici può e deve iniziare proprio lungo i fiumi.

Documento WWF

In questo dossier il WWF Italia documenta e denuncia il diffuso e indiscriminato attacco “legalizzato” ai nostri fiumi. Un po’ ovunque, infatti, continuano a essere autorizzati dalle Regioni interventi di taglio indiscriminato della vegetazione ripariale o di dragaggio degli alvei con la scusa di renderli più sicuri. Azioni in aperto contrasto con le direttive europee ma anche con la recente “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030″ che sottolinea l’importanza di mantenere il buono stato ecologico dei corsi d’acqua. (dal documento ufficiale)

Extra

La fascia riparia

(testo di Salvatore De Bonis dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Lazio, estratto dalla newsletter del CdF Tevere CastelGiubileo-Foce)

La “fascia riparia” identifica le formazioni vegetali perifluviali, tra l’alveo attivo e il terrazzo, che vanno dalle erbacee “pioniere di greto” a quelle arboree come saliceti e pioppeti. La fascia ripariale è quindi un ecotono, che in ecologia identifica una zona di transizione tra due ecosistemi; nel caso di ecotono fluviale tra ecosistema acquatico e quello terrestre.

La fascia riparia svolge molteplici funzioni:

  • contribuisce con i cicli biogeochimici al disinquinamento delle acque, assorbe, trasforma e trattiene le principali sostanze chimiche inquinanti (nutrienti in primis e prodotti fitosanitari poi) provenienti dalle attività agricole;
  • contrasta l’erosione del suolo e delle sponde, creando allo stesso tempo, una varietà di habitat che difendono la biodiversità;
  • rallenta la velocità dei flussi quando questi aumentano per le piene.

Queste fasce sono di particolare rilevanza per le aree urbane e periurbane in quanto vere e propri corridoi ecologici.

L’art. 11 del Codice dell’Ambiente regolamenta la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici e prescrive alle Regioni di disciplinarne gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi. Al fine di mantenere e proteggere le fasce ripariali, la norma prescrive la concessione delle aree demaniali per la costituzione di riserve naturali, parchi fluviali e per la progettazione di interventi di ripristino e recupero ambientale.

Nel Lazio, come nel resto della Penisola, tuttavia, le fasce riparie sono spesso soggette a tagli e gestioni per nulla attente al ruolo ecologico e funzionale di questi ecotoni che fanno da tampone tra i corpi idrici e gli ecosistemi terrestri circostanti. Infatti, è spesso scarsamente presa in considerazione la biodiversità, e al primo posto della scala decisionale si incorre in una politica di “pulizia totale” che si appella ad un concetto, ormai ampiamente superato, di sicurezza fluviale che purtroppo per la grande maggior parte dei casi ha poco a che vedere con la reale portata dei corpi idrici in esame.

(i drastici interventi di bonifica a Eur Decima, da ReginaAnimata capitolo 10)

Tutto questo operare volto alla pulizia forzata e, ad un certo punto, ad una vera e propria banalizzazione degli ecotoni ripari, porta ad un impoverimento drastico della biodiversità. Inoltre, nel 2021 dovrebbe essere cosa nota che diminuendo drasticamente la scabrezza delle sponde e soprattutto rettificando si aumenta esponenzialmente la velocità dei flussi, amplificando così in modo drastico il potere dirompente delle acque, creando danno lì dove la natura con il suo corso avrebbe equilibrato.

Il trattamento di queste aree così fragili richiede altresì un approccio integrato tra discipline ambientali, del paesaggio, infatti le aree ripariali ben gestite possono essere riconvertite in risorse per la collettività, aumentando la fruibilità delle stesse per la comunità.

Parco nazionale del Tevere

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Reticolo idrografico italiano ISPRA

Il Reticolo Idrografico Nazionale è una cartografia vettoriale dei corsi d’acqua italiani a scala nazionale 1:250.000 corredata da una base dati contenente gli attributi idrologici caratteristici di ciascun arco del reticolo idrografico. (ISPRA, SINAnet)

Qua la zampa

>Le Terre della Regina invocano la partecipazione di tutti noi. Condividete le vostre visioni, seguiteci nelle giornate in calendario, aiutateci a portare avanti i progetti di recupero e diffusione della futura Regina Ciclovia Fluviale, il percorso verde lungo il Tevere.

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(MonteMolino a Todi, lungo la III tappa, dalla collezione fotosferica Mappatevere360 )

 

“la smania di mangiare divampa furiosa
e domina la gola insaziabile, le viscere in fiamme.
Non può attendere: ciò che produce il mare, la terra, il cielo,
tutto esige e davanti a tavole imbandite geme per inedia,
fra le vivande chiede vivande, e ciò che a intere città,
a un popolo intero potrebbe bastare, a lui, un uomo, non basta:
quanto più ingurgita nel ventre, tanto più lui brama.
Come il mare assorbe i fiumi di tutto il mondo, senza mai saziarsi
d’acqua, e assimila anche le correnti dei luoghi più lontani;
come il fuoco nell’ingordigia sua non rifiuta alimento alcuno”

(Le Metamorfosi, Ovidio)

SOS Fiumi
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